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Gen 9, 2019

Le magnifiche 7 tricolore. Ecco quali sono le startup italiane alla conquista di Singapore

Non è sempre facile per una realtà italiana imporsi in un mercato così lontano. Abbiamo incontrato quelle più promettenti, da tenere d'occhio nel 2019

Sono circa 4.000 gli italiani residenti a Singapore. Ancora molto pochi rispetto ad altre nazionalità europee, come francesi, inglesi e tedeschi, presenti in maggior numero. Il risultato è che, nonostante questa città-stato nel cuore del Sud Est Asiatico sia considerata un hub dell’innovazione, le startup italiane fondate qui o che guardano a questi mercati sono pochissime.

Abbiamo raccolto le sette che consideriamo più promettenti, da tenere d’occhio nel corso del 2019. La maggior parte opera nel settore della finanza, lavorando a stretto contatto con le istituzioni locali per regolarizzare il settore. Quasi tutte sono state fondate da persone con anni di esperienza nei paesi asiatici e nessuna vede al vertice una donna. A tornare in Italia, al momento, non ci pensa nessuno. Il dinamismo del mercato e le tantissime opportunità di crescita tengono gli imprenditori occidentali ben ancorati alla città del Leone.

StashAway, fondata da Michele Ferrario

“Nessuno mi stava aiutando a gestire i miei risparmi, così ho creato StashAway ”. Michele Ferrario, 38 anni di Como, ha fondato nel 2016 il primo roboadvisor di Singapore per aiutare i risparmiatori ad investire in modo facile il proprio denaro. “Nell’aprile 2016 stavo sfogliando il report trimestrale del maggiore shareholder di Zalora, per cui al tempo lavoravo come CEO, e ho visto che avevano investito in una società che faceva esattamente quello che mi serviva. Ho cercato su Google ‘roboadvisor’ e ho visto che qui non c’era ancora niente del genere”.

In poco tempo, Michele ha trovato altri co-founder con cui partire: Nino Ulsamer e Freddy Lim. In due anni e mezzo, hanno raccolto un totale di 8 milioni di dollari in tre round e ora sono presenti a Singapore e in Malesia. “Le opportunità capitano quando meno te lo aspetti. L’investitore principale del secondo round l’ho trovato perché me l’ha presentato un ragazzo che avevo incontrato a Roma ad un forum di Ernst & Young dove partecipano le startup di un programma di accelerazione che noi avevamo vinto. Non ci volevo neanche andare, mi sembrava una perdita di tempo… e invece!”. Il team attuale conta 37 persone e crescerà a breve, soprattutto nel mercato malese, dove hanno recentemente lanciato. “Non mi piace tanto la parola fintech, siamo un servizio finanziario a tutti gli effetti. E poi, tutti i servizi finanziari dovranno per forza diventare tecnologici, no?”.

Crowdo, fondata da Nicola Castelnuovo

Sono state 5.000 le aziende finanziate grazie a Crowdo a Singapore, in Indonesia e Malesia negli ultimi 6 anni. Fondata da Nicola Castelnuovo, 45 anni di Lecco, Crowdo è una piattaforma che facilita l’investimento in piccole e medie imprese tramite l’equity crowdfunding e il P2P lending, ovvero finanziamenti e prestiti ottenuti da persone comuni.

“Diamo la possibilità a chi non ha accesso al credito tradizionale di ottenere i fondi necessari per iniziare comunque la loro attività. È molto gratificante”. In Malesia, Indonesia e Singapore, il 98% delle aziende è costituito da piccole e medie imprese per le quali l’accesso al credito a volte e complicato. D’altra parte, si democratizza anche la possibilità di investire. Tra gli investitori presenti sulla piattaforma, infatti, non ci sono solamente professionisti, ma anche piccoli risparmiatori.

Il fintech a Singapore è sicuramente un settore in crescita esponenziale e le stesse istituzioni collaborano con startup e aziende innovative per regolarlo. “C’è un ottimo livello di interazione con le autorità. Abbiamo lavorato insieme per creare una normativa adatta. L’idea è quella di dare fiducia ai consumatori e diventare vere e proprie istituzioni finanziarie, non solamente startup”.

