Il premio Nobel non è per donne. In 100 anni solo 20 premiate su 607 - Startupitalia

Gen 15, 2020

Il premio Nobel non è per donne. In 100 anni solo 20 premiate su 607

In molti cercano di dare spiegazioni alla bassissima percentuale di donne che hanno vinto il premio Nobel in fisica, chimica e medicina. Ma la spiegazione potrebbe essere più semplice del previsto...

Gen 15, 2020

Il premio Nobel non è per donne. In 100 anni solo 20 premiate su 607

In molti cercano di dare spiegazioni alla bassissima percentuale di donne che hanno vinto il premio Nobel in fisica, chimica e medicina. Ma la spiegazione potrebbe essere più semplice del previsto...

Dopo una stagione di Nobel con sola una donna tra i premiati (l’economista Esther Duflo) in molti si erano chiesti se il vento di novità che spirava a Stoccolma lo scorso anno, che aveva visto il riconoscimento di due donne in fisica ed in chimica, si fosse già esaurito. Possibile che non ci fosse nessuna nominata degna del premio né in fisica, né in chimica né in medicina? La spiegazione ufficiale di questa mancanza è basata sulla tempistica: visto che i Nobel vengono attribuiti per risultati ottenuti decenni fa, quando nel mondo della scienza c’erano meno donne di adesso, è normale che i premiati siano in maggioranza uomini. L’argomento fa acqua da molte parti perché, se consideriamo tutti i Nobel dati per materie scientifiche negli oltre 100 anni di vita del premio, troviamo 20 donne su 607 premiati.

 

Questa figura rappresenta lo sbilanciamento tra maschi e femmine nei premi Nobel in Chimica, Medicina e Fisica. Ogni colonna di palline- azzurre per i maschi e rosse per le femmine- si riferisce ai Nobel conferiti in un intervallo di tempo di 5 anni, tranne l’ultima colonna che copre solo tre anni .

 

Una percentuale molto più bassa di quella del mondo reale che fa sospettare qualche tipo di pregiudizio di genere. Quello che sappiamo dalla consultazione degli archivi della fondazione Nobel (che possono essere visionati dopo 50 anni dai fatti) una personalità del calibro di Lise Meitner, pur nominata per 48 volte, non ha mai ricevuto il riconoscimento che il suo lavoro avrebbe pienamente meritato per avere fornito la prima spiegazione teorica della fissione nucleare.

Lise Metiner in una fotografia tratta da Nature

Auspicando che la presenza femminile nei Nobel scientifici aumenti, intanto fa piacere vedere che nella lista delle 10 personalità scientifiche di maggior spicco del 2019, compilata dalla rivista Nature, ci siano quattro donne. Si tratta di tre scienziate attive in campi che spaziano dall’etica dei trapianti, all’astrofisica, passando per l’ecologia, insieme alla straordinaria Greta alla quale va il merito di avere portato il clima in cima alle priorità, poi regolarmente disattese dai politici. Ma lei non molla.

Ho letto con interesse del lavoro di Wendy Rogers, che ha denunciato l’incompletezza della documentazione acclusa a numerosi articoli di scienziati cinesi che descrivevano trapianti di cuore, fegato e reni smascherando un macabro mercato di organi che si sospettano essere stati prelevati a detenuti politici, e quello di Sandra Diaz, impegnata nello studio delle biodiversità e balzata agli onori della cronaca perché ha denunciato che un milione di specie animali e vegetali si stanno estinguendo a causa dell’impatto delle attività umane. Invece, non ho dovuto leggere dei traguardi raggiunti da Vicky Kaspi perché l’ho incrociata molte volte durante la mia carriera dal momento ci siamo sempre occupate di capire il comportamento delle stelle di neutroni, nocciolini di stelle superdense, supermagnetiche e superveloci che sono quello che resta dopo l’esplosione di una stella molto più massiva del Sole. Vicky non è stata inclusa nella lista per il suo lavoro sulle stelle di neutroni ma piuttosto per un progetto innovativo che è stata capace di fare nascere e crescere sfruttando uno strumento che era stato costruito per scopi totalmente diversi.

 

Una decina di anni fa è nato un nuovo filone di ricerca radioastronomica i Fast Radio Burst (FRB) veri e propri lampi di emissione radio brevissimi che venivano colti per caso da radiotelescopi ma dei quali si sapeva pochissimo. Per capire un oggetto celeste bisogna prima di tutto individuarlo e andarlo a studiare con tutti i mezzi possibili ma i FRB erano degli ossi durissimi.

Intuendo che il nuovo radiotelescopio canadese CHIME (Canadian Hidrogen Intensity Mapping Experiment) aveva le caratteristiche giuste per affrontare il problema, Vicky ha convinto i colleghi che lo avevano progettato per studiare le fasi iniziali dell’Universo, e le agenzie che dovevano finanziare il funzionamento a fare un miglioramento in corso d’opera per trasformarlo in un cacciatore di FRB.

 

Era una scommessa rischiosa, come lei stessa ammette, ma Vicky ha vinto alla grande perché appena entrato in funzione CHIME ha cominciato a rivelare FRB che adesso si contano a centinaia.

Il sistema di calcolo potenziato analizza i dati in tempo reale e invia notifiche a chi vuole continuare la caccia con altri strumenti. Nature definisce Vicky una detective del cielo e credo che la descrizione sia molto azzeccata.

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