Alessio Nisi

Alessio Nisi

Mar 17, 2017, 6:30am

Alessio Nisi

Alessio Nisi

Mar 17, 2017, 6:30am

La startup, H-Farm, il Siri del turismo. Mirko Lalli racconta passato e futuro di Travel Appeal

A pochi giorni dalla chiusura del round da 720K, abbiamo incontrato il ceo e founder della startup che monitora e analizza in tempo reale i dati online del turismo

Un aumento di capitale di 720 mila euro con una valutazione post money di 6 milioni di euro. «Un gioiellino» l’ha definito Riccardo Donadon, ceo e ad di H-Farm, che in Travel Appeal ha una partecipazione del 25%. Travel Appeal ha una sede proprio a Roncade e una a Firenze.

La notizia del round e della valutazione inizia a circolare mentre sono in treno, diretto alla Demo Night di H-Farm, il momento in cui startup e progetti innovativi (in quel caso Food e Iot) si presentano agli investitori. A quel punto diventa chiaro che gli obiettivi sono due. Uno si chiama Mirko Lalli, founder e ceo della startup che monitora e analizza in tempo reale i dati online del turismo. Lui e il suo team hanno una postazione (ma non pensate a sedie e scrivanie) in una costruzione in legno che affaccia sui campi perfettamente integrata nel contesto. No, invece, no. Trovo Mirko Lalli, insieme a Mario Romanelli (business developer, head of sales), nel ristorante. Tra una Coca-Cola, microfoni e telecamere accese, ecco cosa ha detto a StartupItalia! Non prima di aver ricordato, proprio Mirko che «tre anni fa eravamo sempre qui, ma c’erano appena sei persone. Avevamo solo l’idea di fare qualcosa legato ai dati del turismo. Poi siamo partiti».

Travel Appeal

Mirko Lalli con Mario Romanelli, rispettivamente ceo e founder e business developer di Travel Appeal

 

Lalli, un round da 720K e una valutazione da 6 milioni di euro. Un lavoro di tre anni.

«Abbiamo cambiato tanto nel corso di questi tre anni. Siamo partiti con l’idea di dare un valore e una valutazione ai territori. Una cosa impossibile da fare subito. Ci siamo spostati sugli hotel. I primi dati che abbiamo raccolto sono stati quelli dell’ospitalità (alberghiera ed extra-alberghiera). Poi abbiamo aggiunto i dati dei ristoranti, dei musei, dei mezzi di trasporto».

I dati sono al centro della vostra attività.

«Raccogliamo i dati legati alla sfera della percezione (recensioni, fotografie, commenti) e a quella della comunicazione (dal sito Internet ai canali social). Abbiamo sviluppato una serie di algoritmi che valutano sia le singole strutture, sia i dati aggregati».

Che ne fate di questi dati?

«Facciamo report, ma soprattutto sviluppiamo applicazioni specifiche per ogni singola categoria (albergatori, ristoratori, musei) o per territori (con una visione aggregata). Un vero e proprio cruscotto, da cui si vede come sei percepito, come si parla di te, quali sono le tue criticità».

E l’intelligenza artificiale?

«Ti aiuta a interpretare i dati, suggerendoti cosa fare».

Le risorse raccolte nel round vi aiuteranno in questa direzione?

«Vogliamo potenziare la tecnologia dell’intelligenza artificiale. Nel resto del mondo le startup che se ne occupano stanno raccogliendo tanti soldi.

Ho in mente un’idea: azzerare quasi l’interfaccia. Non vorrei più una dashboard, ma una sorta di Siri del travel.

E il mercato estero?

«Come dati abbiamo coperto tutto il Paese e i nostri clienti sono per il 90% in Italia. Alcuni clienti all’estero ci hanno “scoperto” on line. Vogliamo fare di più. Ho già in testa il percorso: primo step in Uk (dobbiamo capire anche quello che succede con la Brexit), secondo in Germania, terzo in Spagna, poi la Francia. E poi gli Stati Uniti.

Quanto pesa la Brexit?

«Qualsiasi restrizione agli spostamenti genera ansia e confusione. Non è un buon segnale. La Brexit però a breve termine non è una minaccia. Se dovesse concretizzarsi anziché in Uk ci spostiamo in Irlanda e a Dublino: legislazione favorevole, costi abbordabili. E’ la porta per gli Stati Uniti».

Siete una startup valutata 6 milioni di euro.

«La valutazione di una startup è un argomento molto spinoso. Dipende da quanto fatturi, dalle metriche e, comunque, è sempre un negoziazione con gli investitori. Nel caso di Travel Appel è stata una valutazione molto plain».

Quanto avete fatturato nel 2016?

«Abbiamo chiuso il 2016 con 600 mila euro di fatturato ricorrente (da prodotti, abbonamenti). E’ prassi valutare il fatturato di una startup il 10x del fatturato ricorrente. Parliamo di una valutazione prudenziale, europea. Negli Stati Uniti il modello è decisamente un altro»

Il next step.

«Il nostro obiettivo minimo è raddoppiare il fatturato e chiudere un round all’estero da 10 milioni».

Travel Appeal

La casa di Travel Appeal a H-Farm

Travel Appeal è cresciuta, maturata (e partecipata) a H-Farm.

«H-Farm ti inserisce in un network di relazioni e, soprattutto all’inizio, ti dà solidità. Se non fossi passato per H-Farm sarebbe stato tutto molto più complicato».

Nel corso della Demo Night le startup si presentano agli investitori. Vuoi dargli un consiglio?

«Sì, iniziate a vendere e fatturare il prima possibile. Fuori dall’Italia le fasi di funding sono molto più snelle, si riescono a raccogliere molti più soldi se dimostri di avere metriche adeguate. In Italia è molto più faticoso: gli investitori sono rari ed è difficile anche parlarci, hanno metriche di giudizio particolari. Facile quindi per una startup italiana trovarsi con poca cassa e pochi soldi. E’ una delle criticità delle startup italiane».