La vendita dei domini ".org" è sospesa - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 4 febbraio 2020 alle 7:13

La vendita dei domini “.org” è sospesa

Il procuratore generale della California chiede più informazioni all'Icann sull'operazione che prevede la cessione della gestione dei domini al fondo di private equity Ethos Capital

La guerra miliardaria sui domini .org subisce uno stop. Il procuratore generale della California, Xavier Becerra, ha spedito una lettera alla Icann, l’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers che sovrintende il sistema dei domini web attraverso i quali possiamo navigare con facilità in internet, chiedendo più informazioni sull’operazione che sarebbe in cantiere: Internet Society, che su licenza della Icann gestisce la porzione di domini di primo livello .org, ha intenzione di vendere a Ethos Capital, un fondo di private equity, proprio quella gestione. Costo dell’operazione: oltre un miliardo di dollari.

Xavier Becerra

Le richieste del procuratore

Il procuratore californiano vuole vederci chiaro su almeno 35 diversi punti della possibile vendita e vuole acquisire documentazione che Icann, il fondo Ethos e il Public Interest Registry (che controlla Internet Society) si sono scambiati in queste settimane. Le trattative sono infatti venute alla luce di recente, quando Ethos ha rivelato di essere in procinto di chiudere l’acquisto e Icann, dal canto suo, ha diffuso la lettera, prendendosi fino al prossimo17 febbraio per decidere sull’operazione. Adesso si dovrebbe slittare, alla ricerca di maggiore chiarezza. E chissà che il passaggio non possa alla fine saltare.

La mobilitazione contro l’operazione

Sull’acquisto, infatti, si è scatenata nei mesi scorsi una durissima campagna di protesta, specialmente da parte delle associazioni e delle no profit che, in gran parte, utilizzano il dominio .org per i propri siti e le proprie piattaforme: dall’Onu a Wikipedia fino al Wwf, quel dominio è infatti uno dei più vecchi, fu introdotto nel 1985, e per quanto possa formalmente essere utilizzato da qualsiasi attività, è storicamente rimasto vicino a quel mondo, al terzo settore, al volontariato, alle organizzazioni non governative. E ancora a enti sovranazionali, partiti politici, comunità online e così via. Che ora temono il passaggio a un fondo speculativo non solo per la possibilità che aumentino i costi di gestione degli oltre 10 milioni di domini, che oggi costano fra i 10 e i 20 dollari l’anno (di più per chi ne acquista molti per tutelarsi da attacchi e operazioni di marketing) e potrebbero salire. Ma anche e soprattutto per la filosofia di fondo.

La guerra per un pezzo di web

Il problema, infatti, è che un ambito considerato meno commerciale degli altri del web non dovrebbe finire nelle mani di un fondo d’investimento privato che, per quante rassicurazioni possa aver fornito, alla fine potrebbe disporre di quei domini nel modo che preferisce. Petizioni online, lettere di denuncia sottoscritte perfino dalla senatrice dem Elizabeth Warren, mobilitazioni per tentare di bloccare l’iniziativa e acquisirne il controllo. Insomma, intorno ai .org si sta consumando una vera sfida sul futuro di un pezzo di web.

Il rischio che salgano i prezzi degli abbonamenti

L’Icann ha spiegato di voler “cooperare a pieno” con la richiesta del procuratore capo, fornendo ogni genere di documentazione, anche le più riservate. A quanto pare, gran parte delle richieste di Becerra ruota intorno alla rimozione del tetto massimo degli aumenti per gli abbonamenti annuali ai domini. Con la vendita, infatti, verrebbe meno il limite imposto dall’Icann: aumenti di non oltre il 10% l’anno per la gestione dei domini. Rinnovi e abbonamenti, insomma, potrebbero diventare ben più salati, magari per i domini più richiesti, consentendo così a Ethos di rientrare dell’investimento e cominciare a guadagnarci nel giro di pochi anni. Al momento Pir guadagna infatti circa 100 milioni di dollari all’anno per la vendita di quei domini agli intermediari come Namecheap o Godaddy a circa 10 dollari a dominio. Basta immaginare cosa potrebbe accadere, e quanto sia ricco il piatto, anche a un semplice raddoppio della cifra.

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