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Ago 23, 2018

73 miliardi in 7 mesi. Il 2018 è l’anno degli Unicorni

Dopo i primi 7 mesi del 2018, gli ottimi numeri dell'anno passato sono vicini. Sono già 65 le nuove società "da un miliardo": merito dei round d'investimento in crescita, delle Ipo e delle acquisizioni da parte di grandi gruppi

Il 2018 potrebbe essere un anno di svolta per il mondo dell’innovation spinto sempre più in là oltre i propri confini da quelle realtà che ne rappresentano spirito e sostanza: gli unicorn.

Il mitologico sogno di qualsiasi investitore, ossia una startup dalla valutazione che supera il miliardo di dollari e dalle potenzialità di crescità pressoché illimitate, sta diventando una creatura comune. Maggiori finanziamenti che si accompagnano a una crescita costante delle valutazioni. Nei primi 7 mesi dell’anno sono 65 le società che hanno questo status, attirando di conseguenze le attenzioni, e non solo, dei soggetti attivi nel settore.

Un 2018 oltre le aspettative

Per fare innovazione servono idee, ma anche denaro. Sempre lì si finisce. E forse dietro a questa prima, ma ottima, fetta di 2018 sta proprio una maggiore disponibilità di fondi con un numero sempre più grande d’investitori privati pronti a credere nei nuovi progetti.

 

Secondo i dati raccolti da Crunchbase News, un anno fa gli investimenti in unicorn si fermarono a quota 98 miliardi di dollari. 7 mesi dopo si sono già raggiunti i 73 miliardi con altri 150 giorni davanti. Diretta conseguenza degli oltre 170 round d’investimento completati, tra cui anche un incredibile round da 14 miliardi per la startup cinese Ant Financial, colosso dei pagamenti che gestisce Alipay di Alibaba. Altri importanti casi di successo: i 2 miliardi raccolti da Grab, servizio di assistenza al traffico in Sud Africa, e 2,5 miliardi per JD Logistics , una filiale del colosso cinese di e-commerce JD.com.

fonte Crunchbase News

Automotive, pharma, ride sharing e crypto currency: questi i settori dove si muovono i nuovi unicorn cercando spazi liberi in cui poter crescere e strutturasi. Ma a cambiare, per certi versi, è anche la geografia dell’innovazione. Le 65 società da un miliardo, cui abbiamo accennato prima, non sono più, come in passato, appannaggio esclusivo degli States (26 gli unicorn a stelle e strisce), ma rappresentano ormai un dualismo che vede nella Cina (anch’essi 26) il suo protagonista principale. L’Europa c’è e si muove nell’ombra: poche realtà ma degne di nota, come l’e-commerce fashion About You o la piattaforma di musica in streaming Deezer.

Tra Ipo e acquisizioni

Oltre agli investimenti privati, però, ha sicuramente avuto un effetto benefico su tutto l’ecosistema innovativo l’incremento di Ipo (offerta pubblica iniziale con conseguente quotazione in Borsa) e M&A (acquisizioni e fusioni). Nel 2018 abbiamo potuto assistere già a ben 34 operazioni di questo genere, mentre nel 2017 il numero si fermo a 26.

 

Da una parte, 11 importanti acquisizioni con il grande gruppo che decide di puntare convinto sulle potenzialità della startup, magari con il progetto futuro di integrarla poi nella propria stuttura. Percorrendo questa strada Walmart ha comprato Flipkart per 16 miliardi e Microsoft si è assicurata GitHub con un acquisto da 7,5 miliardi.

La quotazione di Xiaomi alla Borsa di Hong Kong

Dall’altra, ci sono 23 Ipo di startup che, nella maggioranza dei casi, hanno visto il mercato confermare le aspettative e le valutazioni degli investitori. Con almeno sei di loro che superano la capitalizzazione di 10 miliardi. Tra queste la svedese Spotify, l’americana Dropbox, il cui esordio non è stato particolarmente brillante, la cinese Pinduoduo, ma soprattutto la connazionale Xiaomi, quotata in luglio alla Borsa di Hong Kong e oggi in cima a questa speciale classifica.

 

Ottime basi in vista della conclusione di questo 2018 e del prossimo 2019 in cui assisteremo alle Ipo di realtà come Airbnb e Uber.

 

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