Enrico Verga

Enrico Verga

Dic 29, 2017

Streabit vince la finale di UniVenture: al progetto 20k. Il racconto

UniVenture è un progetto dell'Università di Pavia che mette in rete Università, startup, grandi imprese, Polo Tecnologico di Pavia e il Comune

Il classico di ogni competizione per startup ormai è una scaletta precisa: selezione iniziale, pitch, copertura sui social, e premio.

Quest’ultimo è spesso modesto. Una cosa differente è successa a UniVenture, dove erano in palio 20.000 euro, soldi veri a fondo perduto.
La cosa interessante è che questo progetto è unico nel suo genere in Italia: non stiamo parlando di un incubatore o di un acceleratore, ma di un corso di laurea magistrale in management – in ‘International Business & Entrepreneurship, in breve MIBE – dove gli studenti anziché studiare un libro, o esercitarsi in una simulazione, vengono sfidati a creare qualcosa di originale, oppure arricchire il team di una startup già avviata. Un team quest’ultimo magari forte a livello tecnologico, ma spesso carente per quanto riguarda le competenze finanziarie o di marketing.

Come funziona il concorso

Lo scenario è una situazione Win-Win: gli studenti apprendono in modo applicato e vivono l’atmosfera di una vera competizione. Le imprese raccolgono analisi e dati per validare, e migliorare, il proprio business, in più fanno rete con competenze diverse e personaggi di alto profilo.
Alla finale UniVenture di quest’anno, lo scorso 12 dicembre, hanno partecipato rappresentanti dei principali gruppi di business angels italiani, come IAG, IBAN, DPixel.
Non solo: tutti i dieci progetti finalisti, su 81 candidature, sono stati messi in rete con altrettante grandi imprese legate all’innovazione che hanno fatto da mentor. Tra questi Accenture, BIP o Engineering.

A che cosa serve saper costruire un business plan

Ma serve davvero scrivere un business plan? Il prof. Stefano Denicolai, coordinatore del progetto, crede di sì: “E’ sempre più diffusa la convinzione che scrivere un business plan sia inutile, che siano solo voli pindarici e numeri impossibili da prevedere. Ma questo è un pericolosissimo equivoco. Se non hai un’idea di come si muove la tua struttura costi-ricavi e come renderla scalabile, se non hai modellato a dovere il tuo business model, se non conosci a fondo i tuoi concorrenti reali e potenziali, se non hai una roadmap che costruisce il valore della tua azienda con milestones ben precise, farai poca strada. Tutto ciò non è in contrasto con un approccio agile, tutt’altro. Lo abbiamo dimostrato anche ad UniVenture, dove in un mese e mezzo i nostri studenti hanno sviluppato un MPV, raccolto feedback dagli utenti, concretizzato un percorso di validazione. Vedere un’idea rozza nascere a novembre e ritrovarsela stravolta a dicembre grazie a metodi creativi sviluppati dai nostri ragazzi è semplicemente eccitante. Per questa validazione avrebbero venduto l’anima: c’è chi ha creato delle fake pagine Facebook per vedere come reagivano i potenziali clienti delle loro idee e c’è pure chi ha già iniziato a fatturare. In sintesi: mi sta bene un approccio agile, purché non diventi una scusante che autorizzi ad ignorare i capisaldi del fare business e innovazione”.

I vincitori della nuova edizione di UniVenture

Chi è stato il vincitore dell’edizione 2017? Al primo posto si è classificata Streabit (seguita da Accenture Strategy), una piattaforma web per accedere e giocare in streaming ad una ampia libreria di grandi videogiochi del passato (da Pacman a Tomb Raider, da Bubble Bobble a Monkey Island, etc.) in modo semplice – non serve installare emulatori – e soprattutto legale.
Durante la finale si sono distinti altri progetti interessanti.
Premiato anche Ticketoo, una piattaforma che gestisce in modo end-to-end il mercato secondario dei biglietti treno/autobus inutilizzati: ha dimostrato in modo convincente che si tratta di un mercato molto più gustoso di quanto non si possa pensare.
VeinShow, un dispositivo brevettato che consente di fare prelievi di sangue con semplicità ai bambini più piccoli, o Atelier 8.12 che reinventa il business della carta da parati.

UniVenture sta cercando una via made in Italy al trasferimento tecnologico là dove i modelli anglosassoni non sono riusciti ad attecchire. Afferma Francesco Svelto, il Pro-Rettore dell’Università di Pavia: “UniVenture segna un passo in avanti nella cultura del trasferimento tecnologico, tradizionalmente legato ad incubatori o acceleratori. Si seleziona e si crea un boost all’innovazione direttamente in aule e laboratori universitari, stimolando l’inventiva e la proattività di giovani, studenti e ricercatori”.

Il Comune di Pavia ha creduto nell’iniziativa e l’ha finanziata: anche sotto questo punto di vista si tratta di un progetto unico in Italia, che mette in rete Università, startup, grandi imprese, Polo Tecnologico di Pavia – quale altro partner strategico che ha ospitato l’iniziativa – e appunto l’ente comunale locale.
Un percorso virtuoso  che combina disponibilità economiche, gestione manageriale e una strategia di networking con i maggiori gruppi tecnologici italiani.

@enricoverga

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