Ecosistema startup, storie vere e falsi miti raccontati al TG1 - Startupitalia

Ultimo aggiornamento il 12 febbraio 2020 alle 18:41

Ecosistema startup, storie vere e falsi miti raccontati al TG1

Il founder di StartupItalia, David Casalini, ospite della rubrica Videochat del TG1. Per raccontare che cos'è oggi l'innovazione in Italia e quali sono le opportunità per chi vuole fare impresa

Videochat Startup & Lavoro David Casalini fondatore di StartupItalia

 

L’ecosistema innovazione italiano cresce: per fare il punto su questo movimento il founder di StartupItalia David Casalini ha parlato con Alma Grandin durante la puntata di ieri della rubrica Videochat del TG1. I numeri delle startup del 2019 sono noti: abbiamo fatto segnare un record per quanto attiene gli investimenti, anche grazie all’attenzione che queste nuove forme di business hanno iniziato a riscuotere tra le grandi imprese, e tra gli investitori privati, che vedono oggi nell’open innovation, nella digital transformation, nel corporate venture capital delle opportunità da cogliere.

Modelli vincenti

La formula di Videochat non è quella della TV tradizionale: ci sono le domande che il pubblico pone in diretta e a cui l’ospite della puntata risponde, come in nel caso della domanda cruciale posta da Leonor: “Ma con la crisi economica e le difficoltà del mondo del lavoro, davvero conviene investire in startup? Ci sono, in Italia, reali margini di crescita per l’innovazione tecnologica? È un Paese che non investe nella ricerca”. Domanda cruciale ma, come ha ribadito David Casalini, “se è vero che negli Stati Uniti si investivano 100 miliardi quando da noi si investivano 100 milioni, qui da noi ora le cose stanno cambiando: oltre ai 700 milioni raccolti dall’ecosistema lo scorso anno, ci sono esempi vincenti”.

Come quello di Luigi Galimberti con Sfera Agricola: che ha dato il via a un’impresa che unisce agricoltura e tecnologia in prospettiva sostenibile, che ha raccolto 20 milioni di euro di finanziamenti e dà lavoro a oltre 200 persone in provincia di Grosseto, e che in 18 mesi è riuscita ad arrivare sugli scaffali con pomodori e conserve che rispondono alla domanda del consumatore di un prodotto naturale. 3Bee di Niccolò Calandri e Riccardo Balzaretti ha dato vita all’alveare connesso, e permette di “adottare” un alveare con una community che è composta già da oltre 2.000 apicoltori. Radoff combatte l’inquinamento di radon nelle nostre abitazioni. O ancora Cortilia, PMI innovativa fondata da Marco Porcaro, che ha dato vita a un ecommerce che porta fino a casa del cliente i prodotti eccellenti dell’alimentare made in Italy.

 

Sono proprio questi i temi che ci distinguono già oggi nel mondo, e sono questi i temi su cui dovremmo puntare per le nostre startup presenti e future: “Questo – ha aggiunto David – sarebbero i settori in cui come Italia potremmo innovare di più, settori da supportare offrendo spazi, agevolazioni per chi crea startup di questo genere”. Da mettere a fattor comune c’è anche l’esperienza di chi magari non è più “giovane”: ma non è l’età a determinare chi può creare una startup, bensì la voglia di mettersi in gioco e creare una nuova impresa anche facendo leva sul proprio network di conoscenze e partner costruito nel corso della propria carriera.

Consigli per startup

Analisi del mercato, analisi dei competitor, numeri del mercato nazionale e soprattutto internazionale di riferimento, comprendere fino in fondo perché un utente dovrebbe scegliere il vostro servizio e quale bisogno soddisfa la vostra idea: “Start With Why” ha detto David citando il titolo di un libro di Simon Sinek. Ma, al primo posto, c’è sempre il team: “Spesso si pensa al business plan, al conto economico, alla presentazione: sono tutti fattori importanti, ma quando si entra in contatto con i venture capitalist nella prima fase di una startup, nel cosiddetto early stage, quando si scommette nell’idea ed è difficile sapere se quell’idea funzionerà, quando scommettano in questa fase i VC scommettono quasi sempre sul team sulle persone che lavora a quell’idea”.

Fare startup in Italia non è semplice: ma non è neppure impossibile, come dimostrano gli esempi già citati di Cortilia e Sfera Agricola, perché fare startup è a tutti gli effetti fare impresa. E in Italia abbiamo una incredibile tradizione della piccola e media impresa che è in grado di competere a livello globale, che cresce e ripaga gli investitori, creando un impatto positivo sull’ecosistema nel suo complesso. In Italia le startup danno già lavoro a circa 60.000 persone, con una stima sulla ricaduta occupazionale indiretta che si aggira su 200.000 lavoratori: e le iniziative lanciate dall’attuale Governo puntano a raddoppiare queste cifre.

 

Da dove cominciare? Per esempio anche dal nostro SIOS, un luogo dove si possono incontrare angel e investitori a cui raccontare di persona la propria idea: nato a Milano nel 2015, da quest’anno attraverserà tutta l’Italia a cominciare dalla prossima Sardinia Edition che si terrà il 26 marzo a Cagliari e il 27 a Sassari. Nel 2020 SIOS punta a raccontare tutti i distretti produttivi italiani, diffusi su tutto il nostro Stivale: ma non è certo l’unica strada. C’è l’equity crowdfunding, uno strumento (regolamentato da Consob) che negli ultimi due anni ha conosciuto una crescita importante e che permette di affrontare un percorso di crescita e di raccolta di capitali con un rapporto diretto con gli investitori: può aiutare una startup a scalare rapidamente, raccogliendo da 50.000 euro fino a 1 milione e oltre. Ci sono poi le attività istituzionali: Smart&Start che è stato appena rilanciato da Invitalia con una dotazione da 90 milioni, c’è il nuovo Fondo Nazionale Innovazione promosso da Cassa Depositi e Prestiti con una dotazione da 1 miliardo di euro che investirà sia nei fondi VC che direttamente nelle startup.

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