 

Sonno, fondata da Fabio Miceli

In Italia probabilmente Sonno fa venire in mente solo il torpore classico proprio di questo periodo dell’anno, l’inverno, ma in Malesia e a Singapore, è il nome di un e-commerce di materassi di alta qualità che ha già un fatturato a sei cifre, nonostante sia stata fondata solo un anno fa da Fabio Miceli, 34 anni, di Udine, senza nessun finanziamento esterno.

“Spendiamo circa un terzo della nostra vita dormendo, ma spesso non si dà la giusta importanza alla scelta del materasso. Vai al negozio, provi diversi materassi per 10 secondi l’uno e poi ti affidi completamente al venditore”. La spesa, inoltre, non è proprio indifferente: si parla di qualche migliaio di euro. Sonno taglia tutti gli intermediari e riduce i costi di trasporto, spedendo il materasso sottovuoto in un box, e offre 100 notti di prova, entro le quali si può restituire il prodotto gratuitamente. Costo totale: dai 450 agli 830 euro.

L’idea è nata quando Fabio e sua moglie, Margherita Mosanghini, dovevano comprare un materasso per la casa nuova. Sembrava non ci fosse alcun prodotto adatto alle loro esigenze, così hanno creato da zero il primo prototipo di Sonno. “Ho avuto fortuna che mia moglie avesse esperienze nel design di materassi. Da allora, continuiamo a lavorare per migliorare la qualità e sperimentare nuovi materiali”.

Ma perché lanciare proprio in Malesia e a Singapore? “Negli Stati Uniti questo modello é già stato testato e funziona molto bene”. Casper, ad esempio, il leader del mercato americano, ha una valutazione di 750 milioni di dollari. “Ho voluto provare a portare questo concetto nel Sud Est Asiatico, dove il settore e-commerce sta crescendo molto velocemente, anche più che in Europa.” Tornare in Italia non è nei piani. “Lavorare qui a Singapore è veramente emozionante, c’è tanta voglia di fare e tante opportunità per crescere. E a breve avremo una buona notizia da annunciare!”

Flyspaces, fondata da Mario Berta

I venture capital non gli davano fiducia, così i primi investimenti li ha trovati in palestra e al bar. Mario Berta, 34 anni di Torino, ha fondato FlySpaces nel 2015 con l’idea di creare la più grande piattaforma online per affittare spazi di coworking e uffici nel Sud Est Asiatico. La sede principale è Singapore, ma l’azienda opera in Filippine, Indonesia, Malesia e presto anche in Thailandia.

All’inizio si potevano prenotare solamente sale riunioni, ma poi il team ha deciso di aprire il mercato ad affitti di medio e lungo termine. “In Filippine, ad esempio, lavoriamo tantissimo con grandi aziende che affittano spazi enormi per lunghi periodi per i loro call-center”.

I competitor sono tanti, “ma nessuno con la nostra scala”, ci tiene a precisare Mario. “Noi abbiamo un team di 52 persone, siamo presenti in 4 paesi, e apriremo presto anche in altri”.

Dal 2015 ad oggi, Flyspaces ha ricevuto 2.6 milioni di dollari di investimenti, ma non dai tradizionali venture capitalist. “Nel Sud Est Asiatico i VC hanno avuto finora pochi successi, non hanno fatto grandi exit e sono ancora molto avversi al rischio. In più, spesso gli investitori locali non hanno un passato da imprenditori”. La startup ha infatti ricevuto fondi da grandi gruppi edili locali. Uno in particolare ha firmato al bar che Mario ha aperto a Manila. “In Asia si dà molta importanza alla relazione umana. La mia decisione di aprire un bar è un gesto simbolico: sono qui e sono qui a lungo termine. Voglio installare relazioni personali durature. Così ho convinto i miei investitori”.

Di ritornare in Italia, non se ne parla. Mario non ha mai lavorato in Italia e per ora non ha nessun piano di lasciare quello che sta costruendo qui.

 

Aspire, fondata da Giovanni Casinelli e Andrea Baronchelli

Aspire era nata con l’idea di facilitare l’accesso al credito ai piccoli e medi venditori su Lazada, l’Amazon locale. Ma in breve tempo ha esteso i suoi servizi a tutti i tipi di piccoli imprenditori. Giovanni Casinelli, 27 anni di Arpino, in provincia di Frosinone, è uno dei co-founder insieme ad Andrea Baronchelli. “Ero appena uscito dalla mia startup dopo 5 anni e stavo lavorando su dei progetti miei, quando ho conosciuto Andrea che cercava un co-fondatore tecnico. Così mi sono buttato”.

