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Dic 28, 2017

Le 10 mosse per essere una startup disruptive secondo Oscar Farinetti

Restare giovani, copiare, saper cambiare, essere imperfetti e soprattutto avere fiducia patriottismo e coraggio. Ecco cosa vuol dire per padron Eataly Farinetti imprenditoria innovativa.

Dopo il successo dell’inaugurazione di FICO (Fabbrica Italiana COntadina), il luna park del cibo made in Italy, che punta a diventare una delle nuove attrazioni internazionali del Bel Paese, vi parliamo di una unconventional lezione di Oscar Farinetti nella quale spiega con disarmante passione quali sono le dieci mosse per essere disruptive, perché di questi periodi è necessario saper distinguersi.

 

La classifica “disruptive brand” di Forbes

Non è un mistero che Eataly qualche anno fa si sia guadagnato un posto nella disruptive brand di Forbes la lista delle 25 società al mondo con brand forti e innovativi che anticipano nuovi trend. Eataly è stato l’unico marchio italiano non solo presente in classifica, ma soprattutto l’unica azienda On land, le altre tutte aziende on line.
A guidare la classifica è stata Uber, seguita nell’ordine da Airbnb, Facebook, Redbull, Snapcht, Alibaba, Netflix, Under Armour, Instagram e Apple. La classifica dei primi 25 “disruptive brand” del mondo annovera i brand forti che distruggono i vecchi schemi e sanno coinvolgere i clienti anticipando i trend e facendoli sentire parte dell’azienda.
Partendo da questa importante lista, Farinetti indica quali sono secondo lui le dieci immancabili regole che un’impresa italiana deve avere per essere Disruptive.

 

Il termine Disruptive

Ma andiamo per gradi, cosa si intende col termine anglosassone Disruptive? Ebbene, essere una azienda Disruptive significa avere una forza dirompente, significa essere audace e originale e avere una mission che consiste nella continua sfida delle consuetudini attraverso modi operandi che rompono con la consuetudine. Gli inglesi hanno coniato una parola bellissima per identificare una azienda con un atteggiamento che cambia le regole del gioco in maniera dirompente appunto Disruptive.
Per Farinetti, scendendo più nel dettaglio, Disruptive è un termine che individua quelle aziende che nel corso della loro esistenza sono state capaci di essere aziende antimodello, perché più veloci, più in forma, più vicine ai loro clienti, e in particolare più capaci a farsi capire dai loro clienti. Quelle aziende che in sostanza oggi hanno vinto.

 

Le 10 regole per essere un’azienda Disruptive

1. Saper gestire l’imperfezione

Oggi è diventato difficile essere semplici. Tutti ambiscono alla perfezione, nulla di più sbagliato. Perché l’uomo è naturalmente imperfetto.
Non decidiamo quando nasciamo, oppure dove nascere, non decidiamo il nostro sesso oppure quando moriremo. Spesso ci dimentichiamo che non siamo noi ad averle decise tutte queste cose cruciali della nostra esistenza, e siamo alla continua ricerca della perfezione che, nella realtà, non esiste.
L’imperfezione è sorprendente e straordinaria. Siamo esseri imperfetti e non possiamo che immaginare e creare progetti imperfetti. Colui che ha questa consapevolezza, ha più possibilità degli altri di avvicinarsi alla perfezione. Dunque, trovare i propri punti deboli, migliorarsi, avviare un continuo processo di crescita con se stessi e con la propria azienda è Disruptive.

 

2. Individuare le priorità, semplificare

Il concetto delle priorità è semplice come farsi una doccia: “prima mi faccio la doccia e dopo mi vesto, sembra una cosa banale ma molte aziende prima si vestono e poi fanno la doccia, l’esatto contrario”, afferma Farinetti.
In sostanza, è necessario saper individuare le priorità, un buon imprenditore la mattina dovrebbe avere l’abitudine di scrivere su un foglio bianco le priorità della giornata piuttosto che confondersi con cento cose da fare.

 

3. Pensare locale e agire globale

Per Farinetti è necessario ribaltare il mantra “Think global, act local”.
Bisogna fare il contrario di ciò che insegnano le scuole di marketing; il motivo è semplice: noi siamo italiani! Chi è nato in Italia deve ragionare al contrario: Pensare locale e agire globale. Ed ecco i motivi. L’Italia ha una posizione geografica unica al mondo, con un microclima altrettanto unico, ciò le consente una produzione di prodotti svariati ed unici. Qualche numero che ci riguarda e di cui dovremmo andare fieri: il nostro paese possiede 58 mila specie animali, 1200 vitigni autoctoni (record mondiale dopo la Francia), 538 cultivar di olive (dopo di noi c’è la Spagna). Possiede 51 patrimoni mondiali dell’UNESCO, siamo primi al mondo (dopo di noi c’è la Cina con 50 patrimoni e terza è la Francia), dunque il 70% del patrimonio artistico del globo terrestre risiede in Italia. Tutto ciò dovrebbe farci mancare il fiato per la bellezza del nostro paese. Sono i numeri che dicono che l’Italia è il paese più bello del mondo.

