Se Trump è alla Casa Bianca non è merito delle bufale sul web, dice questo studio di Stanford

Secondo una ricerca condotta da due economisti della Stanford University e della New York University, le bufale condivise sui social nel periodo pre-elettorale non sono state decisive nell’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca: le persone nemmeno le ricordavano

Nel giorno in cui Donald Trump diventa ufficialmente il 45esimo presidente degli Stati Uniti, ancora non si è placato il dibattito sulle fake news e la cosiddetta post-verità (parola dell’anno 2016) che avrebbe favorito la sua vittoria ai seggi. Se in molti hanno additato i social network, soprattutto Facebook, di aver divulgato a macchia d’olio bufale e storie inventate di sana pianta con l’intento specifico di gettare fango su Clinton, in questi giorni uno studio portato avanti dagli economisti Matthew Gentzkow della Stanford University e Hunt Allcott della New York University rimescola le carte. Sebbene Facebook abbia avuto un ruolo indubbio nell’informazione degli americani prima delle elezioni, le notizie false che hanno girato nel periodo pre-elettorale non sono state le dirette responsabili dell’esito del voto, per due ragioni: prima di tutto perché le persone hanno dimostrato di dimenticarsi molto facilmente delle storie fantasiose che leggevano. In secondo luogo perché i social non sono la principale fonte di informazione degli americani.  

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Lo studio di Stanford e NYU

Lo studio Social Media and Fake News in the 2016 Election, portato avanti dai professori di Stanford e della NYU ha l’obiettivo di misurare l’impatto delle fake news sulle persone, rispondendo ad alcune domande: qual è il livello di credibilità delle news su Facebook agli occhi di un elettore americano?

Quante persone si ricordano una specifica notizia su Clinton o Trump?

E infine: qual è il confronto tra il potere di persuasione dei social media rispetto a quello dei media tradizionali come la televisione? I dati sono stati raccolti online: oltre 1200 cittadini americani adulti hanno risposto al questionario nel mese di novembre, dopo l’elezione. Chi accettava di partecipare al sondaggio doveva dare i propri dati anagrafici e la tipologia di affiliazione politica, fare un test su alcuni titoli di giornali e segnalare la propria fonte principale di informazioni sulle elezioni del 2016.

Distinguere un fatto da una bufala

Gli intervistati si trovavano di fronte a una quindicina di titoli di apparenti news, metà su Clinton e l’altra metà riguardanti Trump. Le notizie erano un mix di bufale dichiarate, fatti veri e altre news mai riportate sui social confezionate per il sondaggio. Tra le storie vere c’era la frase di Trump che diceva che non avrebbe mai concesso la vittoria se avesse perso e il commento di Clinton che chiamò i supporters dell’avversario “basket of deplorables”. Tra le bufale c’era l’endorsement del Papa a Trump e la notizia che l’FBI aveva scoperto un giro di pedofili nella Clinton Foundation.

Le persone dimenticano le fake news

Agli intervistati è stato quindi richiesto di dichiarare se i titoli gli ricordavano news apparse o discusse nel periodo pre-elettorale e se ci avevano creduto. Dalle risposte è emerso che gli intervistati facevano una gran confusione tra le notizie false e quelle che non erano mai apparse sui social, cioè le notizie scritte apposta per il questionario. In molti, invece, ricordavano le storie vere. Gli autori hanno notato che le notizie inventate a favore di Trump avevano molte più condivisioni di quelle pro-Hillary: oltre 30 milioni di condivisioni per le prime, circa 7,6 milioni per le seconde. Ma evidentemente non hanno funzionato, perché le persone non le hanno percepite come una fonte di informazione alla stregua dei telegiornali. Facendo un calcolo, e considerando quante volte le bufale sono state condivise online, i ricercatori hanno scoperto che l’americano medio si è ricordato 0,9 storie finte pro-Trump e 0,2 storie finte pro-Clinton. Praticamente, niente.

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TV batte social media, dice il Pew

D’altra parte meno del 14% degli intervistati ha indicato i social media come la propria fonte principale di informazione mentre circa il 15% ha dichiarato di informarsi principalmente dal web.

La maggioranza, il 57%, si affida invece alla televisione, con la fetta restante divisa tra carta stampata e radio.

Un sondaggio condotto dal Pew Research Center conferma questi dati. L’istituto ha chiesto, nel periodo dal 29 novembre al 12 dicembre 2016, a oltre 4 mila cittadini di indicare la principale fonte di informazioni sull’elezione presidenziale. Gli americani che hanno votato per Trump hanno risposto in gran parte Fox News, indicata dal 40% degli intervistati (solo l’8% ha risposto CNN). Gli elettori di Clinton, invece, hanno sottoscritto una varietà di fonti (MSNBC, Facebook, televisioni locali), e nessuna di queste ha superato la fetta del 20% (il New York Times ha raggiunto il 5% e la CBS il  9%). Solo un intervistato su 10 di entrambi i candidati ha indicato Facebook come fonte principale di informazioni, decretando la vittoria dei network televisivi sul web.

@carlottabalena

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