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Ago 16, 2018

#SIOS18 | Luigi Galimberti (Sfera): “Ho deciso di ripartire dalla terra con la più grande serra hi-tech d’Italia”

Storia di una impresa agricola diventata caso di successo nell’agritech mondiale. Una delle dieci startup finaliste di StartupItalia! Open Summit 2017 e con noi anche al nuovo #SIOS18

Un tipo coi piedi per terra. Per davvero: oggi ancora più di ieri. Perché se in passato i suoi piedi solcavano i sottosuoli per sondare quegli spazi che avrebbero ospitato gallerie di ogni tipo, per la viabilità stradale e ferroviaria, oggi quegli stessi piedi calpestano una terra generosa: nella quale è possibile integrare in modo equilibrato sostenibilità e innovazione. Dall’edilizia di un tempo all’agricoltura high-tech, quella attenta alla qualità delle materie prime ma lavorata con moderne tecnologie. Di fatto dalla costruzione di gallerie alla creazione di una serra idroponica superaccessoriata. E per giunta già entrata nel Guinness nostrano come la più grande d’Italia.

C’è un prima e un dopo nella vita di Luigi Galimberti, 46enne imprenditore da sempre impegnato nel settore dell’edilizia: nato a Civitavecchia, da sei anni di base a Grosseto. E al centro, come spartiacque, la grave crisi economica che ha falcidiato un settore intero: quello delle costruzioni, lasciando a casa migliaia di lavoratori e azzerando una intera filiera. Anche per questo Luigi ha deciso di voltare pagina. E di cambiare lavoro: e, in fondo, la propria vita. «Ho iniziato con un furgoncino e un operaio, come tanti in Italia nel settore dell’edilizia. Per ventidue anni mi sono occupato della costruzione di opere in sottosuolo. La mia azienda era arrivata a contare 250 dipendenti. L’ho dovuta chiudere nel 2009 a seguito della crisi. Ma non mi sono dato per vinto e mi sono reinventato».

La nascita di Sfera

Luigi ha deciso di trasferirsi in quello spicchio di terra fertile e generoso che si annida nella bassa Toscana: «Ho individuato le terre del grossetano perché è lì che ho riscontrato le condizioni climatiche migliori per quello che è diventato il mio sogno imprenditoriale». Un sogno diventato realtà negli ultimi anni. E che ha preso il nome di Sfera. Alla base c’è un concetto innovativo di orticoltura. Più sostenibile, più integrata con l’ambiente circostante, più attenta alle proprietà dei vari prodotti messi a coltivazione. «Sono un sostenitore dell’innovazione incrementale nell’agritech: non è facile innovare con il trattore e l’aratro. Occorre innestare nell’agricoltura le migliori tecniche di management», afferma Luigi.

Passione, studio, determinazione. «Ho mandato un messaggio su LinkedIn a Lorenzo Allevi, amministratore delegato della società di venture capital sociale Oltre Venture, raccontandogli l’idea. Lui mi ha risposto e nel giro di quattro mesi abbiamo costituito la società». Sfera nasce così nel luglio 2016 con un seed iniziale da 150mila euro. Poi c’è un round importante da 7,5 milioni di euro proprio da Oltre Venture e da altri angels, tra i quali il Club degli Investitori di Torino. E lo scorso anno, precisamente nell’agosto 2017, il round da 11,7 milioni di euro con Iccrea Banca.

La mia azienda era arrivata a contare 250 dipendenti. L’ho dovuta chiudere nel 2009 a seguito della crisi. Ma non mi sono dato per vinto e mi sono reinventato.

Oggi la serra, i cui lavori sono partiti nell’estate 2017, è completata nella quasi totalità. Di fatto la struttura si estende su tredici ettari, è in produzione e dà lavoro a 165 dipendenti. Il break-even è stimato a fine 2018 con un previsionale di fatturato per l’anno prossimo di 10 milioni di euro.

