immagine-preview

Gen 24, 2019

Jeff Bezos, il divorzio costa caro: perchè lasciarsi può cambiare il volto di Amazon

Il miliardario americano negli ultimi giorni è finito nel mirino del gossip per il divorzio da MacKenzie Tuttle. Potrebbe, però, tornare presto alle cronache finanziarie: in gioco c'è la divisione del patrimonio (e delle azioni)

Coppia di opposti. Amante dei party lui, riservata e profonda lei. Tanto duro con i dipendenti lui, al punto da  far – si dice – pagare persino il parcheggio aziendale, tanto materna lei, che accompagna a scuola i figli e fino al 2013 portava al lavoro pure il marito.

 

Era una storia da film. Lui vice presidente in un fondo di investimenti, lei in cerca di un lavoro da impiegata per mantenere la passione per la scrittura. E’ lui a farle il colloquio e ad assumerla, ma è lei a invitarlo a pranzo la prima volta. In tre mesi sono fidanzati, sei mesi dopo si sposano. E’ il 1993, la città è New York e loro sono il CEO di Amazon Jeff Bezos e la moglie, MacKenzie Tull.

 

Il divorzio, annunciato nei giorni scorsi, potrebbe costare caro all’imprenditore, la cui fortuna è stimata da Bloomberg in 137 miliardi di dollari. In gran parte sono dovuti a una quota azionaria pari al 16% della società di e-commerce, la seconda nella storia a superare la valutazione di 1000 miliardi di dollari dopo Apple, nel settembre scorso.

 

Jeff Bezos divorzia: la storia della coppia dagli inizi

Torniamo indietro di qualche anno. Amazon vede la luce nel 1994, quando Jeff e MacKenzie si trasferiscono da New York a Seattle, dall’altra parte dell’America. Lei guidava, lui scriveva col portatile sulle gambe il business plan di un negozio online che, nel giro di pochi anni, sarebbe diventato il più grande emporio virtuale del mondo. Da notare che si trattava di una visione: Internet come la conosciamo oggi era nata pochi anni prima, i siti web erano testuali e l’accesso alla Rete era costoso e privilegio di pochi.

 

La coppia lavora assieme al progetto, che parte dalla vendita di libri. Del resto, MacKenzie è una scrittrice con laurea in letteratura inglese e partecipa attivamente alla vita dell’azienda. “Era una di quelle che contavano quando si faceva una riunione” ricorda un dipendente della prima ora. Su Amazon si trovano i testi più disparati, e anche in Italia si comincia a comprare dall’azienda per procurarsi rarità.

 

Ma il business non è la passione della signora Bezos: mentre il marito si concentra sugli affari, la giovane narratrice si dedica sempre più alla scrittura. Ai tempi la coppia viveva in un monolocale.

Nel 1999 i soldi cominciano ad essere veri, e i due  si trasferiscono in una casa da 5 milioni di dollari.

 

Il resto è abbastanza noto, ed è una progressione verticale. Amazon, da bookseller che era, comincia a vendere di tutto, fino a diventare la potenza globale dei giorni nostri. Bezos si compra un giornale (il glorioso Washington Post, odiato da Trump), una società di missili alla Elon Musk (la Blue Origin)  e si diverte a praticare hobby costosi, come la ricerca di razzi NASA caduti nell’Oceano Atlantico. MacKenzie, in pubblico e in privato, sostiene il marito, che ha il dono di dividere il mondo in due: chi lo ama e chi, invece, lo odia, per i metodi non ortodossi che – si dice – l’azienda impiegherebbe con dipendenti e fornitori.

 

La crisi arriva… con un film

Il business si allarga, come si diceva. Amazon comincia persino a produrre film, ed è proprio sul set di uno di questi – Manchester by the sea  del 2016- che il CEO incontra Patrick Whitesell, potente agente di molte star di Hollywood, e comincia a lavorarci assieme. Le famiglie col tempo cominciano a frequentarsi, anche perché vicine di casa a Mercer Island.

 

Bezos e Lauren Sanchez, moglie di Whitesell, si conoscono allora. Secondo quanto riferito dai giornali di gossip statunitensi, avrebbero cominciato a flirtare parlando della comune passione per il volo. Lui, su suggerimento di Whitesell, la coinvolge in Blue Origin col compito di fare riprese aeree per  video promozionali (la Sanchez è pilota di elicottero). La relazione comincia, e sarebbe andata avanti per nove mesi, prima di essere svelata ai rispettivi coniugi. I media scandalistici parlano di un cinquantenne tornato ragazzino, con tanto di uscite sbarazzine in ristoranti esclusivi a Los Angeles e sms sdolcinati in cui lui, al settimo cielo, le confessa di amarla alla follia. Lei, dal canto suo, non nasconderebbbe di gradire il fatto di avere per sé le attenzioni dell’uomo più ricco del pianeta.

 

Conseguenze: l’agente divorzia dalla moglie, seguito a pochi mesi di distanza dal patron dell’e-commerce. “Continueremo la nostra vita comune da amici ” hanno dichiarato i Bezos in un post a firma congiunta pubblicato su Twitter. Di mezzo ci sono quattro figli.

 

Il divorzio di Jeff Bezos: una vicenda non solo personale

Ma non si tratta solo di una vicenda personale. La coppia ha sempre vissuto nello stato di Washington, e non pare aver sottoscritto alcun accordo prematrimoniale. Le leggi locali prevedono che tutti i beni acquisiti nel corso dell’unione vengano divisi in caso di divorzio, e pare non ci sia dubbio – commentano diversi legali sentiti dalla stampa USA – che Amazon ricada nella fattispecie.

 

Bezos, che secondo Forbes è l’uomo più ricco del mondo, detiene il 16% delle azioni di Amazon, poca cosa rispetto a Zuckerberg, che, ad esempio, possiede il 51% di Facebook. La quota gli garantisce una considerevole influenza, ma non certo il controllo.

 

Se i due si separassero in maniera amichevole, Bezos potrebbe liquidare alla moglie il controvalore delle azioni che le spetterebbero. In fondo, lei non ama gli affari. In questo caso nulla cambierebbe nella governance del colosso di Seattle.

 

Nel peggiore dei casi, la vicenda, invece, si complicherebbe.  Se l’ex moglie avesse interesse a mantenere le azioni, Bezos potrebbe scendere fino all’8%, e questo cambierebbe decisamente i rapporti di forza nella società. Ad esempio, nei confronti di un investitore istituzionale come Vanguard, che ha in portafogli il 6% del pacchetto.  Ma non solo. Se MacKenzie reclamasse un posto nel board, nota l’Economist, potrebbe anche opporsi alle strategie del marito. Ad esempio, proponendo di alzare i salari. Amazon è già da tempo sotto l’attacco dei media per le proprie politiche.

 

Il divorzio di Bezos pone, quindi, qualche domanda agli azionisti. Il fondatore dovrà rassicurare il board sul fatto che sarò in grado di restare concentrato sugli affari. Anche perché esistono studi che dimostrano come un divorzio renda spesso i Ceo più inclini al rischio, per compensare rapidamente la perdita di ricchezza con maggiori guadagni.

 

Il nostro, dal canto suo, è tutto fuorchè un manager tipico. Poco incline a farsi controllare dal consiglio di amministrazione, dorme otto ore a notte, non fa riunioni dopo le 5 del pomeriggio e fino a poco tempo fa trovava sempre il tempo per leggere i romanzi della moglie. Almeno da questo punto di vista, la sua routine è destinata a cambiare.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter