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Gen 25, 2018

Dimmi quanto dormi e ti dirò chi sei: la miniera di dati dei wearable

I dispositivi indossabili e smart sono una fonte pressoché infinita di informazioni su abitudini e stato di salute di chi li indossa. Ma i nostri dati sono al sicuro?

Quanto dormiamo in media? A che ora andiamo a letto? Dormono di più gli uomini o le donne?  Tutti quesiti estremamente importanti ai quali è estremamente difficile dare una risposta perché implicano un titanico lavoro di raccolta dati attraverso tediosissimi questionari ai quali la gente risponde di malavoglia, magari tagliando corto o semplicemente raccontando mezze verità.

Ancora più difficile è misurare la qualità del sonno. I volontari devono dormire in compagnia di numerosi elettrodi applicati in testa, ma non solo, in stanze appositamente equipaggiate. Condizioni non certo naturali, e decisamente complicate, tanto che è difficile avere numeri sufficienti per fare delle statistiche significative.

Misurare il sonno

Tutto questo potrebbe diventare un ricordo del passato perché ora gli scienziati sono letteralmente subissati dai dati raccolti dagli smart-qualcosa che noi indossiamo e che, in modo wireless, inviano le informazioni sul nostro telefonino e, con opportuno utilizzo del cloud, anche alle case produttrici che si trovano così ad avere informazioni fantasticamente accurate e veritiere sulle nostre abitudini.

 

Per poter contare le calorie lo smart qualcosa deve sapere sesso, età, peso, altezza, al resto pensano i suoi sensori e l’onnipresente GPS. Il monitor dei battiti cardiaci, così utile per l’attività sportiva, è un ottimo misuratore del sonno e svolge il su compito a domicilio, senza creare disagio e a costo zero. Da quando, a marzo 2017, Fitbit ha messo in commercio il suo nuovo bracciale capace di monitorare le varie fasi del sonno, sono stati raccolti dati su 6 miliardi di notti forniti dalle milioni di persone che hanno scelto di indossare sempre il bracciale smart.

 

Chi faceva fatica a mettere insieme qualche migliaio di questionari adesso ha un diluvio di dati con i quali rispondere alle domande, che ci siamo fatti all’inizio, diventa un gioco da ragazzi. Con una media di 6 ore e 50 di sonno, le donne dormono 25 minuti più degli uomini ma tutti, uomini e donne, sono ben al di sotto delle 8 ore raccomandate. Le donne hanno una fase REM di 10 minuti più lunga di quella degli uomini e la differenza aumenta dopo i 50 anni. Le donne però hanno maggiore probabilità di soffrire di insonnia.

 

Questa è solo la prima scrematura di una miniera d’oro di dati.

Un esperimento globale

In effetti, tutta la popolazione fornita di smart qualcosa fa parte di un grande esperimento sociale. Fresca fresca la notizia degli Smart Thermometers che permettono di seguire in tempo reale l’andamento dell’influenza città per città.  Sono 500.000 le famiglie americane che hanno un termometro intelligente sviluppato da Kinsa Health che riceve 25.000 letture al giorno. Seguendo le informazioni sulla temperatura di una fetta di popolazione si può monitorare quanti siano febbricitanti, quindi plausibilmente influenzati.

Le notizie sulla nostra salute dovrebbero essere informazioni riservate ed è legittimo chiedersi se in questo modo non rischino di diventare di dominio pubblico. Tutti i fornitori di device intelligenti dicono che l’anonimato è garantito. Ci possiamo credere?  Confesso di avere qualche dubbio. Il termometro intelligente, per esempio, fornisce anche una APP per fare giocare i piccoli in modo da spingerli a misurarsi la temperatura.  Ovviamente è facilissimo: basta appoggiare il termometro all’orecchio e il gioco è fatto. Nel caso venga rivelata febbre, vengono allertati i genitori che devono essere proprio distratti se hanno bisogno di una APP per accorgersi che i loro figli non stanno bene.

Tuttavia questo significa che la misura di temperatura proprio anonima non è. Ci dobbiamo preoccupare?

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