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Giu 4, 2018

Cresce l’Europa dell’innovazione: 20 miliardi per le startup e 17 round sopra i 100 milioni di euro

Nel 2017 è stata investita una cifra record di 19,2 miliardi di euro nel mercato europeo. E si arriva addirittura a 22 miliardi di euro includendo Israele. «L’Italia deve guardare a questi modelli, Regno Unito in testa. E per farlo occorre che la politica ci creda». Intervista esclusiva a Marco Squarci di Dealroom

 

Il bicchiere mezzo pieno dell’innovazione in Europa lo racconta un italiano oggi di base ad Amsterdam. Certamente siamo lontano dai numeri d’Oltreoceano, ma lo scenario non è così drammaticamente al palo rispetto a certe narrazioni. Di questo è convinto Marco Squarci, 23enne di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, una laurea in economia e management alla Libera Università di Bolzano e da qualche mese ad Amsterdam nel team di Dealroom.co, realtà nata cinque anni fa e diventata in poco tempo il database per startup e venture capital leader in Europa. Dealroom aiuta multinazionali, investitori e governi ad identificare aziende innovative ed opportunità strategiche. E lo riesce a fare tracciando oltre 500mila aziende e 20mila investitori attivi. E offrendo una visione completa con un modello che combina big data e machine learning
«Senza ombra di dubbio i venture capital stanno scommettendo sull’Europa ad un ritmo senza precedenti», afferma Squarci, che è Head of Ecosystem Solutions proprio per Dealroom.com e si occupa della creazione di partnership tra governi ed ecosistemi locali.

Con lui abbiamo analizzato la fotografia scattata sulle opportunità di un’Europa a più velocità, ma che ha voglia di giocarsi la sua partita nell’agone dell’innovazione. «La raccolta fondi da parte dei venture capital europei ha subìto un rallentamento nell’anno passato, ma è ancora ad un alto livello storico. Infatti le basi imprenditoriali, i talenti, la collettività e i capitali europei stanno dimostrando forti segnali di crescita. Nel 2017 è stata investita in Europa una cifra record di 19,2 miliardi di euro. E si arriva addirittura a 22 miliardi di euro includendo Israele».

L’anno 2018 è iniziato con il dato drammatico del calo dei round, che in fondo rispecchiano la fiducia degli investitori nelle nuove realtà. Cosa rappresenta questa flessione?
«Certamente nel 2017 si è registrato un calo generale nel numero di round di finanziamenti in Europa. Una flessione dovuta anche ad uno scarto temporale dove i round minori vengono registrati con un ritardo di 12-24 mesi. Ma c’è da sottolineare un trend verso round di grosso calibro».

 

Quali sono i principali indicatori di crescita che avete registrato?

«Il 2017 ha visto 17 round sopra i 100 milioni di euro. Tra questi ci sono Improbable, Delivery Hero, Farfetch e Deliveroo. E si registra una crescita rispetto ai 13 round dell’anno precedente. Tuttavia, nonostante i mega-round fossero un importante indicatore di crescita, non sono l’unico. Infatti Dealroom.co, escludendo i 10 più grossi, ha registrato una crescita negli investimenti del +30%, da 12.6 miliardi di euro nel 2016 a 16.4 miliardi di euro nel 2017. Attraverso l’Europa le attività di investimento stanno gradualmente aumentando, per la maggior parte grazie all’ampliamento delle opzioni di finanziamento locale».

Nel 2017 gli investimenti del Regno Unito sono cresciuti dell'87%, passando da 3,8 miliardi di euro nel 2016 ad una cifra record di 7,2 miliardi di euro

La filiera oggi dell’innovazione in Europa da chi è composta? Tra grandi attori e piccoli che scalano, come sono i pesi e le relative crescite?

