Smart Cities, a che punto siamo? Perchè è difficile rendere intelligenti le città - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 20 settembre 2019 alle 7:27

Smart Cities, a che punto siamo? Perchè è difficile rendere intelligenti le città

Le Smart Cities come attuatori del passaggio alla digitalizzazione di prodotti e servizi al cittadino. Ne parliamo con il Dott. Antonio Puliafito Direttore del laboratorio Smart Cities del CINI

Lo sviluppo delle Smart Cities in Italia è un processo iniziato e costantemente aggiornato da nuove tecnologie, buone prassi realizzative e riuso delle esperienze migliori. Anche se il tema può sembrare di minore appeal dopo la fiammata iniziale di entusiasmo, resta invece centrale nel processo di digitalizzazione del Bel Paese. Proprio in questi giorni è in corso la “tre giorni” interamente dedicata al confronto sullo stato dell’arte, dal titolo “Italian Conference on ICT for Smart Cities and Communities” (i-Cities)” (18 al 20 settembre) che rappresenta la conferenza annuale del Laboratorio Nazionale su Smart Cities del  Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica (CINI), organizzata in collaborazione con i Dipartimenti di Informatica e Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa. L’evento, patrocinato da Università di PisaComune di Pisa e Regione Toscana, e sponsorizzato da Fluidmesh Networks e Reply Santer. L’evento vuole favorire il confronto sulle nuove tecnologie grazie ad interventi istituzionali, del mondo industriale e a due tavole rotonde: la prima dedicata all’Intelligenza Artificiale applicata alle Smart Cities per le prospettive e sfide che può apportare, e la seconda orientata alle innovazioni digitali per la fruizione per patrimonio culturale svolte con  l’analisi delle dinamiche sul paradigma “Turismo 4.0”, per creare esperienze personalizzate e distribuite capillarmente sul territorio e per valorizzare l’immenso patrimonio culturale del nostro paese.

Infine, per coinvolgere gli studenti di diverse università italiane, in applicazioni pratiche e operative sul tema portante, la CINI Smart City University Challenge permette di proporre una propria soluzione innovativa per smart cities, sfidandosi in una competizione collaborativa, mettendo in rete ed integrando tra loro le varie soluzioni proposte.

Stefano Chessa, docente al Dipartimento di Informatica sottolinea come “I-Cities promuova la visione di una città “smart”, in cui le tecnologie dell’Information Technology si integrino per soddisfare le esigenze reali e prioritarie della sua popolazione, migliorando la qualità dei servizi urbani e riducendone i costi complessivi, e in cui i servizi offerti sono concepiti in conformità con gli obiettivi specifici della città a cui sono destinati. Le smart cities non riguardano il futuro ma il presente, dal momento che progetti per la trasformazione in senso smart delle città sono presenti in centinaia di città a livello globale. Il laboratorio deve porsi come obiettivo anche quello di mettere in rete tutte queste esperienze, in modo tale da renderle buone pratiche, adottabili anche da altre amministrazioni.”

Per approfondire alcuni degli elementi correlati alle smart cities e alla loro corretta progettazione abbiamo intervistato il Direttore del laboratorio Smart Cities del CINI Dott. Antonio Puliafito

L’intervista

 A distanza da qualche anno in cui il tema era sulla cresta dell’onda, possiamo dire che le smart cities sono state realizzate o siamo ancora in itinere?

Rendere “smart” una comunità è un processo lungo. Se primariamente richiede una costante evoluzione tecnologica, non può comunque prescindere da una interazione continua con i cittadini. Numerosi sono i progetti avviati sia in Italia sia all’estero. Da un punto di vista tecnologico sono state realizzate diverse sperimentazioni, ma l’adozione su larga scala dei nuovi servizi è ancora in itinere, in quanto decisamente più complessa per gli aspetti organizzative e gestionali che implica. L’euforia iniziale si è inevitabilmente smorzata, essendo entrati ormai in una fase attuativa di maggiore complessità. Gli aspetti tecnologici sono importanti, ma a questi si affiancano modelli gestionali ed organizzativi nuovi e non sempre facili da implementare.

Sono state sviluppate o sono stati presentati progetti di smart cities maggiormente nei piccoli centri o nelle grandi città?  Può farci qualche esempio

Quando si parla di smart cities, il pensiero corre subito ad agglomerati urbani di grandi dimensioni, in cui i campi applicativi, le dimensioni delle sperimentazioni, i problemi in genere, sono proporzionalmente maggiori. Il numero di città di grandi dimensioni che hanno avviato progetti di smart cities è comunque nell’ordine di un centinaio. Tra queste, secondo lo IESE Business School’s Center for Globalization and Strategy, come riportato da Forbes, ai primi posti si trovano città quali Londra, NewYork, Amsterdam e Parigi.Tuttavia, la maggior parte delle persone abita in città che mediamente hanno 200.000 abitanti. Pertanto, in termini di impatto sarebbe probabilmente strategico investire nei centri abitati di tali dimensioni, che sono in numero molto più alto e coinvolgono globalmente la maggior parte della popolazione. Città di piccole dimensioni hanno a volte maggiori difficoltà nel definire una strategia di innovazione, anche per la difficoltà nell’attrarre finanziamenti. D’altronde è vero che le difficoltà nell’interagire con l’Amministrazione pubblica è forse minore nei centri più piccoli, dove potrebbe risultare più semplice avviare sperimentazioni in ambito smart cities.

