Massimo Fellini

Massimo Fellini

19 maggio 2017

 

Technology Forum 2017, “The next revolution”: dove va l’innovazione italiana?

In occasione dell’appuntamento annuale di The European House Ambrosetti è stata presentata un’analisi redatta coinvolgendo gli attori chiave di ogni ecosistema per l’innovazione su finanza, ricerca, impresa e istituzioni

Vi sorprende scoprire che i nostri ricercatori sono i migliori al mondo per numero di citazioni e per produttività delle ricerche? Sapete che nel 2016 l’Italia ha guadagnato 20 posizioni per quel che riguarda incentivi fiscali a supporto dell’innovazione? Eppure quando si parla di investimenti (pubblici e privati)  e progressi su larga scala, il nostro paese fatica ad affermarsi nel contesto internazionale. E questo è un grosso problema perché gli studi confermano chiaramente la relazione diretta tra livelli di innovazione, produttività del lavoro e crescita del prodotto interno lordo.

Le ricerche del Technology Forum : report innotech 2017 

Se ne è parlato al Technology Forum 2017 l’appuntamento annuale organizzato da The European House Ambrosetti per riepilogare la situazione del “sistema paese” Italia, elaborare un quadro ragionato ed analitico, stabilire le priorità per l’immediato futuro. Giunto alla sesta edizione quest’anno il Forum si è tenuto negli spazi di Superstudiopiù a Milano, con il titolo ‘The Next Revolution’: capire esattamente dove si posiziona il nostro paese tra i più importanti player mondiali dello sviluppo e della ricerca. Gli strumenti di analisi dai quali partire è il Report InnoTech 2017, con l’aggiornamento dell’Ambrosetti Innosystem Index e dell’Ambrosetti Regional Innosystem Index, che misurano la performance dell’Italia e delle sue regioni nel confronto internazionale, e la Survey sulle tendenze dell’ecosistema dell’innovazione in Italia.

Open Innovation, Industria 4.0 e futuro del lavoro 

The “Next Revolution” descrive il cambiamento in atto, i paradigmi della produzione e del consumo, come esito principale dell’impatto della tecnologia, ne indaga gli effetti sull’organizzazione della società e del lavoro cercando nuovi fattori di crescita. Il tema è stato approfondito attraverso gli interventi di quasi trenta relatori italiani e internazionali, secondo le tre declinazioni fondamentali, Open Innovation, Industria 4.0 e Futuro del Lavoro, individuate dalla Community Innovazione e Tecnologia di The European House-Ambrosetti, composta da imprenditori e responsabili d’impresa.

Perché parlare di innovazione oggi? 

Tutti i ragionamento e i numeri del Forum partono da una domanda semplice ma fondamentale: perché parlare di innovazione? La risposta è semplice, pur implicando dinamiche complesse. Chi innova cresce e dove si cresce si vive meglio. Elevate performance in ricerca e innovazione sono associate a tassi di crescita elevati. I paesi che hanno capito l’importanza del circolo virtuoso innovazione-produttività-crescita, sono quelli più competitivi nel lungo periodo e più resilienti alle crisi.

“Abbiamo mappato 16 paesi, compilando 27 indicatori multipli, per un totale di 4.500 osservazioni. I dati confermano la relazione positiva diretta tra investimenti in ricerca e sviluppo, crescita del fatturato, dei profitti e degli occupati” – ha commentato Valerio De Molli, Amministratore Delegato The European House – Ambrosetti, aprendo i lavori del Forum, illustrando i dati derivanti dalla mappatura dei più importanti ecosistemi internazionali -. Le ricerche confermano il netto miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia della produttività se si investe nell’innovazione. Per quel che riguarda l’Italia, nonostante alcuni dati positivi (a marzo un export record ammontante a 108 miliardi di euro), facciamo fatica ad affermarci tra i migliori ecosistemi presi in rassegna. La quota complessiva di investimenti pubblici e privati si sta contraendo, così come quelli dei venture capital sono ancora troppo bassi. Dobbiamo invertire la tendenza di questi trend”.

L’Italia oggi investe l’1,3% del proprio PIL in ricerca e sviluppo, mentre i più generosi al mondo sono Israele (4,3%) e Core del Sud (4,2%). L’Europa si è data come obiettivo un ambizioso 3% medio, entro il 2020. Un ulteriore elemento a supporto del ruolo positivo degli investimenti in innovazione nella crescita economica delle imprese, è fornito da confronto tra la crescita del fatturato totale delle imprese manifatturiere che investono di più, e la crescita del fatturato dell’intero comparto manifatturiero: a fronte di una leggera crescita del fatturato del comparto manifatturiero (+2%) nel triennio 2012-2015, infatti, si è assistito nello stesso periodo ad una crescita del fatturato aggregato delle imprese manifatturiere “top spender” di gran lunga superiore, fino ad arrivare al 16%.