All’inizio del 2018, il team di Aspire è riuscito a entrare nel programma di accelerazione di Y Combinator, in California. E, subito dopo, grazie al demo day, hanno raccolto il secondo round, per un totale di 9.1 milioni di dollari.

Gli istituti di credito tradizionali si basano sui bilanci degli ultimi 5 anni per stabilire se dare o meno dei prestiti. Aspire cerca dati alternativi, in modo da aprire le porte a piccole aziende che altrimenti non potrebbero ricevere i soldi necessari per far crescere il proprio business.

“Le imprese compilano un modulo e la risposta e i soldi arrivano in giornata. Abbiamo richieste dai 5 mila ai 100 mila dollari. Un piccolo ristorante che ci ha chiesto un prestito, ad esempio, è riuscito ad aprire altre 4 sedi e una di questa proprio sotto il nostro ufficio a Singapore”.

Nel prossimo anno, Giovanni e il suo team vogliono aprire anche in Indonesia e in Thailandia, e potenzialmente espandersi in tutta la regione.

Korporatio, fondata da Stefano Covolan

Un’azienda aperta e regolata sulla blockchain. Korporatio, startup fondata da Stefano Covolan, 27 anni, della provincia di Treviso, vuole risolvere proprio questo problema. “Ho passato giornate intere su LinkedIn a contattare persone che lavorassero nei paesi offshore e che stessero cercando di legalizzare le DAO [aziende create e regolate sulla blockchain, NdR]. Ho trovato il mio attuale advisor, che ha sede alle Seychelles e mi ha aiutato ad aprire la mia startup”.

Stefano inizialmente ha lavorato alla sua idea nel tempo libero, ma da 5 mesi è passato full-time sul progetto. Finora 30 società sono state aperte sulla piattaforma. “Molti pensano che aprire un’azienda offshore sia illegale, ma non è cosi. È illegale solamente se non hai pagato le tasse sui soldi con cui apri la tua azienda. Ci vuole molta più informazione a riguardo”.

Recentemente, Korporatio ha ricevuto il suo primo seed round di circa 500 mila dollari, per la maggior parte in bitcoin. “Per ora stiamo sviluppando partnership con altre aziende di trading, per fare in modo che le società aperte sulla nostra piattaforma possano anche vendere e comprare quote delle diverse imprese. Il piano futuro, ovviamente, è quello di crescere in tutto il mondo”.

Eligo Milano, fondata in Italia e portata a Singapore da Andrea Monni

Già lanciata in Italia, Eligo Milano ha appena aperto il mercato anche a Singapore. La startup di abiti su misura fondata da Giulio Manno, Giuseppe Catella, Giuseppe Catella e Naomi Kohashi Catella, ha scelto di affidarsi a Blue Spark, azienda fondata da Andrea Monni, 44 anni, di Cagliari, per espandersi nel Sud Est Asiatico.

“A Singapore c’è un’ottima percezione del Made In Italy e il reddito pro capite è abbastanza alto per permettersi abiti sartoriali”, precisa Andrea. A Singapore, infatti, il reddito pro capite è dell’80% superiore a quello italiano.

Nonostante l’apertura della sede in Sud Est Asiatico, tutti i capi verranno prodotti in Italia e spediti qui. L’idea è quella di espandere le operazioni anche in Indonesia e in Filippine. “Il mercato è ancora molto brand-driven, la gente preferisce comprare marchi famosi, ma piccole case sartoriali stanno iniziando ad avere un discreto successo”. Il fatto che ci sia una sola stagione a Singapore tutto l’anno potrebbe rappresentare un limite per le vendite di abbigliamento, ma per ora il team ha riscontrato non poco interesse verso i loro prodotti.

“Questo sarà il primo beta test che facciamo con Blue Spark, l’azienda fondata con Marco Villa che aiuta startup italiane ed europee ad espandersi in Asia. E già stiamo lavorando con altre aziende per portarle qui a Singapore e supportarle nella loro espansione”.

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