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Giu 22, 2018

Vaccini e comunicazione: BFree e VaxMeApp vincono “PerchèSì” di Sanofi

Un progetto sviluppato da pediatri ed un hackathon di tre studenti premiati come migliori campagne di comunicazione vaccinali

“BFree” è il progetto della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) che ha vinto, su 54 candidati, il contest “PerchéSì”, promosso da Sanofi Pasteur, come migliore campagna di comunicazione sul tema dei vaccini. Sviluppato, nel 2017, da operatori di sanità pubblica, universitari e ricercatori, insieme ad ASL e dottori, questo progetto per la prevenzione e la vaccinazione, in particolare contro la meningite, ha convinto la giuria per semplicità di comunicazione e capacità informativa. «E’ un’interessantissima iniziativa che permette a medici, genitori e piccoli pazienti di “fare sistema”», ha dichiarato Simona Maschi, direttrice del Copenhagen Institute of Interaction Design e co-presidente di giuria.

Ad aggiudicarsi il premio hackathon, dedicato a studenti e neolaureati in comunicazione, oltre a grafici, designer e startupper, è “VaxMeApp”; la campagna messa a punto da tre giovani studiosi: Marco Piana, 27enne del Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media all’Università Tor Vergata di Roma; Giulia Bona, 26 anni, del Master in Giornalismo e Comunicazione Istituzionale della Scienza dell’Università di Ferrara, ed il giovanissimo Francesco Tritto, 20enne, studente di Comunicazione d’Impresa all’Università IULM di Milano.

I ragazzi, suddivisi in 10 gruppi di alunni provenienti da tutta Italia, si sono cimentati nell’elaborazione, in sole 6 ore, di una efficiente, efficace ed attraente campagna vaccinale. «I lavori erano, davvero, tutti ottimi – ha dichiarato il co-presidente di giuria Paolo Bonanni, professore di Igiene e Medicina preventiva all’Università di Firenze – ma questo ci ha colpito in maniera particolare per l’ironia, l’intelligenza e la praticità con la quale interagisce con gli utenti».

 

VaxMeApp

Il progetto ideato dai tre ragazzi integra video ironici e virali sulla rete, legati ai vaccini, per avvicinare i “millennials” alla corretta informazione scientifica. «Mentre ragionavamo sul da farsi, in preda a mille idee, ci siamo fermati e ci siamo posti una domanda: Cosa interesserebbe sapere a noi, giovani, e quale potrebbe essere il modo più diretto per comunicarcelo?», spiega Giulia Bona. La risposta è arrivata: un’app ed un gioco sulla prevenzione vaccinale. «Neanche a farlo apposta, tutti e tre siamo appassionati di gaming. Percio’, inizialmente, pensavamo di proporre un bel gioco elaborato, poi siamo tornati con i piedi per terra ed abbiamo optato per una semplice demo con palline “ammalate” che possono guarire».

 

Inoltre, i ragazzi, hanno voluto giocare sull’ironia. «Cosa succederebbe se tutte le fake news che circolano sui vaccini fossero vere? Abbiamo pensato di chiamare in causa Neri Marcorè, comico per eccellenza, che imita Piero Angela nella descrizione di un mondo decimato da epidemie ricomparse perché non ci si vaccina più. Chiaramente, questa è un’estremizzazione, ma può rendere consapevole l’utente di quanto, tutto questo, in un futuro no-vax, possa diventare realtà», spiegano gli studenti. Un’idea originale e vincente che è valsa ai giovani talenti il primo premio.

I premi

I tre studenti vincitori dell’hackathon frequenteranno, questa estate, un corso allInstitute of Interaction Design di Copenaghen, co-fondato e diretto da Simona Maschi. A “BeFree”, il progetto vincitore del contest, sarà, invece, offerto un Master in Comunicazione Sanitaria e Vaccinale presso la TAG Innovation School, la scuola di formazione sulle competenze digitali di Talent Garden. «Siamo orgogliosi dei tanti, eccellenti, progetti presentati. I target e le idee sono molto diversificati tra loro e le soluzioni proposte davvero interessanti – ha dichiarato Mario Merlo, general manager di Sanofi Pasteur Italia e Malta – In questo campo è fondamentale la buona riuscita della comunicazione tra medici, genitori e figli, al fianco di istituzioni e società scientifiche capaci di promuovere la cultura della prevenzione ed il suo valore. Perché tutto questo deve, seriamente, diventare virale».

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