I risultati: alcuni messaggi significativi 

Tra i tantissimi e utilissimi numeri sintetizzati dalle varie survey, ne proponiamo alcuni significativi tratti Innosystem Index, elaborati su paesi ad alta performance innovativa, più l’Italia: Canada, Cile, Corea del Sud, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Israele, Regno Unito, Singapore, Svezia, Svizzera, Stati Uniti, Estonia, Spagna, più l’Italia.

Parlando di ecosistemi mappati in termini di efficacia innovativa, inerenti la produzione di nuove idee e del loro impatto (numero di brevetti su 1.000 abitanti, esportazioni nel settore ad alta intensità in ricerca e sviluppo e numero di citazioni per 1.000 ricercatori), il podio è caratterizzato dalla predominanza asiatica con Singapore e Corea del Sud ai primi posti, seguiti dalla Svizzera. Italia e Cile occupano le ultime due posizioni. Sempre i paesi asiatici hanno la più alta propensione alla brevettazione, Corea del Sud e Giappone, ad esempio, depositano mediamente 5,7 e 4,1 brevetti per migliaia di abitati in età attiva. L’Italia non raggiunge l’unità (0,24).

Export, Singapore in testa

L’export dei settori ad alta intensità in ricerca e sviluppo rappresenta più del 30% delle esportazioni in Singapore, Israele, e Svizzera, mentre in Italia resta sotto il 10%. Per quel che riguarda il capitale umano, ovvero le risorse qualificate per svolgere attività di ricerca e sviluppo, anche in questo caso Singapore ottiene il punteggio migliore, seguito da Germania e Israele; purtroppo Italia e Cile sono i meno performanti. Sempre Singapore detiene il maggior numero di laureati in materie tecnico e scientifiche, quasi un quarto del totale. L’Italia è a quota 7,9%, allineata alla Svezia, mentre in Cile e Giappone ottengono i risultati peggiori col 5%.

Quando parliamo di risorse finanziarie a supporto dell’innovazione (investimenti pubblici e privati, e lo sviluppo del mercato dei capitali di rischio, Venture Capital) la Corea del Sud ottiene il risultato migliore e gli Stati Uniti hanno il maggior livello di sviluppo di Venture Capital, seguiti da Regno Unito, Canada Singapore e Giappone. L’Italia e la Finlandia registrano invece i maggiori ritardi.

In tutti i paesi analizzati gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo sono inferiori all’1% del PIL, mentre per quelli privati la situazione è molto diversificata: Israele e Corea del Sud hanno investito un valore pari al 3%, Italia, Spagna e Cile un valore inferiore all’1%. Inoltre nel nostro paese investimenti pubblici e privati sono bilanciati, rispettivamente dello 0,59% e 0,74%.

Innovazione, la situazione in Italia

Per quel che riguardala capacità di proteggere l’innovazione prodotta e di trasformare le idee innovative in realtà di business, gli Stati Uniti occupano il primo posto, seguiti da Singapore e Regno Unito. L’Italia registra il punteggio più basso. L’imprenditorialità trova la sua massima realizzazione negli Stati Uniti dove mediamente sono state create 35,57 imprese per 1.000 abitanti. In tutti gli altri paesi le nuove imprese non arrivano a 15.

L’ultimo dato misura la capacità attrattiva di un paese per investimenti e nuovi talenti, capaci di stimolare sinergie collaborative con le università e le imprese: Svizzera, Regno Unito e Israele ottengono i punteggi più alti. Svezia Cile, Italia e Giappone chiudono la classifica. La Germania conferma il forte legame tra il mondo accademico e le imprese con il 14% della quota di ricerca e sviluppo nei programmi di dottorato finanziata dall’industria. L’Italia chiude la classifica con appena l’1,3%. Infine Regno Unito e Singapore sono i paesi che più di altri riescono ad attrarre studenti universitari stranieri, con tassi di mobilità netti superiori al 10%. In quest’ultima classifica L’Italia si posiziona circa a metà.

Focus sulle startup italiane

Il nostro paese ha fatto grossi passi avanti dopo il decreto legge 179/2012 al punto che la legislazione italiana è un esempio per tanti altri paese europei.  Fine marzo 2017 il numero delle startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese ammonta a 6.880, ossia lo 0.43% delle 1,6 milioni di società di capitali attive in Italia. A livello geografico la Lombardia si conferma la regione italiana con il maggior numero di startup  innovative (1.596, pari al 23% del totale) seguita da Emilia-Romagna (11%), Lazio (9,5%), Veneto (8,7%) e Campania, prima regione del mezzogiorno con 471 startup (6,8%).

 

 

 

 

 

 

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