«Regno Unito, Germania, Francia, Svezia, Paesi Bassi, Spagna e Svizzera stanno generando i maggiori rendimenti in Europa, sia storicamente che guardando al futuro. Tra questi Paesi Regno Unito, Germania e Francia sono in testa. Nel 2017 gli investimenti inglesi sono cresciuti dell’87%, passando da 3,8 miliardi di euro nel 2016 ad una cifra record di 7,2 miliardi di euro. Di fatto più di Germania, Francia e Svezia messi insieme. Tuttavia la Francia è al primo posto per quanto riguarda il numero di VC round».

 

Rispetto al resto d’Europa l’Italia come si posiziona?

«Nel 2017 l’Italia ha passato un anno difficile in quanto il totale investito risultava meno del 40% rispetto al 2016: di fatto 206 milioni di euro nel 2016 contro i 126 milioni nel 2017».

 

E cosa si intravede in questo 2018?

«Per ora è ancora difficile avere una previsione chiara di cosa ci aspetta. C’è da dire che a fine del primo quarter del nuovo anno il totale investito è il doppio di quello presentatoci nel quarto trimestre del 2017. Importante da notare però che i round di investimento sono meno della metà».

Quali sono i fattori che impediscono la crescita esponenziale che invece si respira in altre aree del mondo emergenti o in quelle statunitensi nelle quali ormai l’innovazione è integrata nei processi di fare impresa? È un tema di fiducia? Di politica? O di altro?

«A mio parere è un tema sia di fiducia che di politica. Da pesanti oneri fiscali ad un deficit di supporto per nuove startup essere un imprenditore in Italia significa affrontare una serie di sfide. Tuttavia rispetto a mercati più maturi c’è da dire che il venture capital italiano è ancora molto giovane. L’Europa conta 700 milioni di abitanti, quindi guardando al totale investito da VC di 21 milioni di dollari circa nel 2017, se ne deriva una cifra di 30 dollari pro capite. Siamo molto lontani dai 250 dollari pro capite investiti negli Stati Uniti. Quest’ultimo dato indica un’opportunità di crescita enorme per l’Europa. E soprattutto per l’Italia, dove sono stati investiti solamente circa 2 dollari pro capite nel 2017».

 

Quali sono invece i fattori che favoriscono a vostro avviso la crescita di investimenti?
«Certamente la facilità di fare impresa è uno dei fattori principali, se non il più importante. Con ciò intendo che un Paese per favorire la crescita di investimenti ha bisogno di un ecosistema imprenditoriale solido e coerente dove le partnership pubbliche e private siano in linea con i requisiti delle startup. Lo “startup ecosystem” è direttamente collegato alla dinamica di mercato: gli investimenti, l’innovazione e la ricerca aumentano in un mercato dinamico e attivo con un’alta domanda e risposta. Da non dimenticare è il quadro giuridico che regola gli investimenti locali e stranieri nelle startup, il quale anch’esso di estrema importanza».

L’ecosistema delle startup è direttamente collegato alla dinamica di mercato: gli investimenti, l’innovazione e la ricerca aumentano in un mercato dinamico e attivo con un’alta domanda e risposta

Se dovesse suggerire un’area nella quale investire, su cosa si orienterebbe?
«Due settori da tenere d’occhio, specialmente in Italia sono l’agritech e foodtech. E stanno diventando temi di interesse chiave per investitori di tutto il mondo. Entrambi predispongono un’ampia varietà di tecnologie che gli agricoltori possono applicare da subito per l’automazione e il lavoro manuale. I distributori possono applicare dopo il raccolto e le aziende alimentari possono applicare durante la lavorazione.
Poi essendo appassionato di tecnologia ed innovazione se dovessi scegliere un’area nella quale investire in Europa mi orienterei verso il Deep Tech, quindi anche nella realtà virtuale o aumentata, nella computer vision, nella robotica. E poi nell’intelligenza artificiale. Questi sono i settori in estrema crescita negli ultimi anni».

I comparti più promettenti?
«Contando il Deep Tech, le aree più promettenti sono fintech e healthcare , in quanto temi di investimento preferiti dai VC al momento, con una cifra aggregata di circa 8 miliardi di euro investiti nel 2017».

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