 

4. Saper narrare

Non è banale ma l’arte della narrazione è molto importante e tuttavia la più distante dagli italiani.
Un buon imprenditore deve saper raccontare le cose belle del suo paese e le cose belle della sua impresa, avere anche questa missione. Sarebbe così semplice narrare la magnificenza dei nostri luoghi, ma siamo troppo occupati a lamentarci di tutto e ad infliggerci continui divieti.
La nostra penisola è seminata da cartelli di divieti ovunque, invece dovrebbe essere l’esatto contrario, dovremmo avere cartelli che segnalano le nostre meraviglie in ogni dove.

 

5. Spostare il valore del rispetto dal senso del dovere al senso del piacere

All’estero sono già più avanti di noi in questo, eppure se riuscissimo a cambiare tutti nel nostro piccolo saremmo già a buon punto. Gli italiani non hanno uno spiccato senso civico e confondono spesso l’essere cool con l’essere incivile. Esser cool vuol dire comportarsi bene. E comportarsi bene è disruptive.

 

6. Non mollare mai

Con questa frase Winston Churchill ci ha vinto una guerra. È un punto importante: sbagliare, cadere e saper ripartire, una, due, dieci volte, è normale. Un detto orientale dice “4 volte cado, 5 volte mi rialzo”.

 

7. Restare giovani

Il giorno che diremo “ai miei tempi” significherà che saremo vecchi dentro. Conosco giovani di 85 anni e vecchi di 25, è una questione di atteggiamento, di voglia di mettersi in gioco, di curiosità e di scoperta. Chi pensa che ciò che pensa è l’unica cosa giusta è vecchio. Bisognerebbe avere l’obiettività di eliminare se stessi dal centro del proprio schema mentale.

8. Copiare

Per copiare bisogna essere umili e l’umiltà è un pregio. Per copiare bisogna saper ascoltare e la capacità d’ascolto è un pregio. Per copiare bisogna preferire dubbi alle certezze. Secondo Farinetti copiare è fantastico. Non imitare!
Un imprenditore dovrebbe saper prendere spunto da chi ha fatto le cose meglio o prima di lui, traslare i punti salienti adattandoli in modo intelligente al suo progetto. Chi copia è Disruptive.

9. Saper cambiare

Capire quando è il momento giusto di invertire la rotta è fondamentale, anticipare i tempi dell’insuccesso. Prima che si trasformi in fallimento.
Adottare l’innovazione e servirsi delle nuove tecnologie è sostanziale, e sostanziale è la digitalizzazione dei sistemi che salverà il mondo.
Non salverà un’impresa essere abitudinari anzi la condurrà verso forti limiti.

10. Avere fiducia, patriottismo e coraggio

Credere in ciò che si fa, senza dimenticare le proprie origini con il coraggio e la determinazione di chi vuole riuscire, sconfiggerà ogni paura.
Gli italiani durante il Rinascimento hanno inventato la fiducia, e senza fiducia non si va da nessuna parte.
Gli italiani durante il Risorgimento hanno inventato il patriottismo, il patriottismo è un valore e consiste nel volere bene al nostro Paese.
Gli italiani nel Dopoguerra hanno inventato il coraggio, coraggio che ci ha condotto a diventare la quarta potenza del mondo.
Dobbiamo avere memoria di ciò che siamo, delle nostre origini e della nostra storia e mettere nelle nostre aziende fiducia patriottismo e coraggio, sempre.

L’augurio di Farinetti alle imprese italiane Disruptive

“Vi auguro rimorsi perché vogliono dire che avete sbagliato e lo avete capito.
Vi auguro rimpianti perché vogliono dire che vi siete dimenticati di fare delle cose buone e lo avete riconosciuto.
Vi auguro paure perché dalla paura nascerà il vostro entusiasmo.
Vi auguro speranze perché dalle speranze nascerà il vostro coraggio.
Vi auguro leggerezza perché la leggerezza saprà tenere insieme il vostro passato di rimorsi, di rimpianti con il vostro futuro di paure e di speranze.
Vi auguro questi sentimenti perché se riuscirete ad accoglierli nel vostro cuore avrete una luce che gli altri sapranno riconoscere”.

 

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