La serra dei record: è la più grande in Italia

E se mettessimo all’opera in agricoltura tutte le migliori tecnologie disponibili? Questo il pensiero che frullava nella testa di Luigi, quando ha immaginato la costruzione di una serra high-tech, prima disegnandola su carta e poi ipotizzandola come impresa. E da subito l’idea è stata quella di puntare in grande. «È stato un punto imprescindibile: la serra bisognava crearla di grandi dimensioni per avere economie di scala sostenibili».

La serra è nel comune di Gavorrano, ottomila anime nel grossetano. Tredici ettari di tecnologia: l’involucro è digitalizzato e l’irrigazione è gestita con aghi, quindi è di precisione. Un’eccellenza nel panorama dell’agritech europeo. «Stiamo ripensando l’agricoltura con le potenzialità della tecnologia. Con la nostra serra siamo a ciclo chiuso e non disperdiamo acqua, con un risparmio certificato del 90%». Al centro di tutto c’è il pomodoro, datterino o piccadilly. «Ne produciamo per metro quadrato 30 chili all’anno e lo produrremo per tutto l’anno». Ad oggi Sfera serve i supermercati di Toscana, Lazio, Umbria, Sardegna e Campania. Ma a breve approderà anche in Lombardia e Piemonte. «Nei campi di pomodoro tradizionali si realizzano dieci chili in un metro quadrato all’anno, noi col datterino ne facciamo quindici e addirittura col pomodoro da salsa arriviamo a quaranta chili». Ma è il consumo di acqua a fare la differenza. «Per produrre un chilo di pomodori consumiamo attualmente solo 2 litri di acqua, contro i 75 del campo aperto. E di questi 2 litri la quasi totalità la recuperiamo dall’acqua piovana».

Partire dai bisogni. Provando a soddisfarli

Non solo pomodori. Qui si coltivano anche insalate ed erbe aromatiche. E tutto viene monitorato con sistemi di controllo a distanza.

 

StartupItalia!: Luigi, quali elementi della serra attestano la forte impronte digitale?

Luigi Galimberti: L’ambiente è tutto controllato in remoto: clima, terreno, irrigazione, misurazione dell’umidità. È tutto affidato al computer e collegato alle stazioni meteo. Se arriva una folata di vento o il vento aumenta la serra va in protezione e si chiude. Poi c’è la componente umana, essenziale. I nostri grower monitorano dal vivo la serra.

 

SI!: Chi sono i grower?

LG: Sono  coloro che fanno crescere le piante. Nel nostro caso si tratta di quattro professionisti laureati in scienze agronomiche e con esperienze pluriannuali nelle coltivazioni fuori suolo, quindi nella coltivazione idroponica.

 

SI!: Perché può essere definita la serra dei record?

LG: Perché abbiamo fatturato ad un anno dalla posa della prima pietra, abbattendo i tempi di costruzione.

 

SI!: Ma come sei arrivato all’idea di una serra idroponica?

LG: Ho avuto sempre il pallino dell’innovazione di prodotto e di processo. Sono arrivato all’idea della coltivazione idroponica visitando una serra a Grugliasco. Da lì la scintilla.

 

SI!: Un progetto studiato a tavolino.

LG: Una prima volta l’idea era naufragata. Poi l’ho messa meglio a fuoco. E sono partito dalle cinque tendenze individuate dal Boston Consulting Group nell’agricoltura: la mancanza di risorse, la mancata digitalizzazione del comparto, il mancato allineamento tra domanda e offerta, la presenza sulla scena di un consumatore più attento e informato e la tendenza a passare dal prodotto all’esperienza. Sfera risolve tutti questi cinque aspetti.

 

SI!: Un consiglio a chi ha deciso di intraprendere un percorso imprenditoriale con la sua startup?

LG: Io ho fatto sempre impresa, ma penso di essere partito dai bisogni specifici e non dalle idee. Penso che questa attenzione ai bisogni anche latenti possa essere un buon punto di partenza.

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