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Ultimo aggiornamento il 2 settembre 2019 alle 7:00

Crowdfunding immobiliare, tra presente e futuro. Il racconto di Francesco Chechile di House4Crowd

Il crowdfunding immobiliare ha raccolto in ITalia, negli ultimi 12 mesi, poco meno di 16 milioni di euro. Un risultato notevole: soprattutto considerando che, fino allo scorso anno, erano solo due le piattaforme disponibili

Negli ultimi 12 mesi il “mattone digitale” ha iniziato a far sentire il suo peso anche in Italia. Il crowdfunding immobiliare ha raccolto, negli ultimi 12 mesi, poco meno di 16 milioni di euro. Un risultato notevole, considerando che, fino allo scorso anno, erano solo due le piattaforme disponibili. Prima è stato il turno di Housers, che dalla Spagna è sbarcata anche in Italia: finora la piattaforma ha raccolto 90 milioni nei Paesi in cui opera. Poi sulla sua scia, sono nati player italiani come Walliance, Concrete, Trusters, Re-Lender, e da qualche mese, una new entry: House4Crowd, guidata da Francesco Chechile. Che a StartupItalia offre qualche spunto in più per comprendere al meglio questo settore, capire quali opportunità ci siano e quali i possibili sviluppi futuri.

I due modelli: equity e lending

Francesco ci racconta che sono due i modelli che il fondatore di una piattaforma di crowdfunding immobiliare può seguire: Nel lending (come Housers) chi investe presta dei soldi e diventa di fatto titolare di un diritto di credito: entro una certa scadenza, e in base al tasso di interesse, ottiene indietro il  credito. Altro discorso è per l’equity, come il modello di House4Crowd e altri: qui, l’investitore compra delle quote della società che promuove un’operazione immobiliare e ottiene un ROI annuale dal suo investimento spiega Francesco.

 

Francesco, che proviene da una famiglia di costruttori di Salerno, fondatori della società di ristrutturazioni Restyco srl, ha avuto l’idea di House4Crowd mentre viveva in Spagna. In terra iberica c’erano già delle realtà che iniziavano a fare business nel settopre. Dopo la modifica del regolamento per l’equity crowdfunding, che ha aperto lo strumento anche a realtà immobiliari, ha deciso quindi di costruire la sua piattaforma: per House4Crowd, Francesco è riuscito a conquistare la fiducia di partner come Banca Sella, intermediario nei pagamenti e garante della sicurezza, e Digital Magics, che ha acquisito il 20% delle quote societarie. Il portale ha inoltre ottenuto l’autorizzazione della Consob: ad aiutarlo nell’impresa sua sorella Rosaria, la cofondatrice del progetto.

“L’immobiliare resta l’investimento più sicuro, ma è uno dei settori più refrattari all’introduzione di nuove tecnologie. Il momento per digitalizzare il settore è propizio, anche data la buona salute di tutto il comparto dell’equity crowdfunding, che ha superato gli 82 milioni di euro di raccolta in Italia”, continua Francesco. Il lancio di una piattaforma di crowdfunding immobiliare non è stata una passeggiata, come ci racconta: “La complessità maggiore è trovare le operazioni. Bisogna fare grande attenzione a cercare le migliori opportunità e soprattutto individuare società affidabili. La fase di scouting impiega la maggior parte dell’attività. C’è poi il lavoro estenuante della fase di raccolta: non tutto può avvenire online. L’investitore vuole conoscerti e, per questo, bisogna affiancare attività offline, a quelle online, con eventi dal vivo. Con House4Crowd ne organizzeremo diversi, per ognuna delle operazioni che presenteremo sulla piattaforma”.

 

Eppure ne vale la pena, spiega Francesco, che cita i numeri del mercato immobiliare: secondo le stime degli analisti, è destinato a raggiungere entro il 2025 un valore di 300 miliardi.  Inoltre, gli ultimi dati ISTAT sottolineano lo stato di crescita del comparto in Italia, con l’aumento delle transazioni dell’8% nel primo trimestre 2019 rispetto a quello dello scorso anno e, infine, la riduzione dei tempi di vendita fino a 129 giorni.

Il limiti del modello e la tokenizzazione

Chechile racconta poi che la naturale evoluzione del crowdfunding immobiliare sarà la tokenizzazione degli immobili, per risolvere uno dei problemi più sentiti dagli investitori del mercato immobiliare: la liquidità degli investimenti. “Con la tokenizzazione, gli utenti avranno la possibilità di negoziare il token su mercati secondari, rendendo liquido il loro investimento. Oltre alla creazione di un mercato secondario, nel quale sarà possibile scambiare quote immobiliari in modo istantaneo e veloce, l’introduzione della tokenizzazione degli asset nel crowdfunding porterà anche altri vantaggi. Pensiamo per esempio alla riduzione dei costi di fee per le terze parti, tagliati grazie agli smart contract».

Il futuro è già presente, esistono già startup che ci lavorano come l’americana Harbor: “La tokenizzazione immobiliare sarà un processo che procederà per step. La nascita di sempre più piattaforme per la compravendita in criptovalute (come l’americana Propy). Una seconda fase che vedrà diffondere sempre più servizi su blockchain per l’immobiliare, come l’archiviazione dei documenti su un registro pubblico, per esempio. E infine, la diffusione delle piattaforme di tokenizzazione che supereranno i vincoli legali che oggi ne bloccano la diffusione”.

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