Aldo Benassi

Aldo Benassi

Giu 18, 2017

Pharmecure il delivery dei medicinali creato da un team di studenti

La startup lanciata da sei ragazzi dell'Università di Torino. "Vogliamo offrire un servizio di assistenza per chi non può andare da solo in farmacia"

La storia di Pharmecure inizia quando Edoardo Marchetti, studente di medicina classe 1993, si è accorto che la nonna aveva finito le pasticche per la pressione. “Era di domenica, la farmacia di Corio (TO) in cui sono andato era affollata e la mia auto era quasi in riserva. Così mi sono chiesto come si poteva aiutare chi aveva bisogno di acquistare dei farmaci non avendo la possibilità di recarsi in farmacia”.

Com’è nata Pharmecure

Il cammino di Pharmecure è iniziato nel dicembre del 2016 presso lo Startup Creation Lab dell’Università di Torino, un percorso di formazione per lo sviluppo di startup guidato dal professor Dario Peirone.

“La prima fase di questo laboratorio era composta da 130 candidati, da cui ne sono stati selezionati 30 e poi scesi a 15 per la votazione finale, tra cui quella di Edoardo”, spiega Maurizio Campia, ventunenne studente di economia e CEO di Pharmercure, “Insieme a Edoardo, Sara Solaro (20 anni, studentessa di biotecnologie e CMO), Thomas Pullin (21 anni, Communication Manager e studente di economia e statistica), Federico Mecca (22 anni, CFO e studente di economia) e Manuel Balma (26 anni, studente di giurisprudenza, Legal e CCO) abbiamo avuto la fortuna di trovarci subito e formare un team in cui tutti hanno contribuito allo sviluppo del progetto in maniera coerente e competente, garantendo il necessario equilibrio per poter andare avanti”.

 

Il delivery dei medicinali

Il modello di business è ripreso dal food delivering ma con una fondamentale differenza: “Vogliamo creare un ponte tra le farmacie e i clienti offrendo un servizio che garantisca dei vantaggi ad entrambi”, spiega Campia. “Attualmente le farmacie fanno servizio di consegna solo per quelli più abituali e in maniera gratuita sostenendo comunque una spesa”.

La fase di test operativa inizierà a breve partendo da Asti e sarà condotta da Campia e Solaro, oltre a un fattorino già individuato in precedenza: “Partiamo da Asti perché due componenti del team abitano qui e abbiamo sviluppato un rapporto con alcune farmacie. Crediamo inoltre che un piccolo centro possa avere dei benefici anche a livello sociale da Pharmercure, ma non cerchiamo fatturato al momento, vogliamo principalmente capire quanto interesse suscita la nostra piattaforma”. Al momento gli ordini vengono ricevuti tramite WhatsApp, ma presto saranno disponibili sito e app, la cui realizzazione verrà finanziata attraverso il crowdfunding seguito da Tip Ventures.

 

Fattorini ed ecosostenibilità

Da Pharmecure massima attenzione anche riguardo il tema dell’ecosostenibilità: “Non vogliamo fare solo consegne in bici, ma anche con auto ad impatto zero. Per questo stiamo cercando una collaborazione con un servizio di car sharing elettrico di Torino che ci permetterebbe di servire la città senza gravare ulteriormente sull’inquinamento”, spiega Marchetti. Un’altra collaborazione importante sarà quella con una startup di Roma che fornirà un software con cui sarà possibile la ricerca del farmaco adatto sul sito partendo dal sintomo.

Fondamentale poi il ruolo dei fattorini: “Stiamo lavorando alla definizione della tipologia di contratto per quelli che saranno i nostri dipendenti, pensiamo a una forma di Co.Co.Co in cui il guadagno della consegna sia integrato da un’altra base”, racconta Balma. “Noi abbiamo tutta l’intenzione di curarci dei nostri fattorini perché non svolgono solo un servizio economico, ma anche sociale. Dovranno riportare i consigli del farmacista sulla posologia e leggere con il cliente il foglietto illustrativo, tra le altre cose”, aggiunge Campia. “Vorremo strutturare un programma di mini formazione per i fattorini, coinvolgendo gli studenti di tutte quelle facoltà scientifiche che avrebbero la possibilità di svolgere un lavoro temporaneo più afferente al proprio percorso di studi che potrà valere come esperienza da inserire nel curriculum”, conclude Marchetti.