E se fossero i pitch ad ostacolare l’ascesa delle donne imprenditrici? - Startupitalia

Gen 27, 2020

E se fossero i pitch ad ostacolare l’ascesa delle donne imprenditrici?

La domanda (quasi spontanea) sorge in un articolo scritto da due donne venture capitalist e una docente universitaria di Harvard, che hanno presentato una tesi in cui dimostrano l’esistenza di pregiudizio di genere già in fase di presentazione del progetto (il cosiddetto pitch) per ottenere finanziamenti

Gen 27, 2020

E se fossero i pitch ad ostacolare l’ascesa delle donne imprenditrici?

La domanda (quasi spontanea) sorge in un articolo scritto da due donne venture capitalist e una docente universitaria di Harvard, che hanno presentato una tesi in cui dimostrano l’esistenza di pregiudizio di genere già in fase di presentazione del progetto (il cosiddetto pitch) per ottenere finanziamenti

Inutile nascondersi dietro un dito. Nelle fasi di raccolta di capitale, le donne continuano a subire episodi discriminatori. La metà degli investment pitch presentati da imprenditrici non ottiene finanziamenti e, in caso contrario, i fondi ottenuti sono inferiori del 5% rispetto a quelli erogati agli uomini. Nel 2018, solo il 3% del capitale di rischio negli Stati Uniti è andato a società fondate da donne.

Tuttavia, il numero di imprese al femminile è aumentato sia negli Stati Uniti che nel mondo, e il numero di donne che vogliono fare le imprenditrici a livello globale è aumentato ancora di più.

Dunque, le donne che si avventurano nel mondo dell’imprenditorialità si trovano (molto spesso) di fronte a situazioni di disparità di genere.

In un articolo pubblicato su Harvard Business Review   realizzato da due donne venture capitalist e una professoressa e ricercatrice universitaria: la fase iniziale di pitch, comprometterebbe le possibilità ad una donna startupper di ottenere investimenti/finanziamenti, a vantaggio dei colleghi uomini: causa un pregiudizio di genere.

I dati sui pregiudizi di genere

I dati ci raccontano che, il 35% delle donne imprenditrici subisce pregiudizi di genere durante le fasi di raccolta del capitale. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti si evidenziano i livelli più elevati di disparità di genere. Per il 73% delle donne bisognerebbe predisporre panel di investitori misti.

Secondo 1.200 intervistati provenienti da Europa, Asia, Stati Uniti e Medio Oriente, il 35% delle donne che fanno impresa è costretto a subire pregiudizi di genere specialmente nella fase di ricerca di investimenti per le proprie attività.

 

Il processo di pitching: il momento più critico

Per le autrici dell’articolo Kamal Hassan, Monisha Varadan e Claudia Zeisberger: il processo di pitching – la presentazione dei progetti innovativi per la valutazione dell’investimento – rappresenterebbe di fatto il momento più critico.

Dalla situazione familiare alla credibilità in quanto imprenditrici, le donne vivono in quei frangenti il pregiudizio nella sua forma più esplicita. Tra l’altro, non a caso, circa il 61% dichiara di aver dovuto affrontare panel di valutazione con una netta predominanza di investitori uomini.

“Questo pregiudizio di genere nel settore VC sta impedendo che i fondi vengano assegnati alle migliori opportunità di investimento in modo equo”.

Tradotto in soldoni: ciò significa che i venture capitalist non stanno investendo nelle aziende con i migliori rendimenti finanziari. Lasciandosi sfuggire ottime occasioni.

 

Il pitch viziato da preconcetti di genere

Investire nel capitale di rischio, ricordano le autrici dell’articolo, prevede quattro fasi: trattativa, presentazione, due diligence e chiusura.

Quella meno legata ai numeri e ad aspetti tecnici, e più influenzata da pancia e empatia, e quindi più suscettibile alla attivazione di pregiudizio: la fase che risulta viziata da preconcetti: è proprio il pitch.

A supporto della loro tesi le autrici riportano un esperimento dove in fase di presentazione del progetto sono state usate slide e testi identici, prima senza foto dello speaker, poi illustrate da voci maschili e femminili identificabili.

Risultato? Gli investitori – uomini e donne allo stesso modo (e questo è ancora più singolare) – hanno preferito le attività narrate da un uomo, a maggior ragione se quell’uomo era di bell’aspetto.

Il pregiudizio di genere può influenzare il processo decisionale.

Conclusione?

“Gli investitori preferiscono le presentazioni presentate da imprenditori maschi rispetto alle presentazioni realizzate da donne imprenditrici, anche quando il contenuto è lo stesso”.

 

Il divario di genere in termini di domande in fase di pitch

Inoltre la differenza di genere nella fase di pitch si evidenzia anche dal modo in cui vengono poste le domande: gli uomini sono messi nelle condizioni di rispondere sottolineando punti di forza e potenzialità del proprio progetto, mentre alle donne si chiede di focalizzarsi di più sui potenziali rischi.

Ancora una volta si rileva che alle donne vengono poste domande diverse rispetto agli uomini quando si presentano ai VC.

Durante il concorso TechCrunch del 2017 (180 imprenditori e 140 VC), le autrici, hanno esaminato come agli uomini siano state costantemente poste più domande di “promozione”: evidenziando gli aumenti e i potenziali guadagni, mentre alle donne siano state rivolte più domande “preventive”: mettendo in evidenza potenziali perdite e mitigazione del rischio.

Risultato? In quell’occasione: gli imprenditori hanno raccolto più denaro delle imprenditrici (di ben sei volte).

 

Il divario di genere in termini di fiducia

Un altro motivo per cui il pitch penalizzerebbe le donne imprenditrici ha a che fare con il divario di genere in termini di fiducia, in cui le donne tendono a sottovalutare se stesse rispetto agli uomini in situazioni competitive e, di conseguenza, arrivano ai potenziali investitori come “meno sicure di se stesse”.

Nel divario di fiducia le donne usano spesso le metriche per raccontare e vendere la loro storia e il loro progetto, mentre gli uomini presentano la visione d’insieme.

I venture capitalist che sono alla ricerca di performer estremi, tendono a scegliere gli uomini in quanto – si dichiarano – non entusiasti dello stile di lancio di scarsa competitività e di eccessiva rigidità delle donne.

 

Conclusione della tesi, per valutare il potenziale di una startup, se si adottasse un approccio più focalizzato su dati e redditività, udite udite: i venture capitalist sceglierebbero più startup guidate da donne.

Il suggerimento è di strutturare un percorso meno focalizzato sul pitch e più incentrato sui numeri, sui dati.

E qualcuno ha già iniziato a farlo – raccontano le tre autrici nell’articolo. Solo per fare un esempio Social Capital, venture capital californiano, ha iniziato a raccogliere le presentazioni delle attività di business online e a valutare le imprese soprattutto con un approccio quantitativo. Il risultato è stato che il 40% degli investimenti è andato a società guidate da donne.

Eliminando la fase di pitch.

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