Anna Gaudenzi

Anna Gaudenzi

Ott 25, 2017

AIFI, investimenti ICT a picco. Paolo Barberis “Ripartiamo dalla comunicazione degli strumenti”

Un report di AIFI su private equity, venture capital e private debt mette anche in allarme sugli investimenti in innovazione. “Siamo molto lontani dal miliardo si investimenti in startup auspicabile in Italia”. Il commento di Paolo Barberis

Il primo semestre del 2017 vede il segno meno davanti alla parola investimento. Sono stati presentati a Milano i dati di un’analisi condotta da AIFI, in collaborazione con PwC – Transaction Services, sul mercato italiano del private equity, venture capital e private debt del primo semestre 2017.

1,9 miliardi di euro: calo del 61% rispetto a giugno 2016

Ne risulta che la prima parte dell’anno ha registrato un ammontare investito pari a 1,9 miliardi di euro, in calo del 61% rispetto ai 4,9 miliardi di euro al 30 giugno 2016, quando erano stati registrati mega deal ora del tutto assenti. Restano in linea il numero delle operazioni che si attesta a 139 (erano 138). Nel comparto ITC,  sono stati realizzati 24 deal, il 17% del totale per un ammontare di 65 milioni di euro e il 3,4% del totale degli investimenti. “Se guardiamo agli investimenti realizzati nei primi sei mesi dell’anno vediamo come questi siano cresciuti proprio nel segmento che meglio caratterizza l’Italia ovvero le PMI – ha sottolineato Innocenzo Cipolletta Presidente AIFI – se eliminiamo infatti i large e mega deal, abbiamo una crescita dell’ammontare investito pari al 24%, segno che il nostro tessuto imprenditoriale è ricco di aziende che hanno grandi possibilità di crescere con delle iniezioni di capitali e investimenti da parte del private equity”. Anche Francesco Giordano, Partner di PwC Transaction Services, ha sottolineato come “le statistiche del primo semestre 2017 sono state caratterizzare dalla carenza di mega deal. Il mercato italiano risulta essere comunque molto frizzante con tanti operatori, sia italiani sia internazionali, molto attivi”.

Per quanto riguarda le startup il report sottolinea che nel primo semestre ci sono state 65 operazioni per un totale di 43 milioni di euro. Abbiamo chiesto a Paolo Barberis, Consigliere per l’Innovazione del Presidente del Consiglio dei Ministri, perché il 2017 non ha visto quel boom che a inizio anno ci si poteva aspettare e che cosa succederà nei prossimi mesi.
“Gli investimenti in startup hanno il segno negativo da mesi. L’Italia dovrebbe puntare ad arrivare al miliardo di investimenti in nuove imprese e tecnologia, invece quest’anno forse non riusciremo a superare i 100 milioni. Un dato che è di per sé un campanello d’allarme”.

L’intervista

Come legge questo calo di investimenti e in particolare quelli nei settori strategici della tecnologia e dell’innovazione?

Sono numeri che spostano l’attenzione dal piano economico a quello culturale. Investire in tecnologia e nuove imprese non è considerato sicuro come per esempio investire nel mattone. Con questi numeri, ma anche guardando ai dati già noti che riguardano i primi 9 mesi del 2017, non riusciamo a tenere il passo con gli altri Paesi. Questo succede anche se sul piano delle norme si è fatto molto.

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Come fare a invertire la marcia?

Partirei dalla fiducia e da chi non ha ancora valutato l’investimento in startup. Credo che sia importante lavorare sulla comunicazione. E’ importante creare consapevolezza degli strumenti che esistono e che sono a disposizione degli investitori. Serve creare fiducia nel mercato digitale italiano. Far comprendere che, se si investe in una startup tecnologica, in un team di professionisti con profili solidi ed esperienza, si ha la possibilità di cambiare qualcosa nel proprio Paese. Creare lavoro, rendere l’Italia un Paese competitivo. Credo che sia un’occasione da non perdere.

Quale messaggio si sente di dare a un potenziale business angel?

In questo caso il digital divide riguarda non solo la diffusione della banda larga o dell’uso degli strumenti digitali. Riguarda la comprensione della necessità di investire nel digitale, e di quali sono gli strumenti per poterlo fare. Forse quello che serve di più è comunicare, attraverso i canali giusti, anche quelli istituzionali, il valore che può avere un investimento in tecnologia e innovazione. Lo spazio per innovare e per crescere c’è ma bisogna crederci e investirci.