Immuni, 7 risposte a 7 domande sull'app di contact tracing - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 20 aprile 2020 alle 7:19

Immuni, 7 risposte a 7 domande sull’app di contact tracing

Pubblichiamo un post di Tobia Marras, founder di Visiv comunicazione, che ci permette di riflettere sull'utilità dell'app a partire da alcune considerazioni tecniche.

#Immuni sarà la nuova App che verrà utilizzata per il contact tracing in Italia al fine di contrastare e monitorare la diffusione del coronavirus. Verrà messa a punto e promossa da un team di aziende italiane leader del settore, tra cui la milanese Bending Spoons, la più in vista in questi giorni.

Ci tengo, nel mio piccolo, a fare alcune precisazioni importanti perché le informazioni che girano online sono spesso confuse.

1) Privacy e Geolocalizzazione

La soluzione è stata scelta tra tante in gara. La scelta è del Governo al quale verranno ceduti i sorgenti e che quindi credo agirà in qualità di titolare del trattamento dei dati. L’app utilizzerà la tecnologia #BLE, ossia bluetooth low energy. E’ una tecnologia a me molto cara perchè con i miei soci in Visiv Comunicazione ci abbiamo lavorato tanto fin dal 2014 progettando soluzioni per pagamenti mobile su distributori automatici e soluzioni di pagamento ticket autobus. Di base non sfrutterà nessuna geolocalizzazione. Non traccia nessuno spostamento (se lo farà sarà solo in forma aggregata). E’ una tecnologia di prossimità che permette a due dispositivi di sapere che in un dato momento sono vicini tra loro. Una soluzione giusta per questo fine. Il Governo ha scelto bene.

2) I nostri dati dove finiranno?

I dati finiranno su server in Italia o al massimo in Europa, così come prevede la GDPR (nuova e stringente regolamentazione sul trattamento dei dati personali in vigore da maggio 2018).
Anche se l’app sarà veicolata attraverso gli store Apple e Google.
L’app sarà un contenitore vuoto. I dati inseriti saranno salvati sul dispositivo in cui è installata l’app.

 

3) Stessa cosa che hanno fatto in Cina!

No, la situazione è totalmente diversa. Il funzionamento e la logica di utilizzo son diversi. In Cina hanno anche previsto il tracciamento degli spostamenti e hanno utilizzato anche app di terze parti.

 

4) Google e Apple stanno sviluppando un’app simile

No. Google e Apple hanno creato una partnership per implementare un set di API (cambia solo l’ultima lettera ma il significato è completamente diverso). Le API sono delle procedure (comunemente chiamate anche servizi) che permetteranno agli sviluppatori interessati di sfruttare al meglio alcune funzionalità dei dispositivi per le loro applicazioni iOS e Android. Tovate qui l’annuncio ?https://www.blog.google/…/apple-and-google-partner-covid-1…/

 

5) L’app permette di individuare le persone

No. L’app, a quanto detto, memorizza codici e riceve notifiche.

 

6) Sarà obbligatoria per tutti. E chi non ha un dispositivo?

No. Sarà su base volontaria

 

7) Flusso di funzionamento

A) L’app memorizza sul dispositivo in maniera anonima e crittografata, tutti i codici bluetooth degli altri dispositivi vicini (tecnologia BLE), dotati della stessa app.

B)Quando un cittadino è rilevato positivo al sars-cov2, l’operatore sanitario, prima di fare il questionario analogico, gli chiede se ha installato l’app Immuni. Se la risposta è sì, l’operatore genera, con una diversa app (quindi c’è un app per il cittadino e una per l’operatore sanitario?), un codice con cui il cittadino può caricare su un server i dati raccolti dalla sua app. Qui c’è la lista dei codici bluetooth con cui è entrato in contatto.

C) Il server calcola per ognuno di questi codici il rischio che ci sia stato un contagio (vicinanza, tempo di contatto) e invia una notifica ai dispositivi delle persone potenzialmente a rischio, invitandole a seguire un protocollo (isolamento, contattare numeri di emergenza per tamponi).

A me sembra una bella soluzione.
A voi?

Ps: questo allo stato attuale delle cose che per ovvie ragioni potrebbero cambiare in fase attuativa e di sviluppo.

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