Perché ora Facebook è una media company (e ci farà leggere quello che vuole)

Ok, un conto è la guerra alle bufale, ma così Facebook sta creando le condizioni per diventare “il giornale dei giornali”. E se inizia a pagare testate e autori può diventare davvero un problema

Avevano inventato le frequenze radio, e poi si è finiti per trasmetterci anche musica e notiziari. Avevano inventato l’uranio per generare energia, e poi si è finiti per farne anche la bomba atomica. Avevano inventato il cellulare, e poi si è finiti a fare di tutto (andare su internet, giochi, ecc) tranne che telefonare. Cambiano le epoche, cambiano i protagonisti, e cambia l’uso che facciamo dell’innovazione ogni giorno.

Quando nel 1998 due studenti di Standford avevano scritto un algoritmo per un nuovo motore di ricerca esistevano già Yahoo!, Lycos e Altavista. Eppure oggi Google è il sito più visitato al mondo, ma soprattutto un colosso che fattura quasi 100 miliardi l’anno, per capirci: un terzo in meno del principale fornitore di energia elettrica degli Usa.

Il senso di questa ampia e necessaria premessa è molto semplice, anzi, forse addirittura banale. Chiediamoci – senza timore di risultare retorici – perché (e come) oggi al centro del dibattito su bufale, veridicità delle notizie e qualità del giornalismo non ci siano i direttori del Guardian o del New York Times ma il signor Mark Zuckerberg, l’ex studente che, quando già esistevano piattaforme come MySpace (o Badoo, o Netlog), aveva lasciato Harvard dopo aver fondato “l’ennesimo” social network: Facebook.

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Newsfeed, il motore segreto di Facebook

Facebook oggi non è più solo un social network, così come Google non è più solo un motore di ricerca, Microsoft non è più solo una software house, eccetera. Da anni tra addetti ai lavori si discute se l’azienda di Zuck possa essere considerata o meno una media company, un editore, visto che sostanzialmente “decide” cosa farci leggere. O meglio, cosa farci leggere e prima di cos’altro. Cosa va su e cosa va giù. E’ quel il meccanismo alla base del “motore” che fa girare le nostre Home di Facebook: il Newsfeed, il mega algoritmo che “legge” le nostre abitudini, i nostri gusti, le nostre interazioni, e in base a questi costruisce giorno per giorno, minuto per minuto, secondo per secondo, le prime pagine dei suoi 2 miliardi di utenti nel mondo.

La nuova divisione News e il “Facebook journalism project”

Quello stesso Newsfeed che, da quest’anno, inizierà anche a “scegliere” cosa farci vedere. Sì, a scegliere, ad applicare discrezionalità e non più solo algoritmi intelligenti cui era stato di fatto demandato dal social il vecchio lavoro di gatekeeping (selezione e gerarchizzazione delle notizie). O meglio, non più solo quelli. Ma un ancora non meglio definito e definibile team selezionato tra grandi editori e giornalisti. La “Third-party verification” che si dedicherà al fact checking delle milioni, miliardi di notizie che vengono condivise ogni giorno sulla piattaforma.

Cambpell Bwown è il nuovo capo della divisione News di Facebook

Cambpell Bwown è il nuovo capo della divisione News di Facebook

Della nuova “crociata” di Facebook contro le bufale, e dei conseguenti pericoli che stanno dietro questa operazione, abbiamo già accennato. Adesso Zuckerberg sta iniziando a disegnare il suo campo di battaglia e a schierare i soldatini. Ha creato una nuova divisione News, assumendo e mettendone a capo Cambpell Bwown, giornalista e anchorwoman di Cnn e Nbc, e lancia ufficialmente il Facebook journalism project, con l’obiettivo, scrive la trentenne responsabile del progetto Fidji Simo, di promuovere «un ecosistema sano per il giornalismo e l’informazione», investendo in progetti che promuovano «l’alfabetizzazione alle notizie». Tradotto: il primo passo del nuovo progetto di Facebook sarà “educare” gli utenti, aiutandoli nella scelta di fonti «credibili e affidabili». Per farlo, l’azienda di Palo Alto collaborerà anche con Università e centri di ricerca, finanziandone le attività di supporto.

E poi, i veri protagonisti/destinatari del progetto: giornali e giornalisti. Guide, tool e Api per gli sviluppatori (probabilmente simili a quanto fatto per gli Istant Articles), corsi in elearning e linee guida per giornalisti ed editori per l’ottimizzazione dei contenuti, report e strumenti di analytics e insights (come CrowdTangle).

Così Facebook, giornalisti e giornali diventano soci in affari

Ma non si tratta solo di una nuova sezione della piattaforma. E sarebbe un grave errore sottovalutarne la portata. Il nuovo programma, infatti, porterà Facebook a stringere un legame sempre più forte con il mondo dell’informazione. Il rischio, non molto lontano, è che quelle stesse “terze parti”, quei giornalisti ed editori che dovrebbero vigilare imparzialmente sui contenuti pubblicati, diventando partners finirebbero di fatto col generare commistione tra controllori e controllati, tale da mettere davvero in discussione un principio fondamentale quale la libertà d’informazione.

In parte sta già accadendo: la piattaforma, infatti, non solo includerà quotidiani e media sin da subito nel progetto, ma promette di aiutarli a generare entrate, ad esempio dai video che pubblicheranno su Facebook. La responsabile del progetto, infatti, ha fatto sapere che è impegnata per cercare nuovi modi per aumentare i guadagni dei giornali che propongono i loro contenuti sulla piattaforma, come ad esempio interruzioni pubblicitarie, dividendone poi con questi i ricavi. E nel post che annuncia l’iniziativa si fa riferimento chiaro non solo all’erogazione dei contenuti ma alla sperimentazione di nuovi modelli di business, lavorando insieme ai partner editoriali per trovare nuove e diverse modalità di monetizzazione nella erogazione dei contenuti. Insomma, Facebook toglie, Facebook dà.

Sponsor del Festival del giornalismo di Perugia

E nella partita di Facebook sul futuro dell’informazione nell’era digitale ci sarà anche l’Italia. Lo scorso dicembre, infatti, è stata annunciata la partnership con il Festival internazionale del giornalismo di Perugia, del quale l’azienda di Zuckerberg sarà main sponsor quest’anno. «Il festival è riconosciuto come una delle conferenze sull’informazione più influenti e di forte impatto – aveva scritto Aine Kerr, manager di Facebook per le partnership giornalistiche – fornendo un luogo dove i giornalisti, leader di pensiero e innovatori possono convergere per imparare, ascoltare e pianificare». Annunciando la presenza al Festival addirittura del boss del team Newsfeed di Facebook, Adam Mosseri.

Aldo V. Pecora
@aldopecora

Un Commento a “Perché ora Facebook è una media company (e ci farà leggere quello che vuole)”

  1. AndyT

    Eppure continuo a pensare che se le Presidenziali USA avessero avuto un esito diverso, Facebook e soci non sarebbero qui a “stracciarsi le vesti” – in fin dei conti, il fenomeno fake news non è affatto nuovo: anche Barack Obama ha subito la sua buona dose di attacchi infondati – dall’accusa di fondamentalismo islamico alla diatriba sul suo luogo di nascita…

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