Sara Riboldi

Sara Riboldi

Lug 5, 2017

Gli italiani preferiscono la TV. I video online? Sì, ma gratuiti. Il punto con Guido Argieri (Doxa)

In Italia la televisione è ancora protagonista ma si sta sviluppando l’uso di Internet come mezzo alternativo per guardare i video. La disponibilità a pagare per fruire dei contenuti sale con la qualità

Internet ha rivoluzionato il modo di fruizione dei contenuti video: gli italiani sono ancora legati alla cara e ormai vecchia televisione ma la fruizione dei video via web sta acquistando sempre più rilevanza, sia attraverso i video on line in abbonamento (per esempio Netflix o TIMvision) sia tramite i contenuti gratuiti, disponibili per esempio su YouTube o Dailymotion.  Lo dimostra la spesa degli italiani per i contenuti video on ine in abbonamento, che nel 2016 vale 88 milioni di euro, con una crescita del 69% rispetto al 2015.  Una cifra ancora marginale rispetto alla Pay Tv, che cresce del 9% e vale 4,9 miliardi di euro, ma che indica un deciso spostamento verso la fruizione dei video on line. Questo è il quadro che emerge da una ricerca sulla fruizione dei contenuti video messa a punto dall’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, in collaborazione con Doxa. Ne parliamo con Guido Argieri, Telco & Media Director di Doxa.

La televisione è protagonista ma i video on line stanno diventando i nuovi attori

La televisione ha ancora un ruolo da protagonista nella vita degli italiani: la visione dei contenuti in diretta Tv sia sui canali tradizionali sia sulla Pay Tv in una settimana media è preferita dall’84% delle persone con un’età compresa tra i 55 e i 75 anni (Quelli che sono definiti nello studio come ‘Baby Boomers’), dal 71% di coloro che appartengono alla Generazione X (persone con un’età compresa tra i 35 e i 54 anni) e dal 55% dei Millennials (16 – 34 anni). Tuttavia, soprattutto fra i Millennials,

Internet sta diventando sempre di più un mezzo alternativo per la fruizione dei video.

Il 56% delle persone tra i 16 e i 34 anni cerca, infatti, un contenuto specifico indipendentemente dal fatto che questo possa essere trasmesso su Internet o in televisione. La percentuale si abbassa nella Generazione X (48%) e nei Baby Boomers (43%). Un altro dato diventa importante: se la Pay Tv è fruita ancora dal 70% degli intervistati attraverso la televisione tradizionale, i Servizi Video On Demand si suddividono tra Tv e Pc. Sebbene la televisione sia ancora dominante per il 45%, il 29% usa il Pc per vedere i contenuti preferiti. Invece, i contenuti disponibili su YouTube o Dailmotion o ancora su Ray Play e VideoMediaset sono fruiti per il 47% dal Pc e in generale dal 74% dai nuovi device. Resta però il fatto che una rivoluzione nel modo di fruire i contenuti video sembra essere in atto. “La parte di video e di streaming in particolare è la parte più estesa, è quella che sicuramente impatta maggiormente – commenta Guido Argieri – Nello streaming c’è tanto YouTube, fatto da video musicali o da video legati al mondo del contenuti   televisivi.  Accanto a YouTube ci sono però altre forme di fruizione dei video e di contenuti che si stanno affacciando. Il contenuto è il driver principale”.

I contenuti free sono i preferiti ma la disponibilità a pagare sale con la qualità

