Chiara Buratti

Apr 25, 2018

Codisti d’Italia: il nuovo lavoro tocca quota 550 professionisti

L’inventore, Giovanni Cafaro, è portavoce del Movimento in aiuto di persone diversamente abili

Mestiere: codista; ovvero, “chi fa le code per gli altri”. Questa nuova professione, inventata nel gennaio 2014 dal dottor Giovanni Cafaro, nel giro di soli quattro anni ha riscosso un tale successo che, ad oggi, i codisti italiani sono 550. Per avere successo in questo mestiere occorre: tanta pazienza; comprensione; organizzazione; responsabilità ed una buona dialettica. Già, perché il codista, durante la sua giornata lavorativa, rimbalza da una coda all’altra, tra Agenzia delle Entrate; INPS; Poste; Comuni; Equitalia; ASL…

Non un lavoro per tutti, ma un buon lavoro. In questo campo, il da farsi, infatti, non manca mai, tant’è che anche alcune persone con disabilità si sono rivolte a Cafaro. E lui, con grande sensibilità, non ha solo cercato di comprenderle, ma si è fatto portavoce di “Movimento Disabili articolo 14”.

Il lavoro del codista

«Questo lavoro è, forse uno dei pochi motivi, per cui la lenta burocrazia italiana ha ancora bisogno di esistere», racconta Cafaro: il primo codista italiano. Chi non mai sognato un ‘alter-ego’ che vada a pagare le bollette, a ritirare un pacco alle Poste, a presentare documenti all’Agenzie delle Entrate, e via dicendo, risparmiandosi ore di tempo prezioso? A tutto questo ci pensano, appunto, gli uomini di Cafaro. Ma come si diventa codisti? L’inventore tiene, regolarmente, corsi online, via Skype, a cui chi aspira a questa professione può iscriversi. Ad oggi, i 550 codisti sono per il 60% maschi e per il 40% donne, in una fascia di età media che va sui 35/40 anni, anche se il più piccolo ha 25 anni, ed il più grande 60. Questo lavoro nasce in supporto a chi il lavoro l’ha perso; si offre come alternativa e possibilità di reimpiego, tutelato da specifica regolamentazione: il contratto collettivo nazionale per codisti, in vigore dall’ottobre 2014.

«A fare richiesta dei miei dipendenti, siano questi collaboratori part o full time, sono, principalmente, grandi aziende o privati – spiega Cafaro –Dall’anziana signora che non può spostarsi di casa, al notaio, alla multinazionale che in una settimana deve sbrigare una certa quantità di pratiche burocratiche». E, in termini di guadagno, coloro i quali lo esercitano a tempo pieno riescono a portare a casa un vero e proprio stipendio. I più fortunati possono essere, poi, assunti dalle aziende stesse. Questa professione, con sede a Milano, viene, oggi esercitata nei principali capoluoghi d’Italia, tra cui Roma, Firenze, Genova, Torino, Bologna, Napoli, Palermo. «Non mi sarei mai aspettato che questo lavoro sarebbe cresciuto così in fretta. Sono partito da solo, nel 2014, e, adesso siamo in 550», racconta, soddisfatto, il primo codista.

“Movimento Disabili articolo 14”

Grazie alla sua forte passione, energia e comprensione, Cafaro ha pensato di creare un movimento che potesse dare sostegno lavorativo a tutte le persone con disabilità emarginate dalla società. «Spesso, chi non è a contatto diretto con un diversamente abile non si rende conto di quanto sia difficile introdursi nel mondo del lavoro», spiega, e aggiunge: «Questa mia professione è nata per aiutare coloro che si trovavano in difficoltà, e così continuerà ad essere».

 

Una decina di persone disabili hanno fatto richiesta a Cafaro, il quale sta cercando di ridare dignità a tutti quelli che, non svolgendo alcun impiego, si sentono inutili. Partendo proprio dall’articolo 14 della legge 68 del 1999, che consente alle cooperative sociali di assumere disabili anche per conto di aziende ed enti terzi. «In Italia, in un anno, le imprese si riducono a pagare multe per 15 miliardi di euro, anziché assumere dipendenti con disabilità. Una cosa vergognosa», spiega il dottor Cafaro, e conclude: «In questo paese ci sono molti problemi legati al lavoro. Questo è uno di quelli. E non conta meno di altri».

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