Nespoli e la Missione Vita. Valentini (ASI): «Lo Spazio? Strategico per lo sviluppo economico»

Gli esperimenti dell’astronauta italiano permetteranno di migliorare le condizioni di vita dei cosmonauti in vista dell’obiettivo Marte ma anche di aprire nuove frontiere nel campo della medicina

Continua a grandi passi la missione VITA (Vitality, Innovation, Technology, Ability). L’astronauta italiano Paolo Nespoli è partito il 28 luglio a bordo della Soyuz MS-05 alla volta della Stazione Spaziale Internazionale (International Space Station, ISS), dedicata alla ricerca scientifica. La missione è la terza di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana. Nespoli ha il compito di eseguire oltre 200 esperimenti di cui ben 11 selezionati da ASI – biomedici e tecnologici – prima di rientrare sulla Terra, il 14 dicembre. Gli esperimenti eseguiti da Nespoli sono fondamentali per aprire nuovi possibili scenari nel campo della medicina e della prevenzione ma anche per migliorare le condizioni di vita degli astronauti, in vista di un futuro piano di esplorazione di Marte. Ne parliamo con il Responsabile dell’Utilizzazione delle risorse ASI a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, Giovanni Valentini.

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Paolo Nespoli

Come nasce la nuova missione VITA e con quali obiettivi?
«La missione è nata nell’ambito dell’accordo ASI-NASA del 1997, mediante il quale l’Italia ha costruito circa la metà dei moduli dove vivono gli astronauti sulla ISS, nella parte occidentale, ottenendo in cambio un accesso diretto alle risorse della ISS, con esperimenti da effettuare e la possibilità di inviare a bordo della stessa una astronauta italiano con cadenza periodica. Paolo Nespoli, selezionato dall’Italia tra i membri italiani del Corpo Europeo degli Astronauti, è arrivato a bordo della ISS il 28 Luglio di quest’anno e vi rimarrà fino al 14 dicembre. VITA è anche un acronimo che sta per Vitality, Innovation, Technology, Ability. L’obiettivo della missione  è quello di sperimentare a bordo della ISS undici esperimenti italiani, che oltre a validare nuove tecnologie, studieranno gli effetti sull’uomo di lunghe permanenze nello spazio, dovuti all’assenza di gravità e alle radiazioni cosmiche. Lo scopo finale è quello di migliorare la vita degli astronauti, trovare nuove cure e nuovi sistemi di monitoraggio dello stato di salute e di protezione dalle radiazioni cosmiche, in vista dei futuri piani di esplorazione umana di Marte, che è il prossimo obiettivo a cui puntano tutte le Agenzie».

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Paolo Nespoli

Quale sarà l’impatto degli esperimenti selezionati nella missione VITA sul futuro della tecnologia e della sanità?
«Quattro dei nostri esperimenti (la cosiddetta “ASI biomission”) hanno lo scopo di analizzare gli effetti della microgravità e delle radiazioni cosmiche sui tessuti cellulari, con l’obiettivo di trovare possibili cure e nuovi protocolli di prevenzione

Le stesse cure potranno essere utilizzate a terra per contrastare le malattie che causano degenerazione o morte delle cellule del corpo umano

come ad esempio osteoporosi, atrofia muscolare, tumori e malattie autoimmuni. Abbiamo poi un esperimento a bordo che consente l’analisi di biomarcatori dello stato di salute dell’astronauta in una modalità non invasiva grazie al prelievo di campioni di saliva. Lo stesso sistema potrà essere utilizzato per applicazioni di telemedicina a terra, consentendo di analizzare parametri vitali di pazienti che vivono in aree non facilmente raggiungibili o in aree di crisi interessate da guerre o catastrofi naturali».

Quali effetti ha la permanenza nello spazio sul corpo umano?
«Gli effetti (dovuti essenzialmente alla microgravità e alle radiazioni cosmiche) sono vari e interessano anche gli organi vitali; per questo è necessario trovare delle cure o nuovi protocolli di prevenzione. Si è visto infatti che gli astronauti sperimentano atrofia muscolare soprattutto alle gambe, ma anche problemi di tipo cardiocircolatorio o patologie dell’apparato visivo. Si manifestano anche sintomi, come nausee e cefalee, che possono essere attribuiti soprattutto alla redistribuzione dei liquidi nel corpo in assenza di gravità».

L’Italia in che posizione si trova in Europa e nel mondo rispetto alle attività e tecnologie spaziali?
«L’Italia è uno dei paesi più all’avanguardia nel settore delle tecnologie spaziali. Grazie alle ottime capacità della ricerca e dell’industria nazionale, l’Italia è sempre stata tra i “big”, sin dai primi anni ‘60. Inoltre l’Italia è il terzo paese che contribuisce maggiormente all’Agenzia Spaziale Europea, e ha anche uno stretto e continuo rapporto di collaborazione con la NASA. Nel caso specifico della ISS, l’ASI e l’industria nazionale hanno contribuito in maniera importante, fornendo delle specifiche parti della struttura della ISS, ovvero tre moduli logistici, due nodi e la cupola. In termini di accesso alle risorse di stazione, poi, l’Italia gode di un particolare privilegio, cioè la possibilità di un accesso duplice, sia grazie all’accordo ASI-NASA che come membro dell’Agenzia Spaziale Europea».

Quali ricadute economiche hanno gli investimenti spaziali in Italia?
«E’ noto che investire in ricerca e nuove tecnologie è un requisito fondamentale per essere in prima linea nel mercato e quindi favorire lo sviluppo economico di un paese. In questo senso

lo spazio è da sempre un settore strategico

poiché dalla intensa attività di ricerca e di sviluppo tecnologico che caratterizza un progetto spaziale scaturiscono innovazioni e benefici in ogni ambito. Insomma, lo spazio non è solo uno straordinario settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico, ma è anche un’importante opportunità economica. L’Italia, grazie al ruolo dell’ASI, investe in ogni settore dello spazio e il ritorno economico è tangibile. Cito in proposito uno studio commissionato da ASI e realizzato nel 2013 dall’Università degli Studi di Bergamo, in cui sono stati studiati gli spillover tecnologici nel settore spaziale, analizzandoli lungo un arco temporale che va dal 1980 al 2011, in 22 diversi settori dell’industria manifatturiera. L’analisi ha evidenziato la pervasività del settore spaziale e i forti aumenti di produttività portati nel tessuto economico produttivo del paese.

 

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