 

Come è coinvolto il laboratorio nazionale per le smart cities in questi progetti? 

Il laboratorio nazionale CINI “Smart Cities & Communities” è il centro nazionale di competenza sulle tecnologie ICT per le città digitali e sviluppa soluzioni innovative per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il laboratorio SMART CITIES, è nato a Pisa nel 2015, conta su una struttura a rete costituita da 32 nodi con sede presso altrettante università italiane per un totale di circa 350 ricercatori coinvolti. Il laboratorio si avvale delle competenze dei singoli nodi (distribuiti presso le numerose sedi universitarie) per instaurare un dialogo costruttivo con le diverse amministrazioni locali al fine di convergere verso la definizione e quindi l’adozione di alcuni principi di base per la realizzazione di una piattaforma di riferimento su cui sviluppare soluzioni e servizi utili per il cittadino. La piattaforma è in grado di fornire i meccanismi di base per la gestione delle risorse, la sicurezza ed in generale l’interazione con gli oggetti presenti sul territorio sulla quale sviluppare soluzioni verticali in grado di comunicare fra loro. Un approccio open viene favorito per quanto riguarda il software, i dati, e l’hardware.

Il laboratorio sta interagendo con numerose città di varie dimensioni tramite accordi e convenzioni specifiche quali ad esempio Torino, Siracusa, Benevento, Montechiarugolo. Ha avviato contatti anche con le città di Tangeri e di Wolfburg. Interazioni sono in corso con il MISE e l’Agid per coordinare future attività di ricerca e di sviluppo. In particolare, il progetto Toolsmart costituisce un importante esempio di riuso di buona pratica tra le città di Torino, Padova, Lecce Siracusa e Messina che stanno sperimentando una soluzione comune basata sul framework Stack4Things per la raccolta dati da sensori distribuiti sul territorio e l’attuazione di strategie di gestione.

Importante è l’attività di formazione che il Laboratorio intende realizzare presso le scuole con il supporto delle università per stimolare l’interesse delle nuove generazioni sulle nuove tecnologie e contribuire alla educazione del cittadino verso i nuovi servizi smart.

Cosa si prevede per il futuro delle smart cities? 

I diversi progetti in corso rischiano di andare su strade parallele, con poca condivisione delle esperienze e delle buone pratiche. La mobilità intelligente, il risparmio energetico, il monitoraggio ambientale, la sicurezza urbana sono tematiche comuni a tutte le sperimentazioni in corso. Per risparmiare tempo e soldi sarebbe opportuno condividere le diverse esperienze così da beneficiare dell’esperienza di tutti. È importante realizzare living labs su cui sviluppare servizi per i cittadini, provare le tecnologie e fare sperimentazione. Il living lab è una sorta di vetrina per mostrare la bontà di una soluzione, raccogliere dati, condividere esperienze. In tal modo una pubblica amministrazione interessata ad un nuovo servizio smart potrebbe accedere ai diversi living lab ed avvalersi dell’esperienza già maturata per decidere come procedere. Il Laboratorio CINI “Smart Cities & Communities” si propone di svolgere il ruolo di collettore delle varie richieste ed esigenze, coordinando le esperienze dei diversi living lab distribuiti sul territorio nazionale. Credo ad esempio che per un cittadino sarebbe interessante muoversi da una città all’altra sapendo che per parcheggiare può avvalersi della stessa App, senza doverne scaricare di nuove locali alla città in cui si trova. Uniformare i servizi e standardizzare è assolutamente necessario per favorire l’adozione delle nuove tecnologie. Inoltre, è necessario avviare attività di formazione dei cittadini all’uso delle nuove tecnologie intervenendo già nella scuola secondaria con seminari e attività formative mirate.

 

Come viene indirizzato il tema sicurezza informatica in questo contesto? 

La sicurezza informatica è un argomento strategico e cruciale per ogni sistema distribuito, quindi anche per una smart city. L’enorme mole di dati generata dai numerosi sensori distribuiti sul territorio deve essere trasmessa ed immagazzinata in maniera sicura, nel rispetto della privacy e con l’adeguata protezione da sottrazioni non autorizzate. I dispositivi sensori e gli attuatori sono ormai dotati di notevole capacità di elaborazione e possono essere considerati dei piccoli computer a tutti gli effetti. Pertanto, è necessario sviluppare soluzioni di sicurezza che partano già dalla scheda sensore per evitare che possa essere modifica (generando così dati errati o permettendo l’esfiltrazione delle ionformazioni). I dati dovranno poi essere trasferiti sul cloud in maniera sicura, garantendone l’immutabilità. Sistemi di archiviazione distribuita basati sulla tecnologia blockchain rappresentano la soluzione tecnologica da adottare. Le Blockchain dovrebbero essere integrate direttamente all’interno della piattaforma smart city adottata.

Approfondimenti

Il programma della conferenza è consultabile sul sito I-Cities 2019 dedicato all’iniziativa.

 

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