Il fenomeno dei contenuti video in rete, spesso su multipiattaforma e accessibili in qualsiasi momento è la nuova sfida dei vari operatori, destinata a sradicare le abitudini degli italiani. Ma le persone sono disposte a pagare oppure no? Dando un’occhiata ai dati della ricerca, si nota come in una settimana media il 43% dei Millennials, il 36% della Generazione X e il 27% dei Baby Boomers guardi programmi, film e serie tv su Internet in modo gratuito. Le percentuali scendono rispettivamente al 21%, al 14% e al 10% per la fruizione di questi contenuti a pagamento. “Il tema della monetizzazione di questi contenuti è un altro punto da sottolineare – prosegue Guido Argieri – L’offerta Netflix ha portato a un cambiamento e a un’innovazione in questo senso, ma non è così dirompente come la parte di fruizione dei contenuti free, gratuiti. Tuttavia, questo trend di disponibilità a pagare lo abbiamo notato anno su anno. La propensione a pagare è passata dal 33% al 38%, Cosa che dimostra che nel momento in cui c’è un’offerta di qualità, personalizzata e con un’accessibilità all’offerta che è multipiattaforma, sicuramente migliora anche la propensione a pagare”.

La strada da seguire: i contenuti di qualità

“In maniera un po’ provocatoria, la domanda che ci siamo fatti è: che ne è di tutto il mondo dei contenuti che non sono video, per esempio le notizie?”, sottolinea Guido Argieri. “Abbiamo chiesto qual è la predisposizione a pagare e il 93% delle perone ci ha detto che non è disposto a pagare per fruire di contenuti di news perché trova già contenuti di qualità in maniera gratuita”. Come si può, dunque, portare la predisposizione a pagare anche per quei contenuti che video non sono? “La ricetta di Netflix da questo punto di vota è stata molto verticale, nel senso che ha puntato su un segmento e su una tipologia di offerta che è andata a coprire in maniera molto personalizzata, dando ampia accessibilità attraverso tutte le piattaforme. Una direzione potrebbe dunque essere quella della personalizzazione, della capacità di adattarsi ai bisogni alle richieste degli individui e poi l’accessibilità su multipiattaforma. In questa ottica i contenuti di qualità vengono premiati e valorizzati; ma sono di qualità non perché sono scritti da giornalisti che hanno una firma ma perché rispondono effettivamente a

un bisogno di informazione particolare e dettagliata”.

Un contenuto di qualità e personalizzato sembra essere la strada da seguire. E a proposito di personalizzazione, è notizia di questi giorni che Netflix abbia dato il via alla possibilità per gli utenti di completare una storia. A spiegarlo è ‘La Stampa’, in un articolo dove riporta anche la posizione dell’azienda. Insomma, la direzione è porsi di fronte alle esigenze delle persone.

I contenuti video più visti

I contenuti più visti rispecchiano le offerte dei vari operatori. Per quanto riguarda la Pay Tv, le trasmissioni sportive sono viste almeno una volta al mese dal 54% degli utenti. Al secondo posto troviamo le serie TV americane (50%) e i film meno recenti (41%).  Fra i fruitori dei Servizi Video On Demand, il 46% predilige le serie TV americane, il 44% i film meno recenti e il 25% gli eventi sportivi. Infine, fra gli utenti dei siti di streaming on line, il 32% preferisce le serie americane, il 31% i film meno recenti e il 23% i film appena usciti.

I video sui dispositivi mobili

Altro dato che emerge dai dati è che le persone preferiscono, almeno per il momento, guardare i contenuti video alla sera, dopo cena: vale per oltre il 60% degli intervistati in tutte le categorie. Meno del 10% dichiara invece di guardare i contenuti video quando è fuori casa, da dispositivi mobili. Insomma, il gusto di poter assaporare un film sul divano di casa dopo una giornata di lavoro è impagabile. Tuttavia, anche la fruizione dei video da dispositivi mobili si sta diffondendo: “In un altro Osservatorio specifico sul Mobile – spiega Guido Argieri – notiamo che prevale ancora in maniera forte la parte social. Tuttavia, YouTube è nella top ten delle App utilizzate e ha sicuramente una fruizione molto importante, anche se è più mordi e fuggi rispetto a quella da casa in streaming. Abbiamo visto anche che sui dispositivi mobili stanno entrando anche le nuove App dei vari operatori: non sono ancora sviluppate in maniera forte ma c’è un trend che andrà a crescere”.