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BCE: “Serve accordo politico o non si esce dalla crisi”

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BCE: “Serve accordo politico o non si esce dalla crisi”

E la Lagard assicura: “La Banca centrale europea farà tutto il necessario nell’ambito del proprio mandato per aiutare l’Eurozona a superare questa crisi”

E la Lagard assicura: “La Banca centrale europea farà tutto il necessario nell’ambito del proprio mandato per aiutare l’Eurozona a superare questa crisi”

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La Banca centrale europea potrà anche fare “tutto il necessario” per aiutare l’Europa, come peraltro ha ripetuto ancora poco fa la sua numero 1, Christine Lagarde, ma sullo sfondo resta vero il manzoniano aiutati che il Ciel t’aiuta. È questa l’estrema sintesi del discorso Luis de Guindos, presentando in videoconferenza il rapporto annuale sulle attività della BCE nel 2019 al comitato per gli affari economici e monetari del Parlamento Europeo.

Le parole del numero 2 sulla quadra politica

“La politica monetaria della Bce continuerà a fornire il supporto necessario affinché la liquidità arrivi ai cittadini europei e all’economia reale ma la nostra risposta sarà resa più potente se tutte le altre politiche concorreranno a rafforzarsi a vicenda”. Così il vicepresidente della Bce. “Per questo – ha detto de Guindos – che la risposta fiscale alla crisi sia sufficiente forte in tutte le aree dell’eurozona. Famiglie e aziende devono poter contribuire alla ripresa dell’Europa ovunque si trovino. Ci deve ora essere un accordo politico che porti alla costruzione di strumenti adeguati per questa risposta comune e io guardo con fiducia alle prossime discussioni sulla base della proposta della commissione europea”.

Christine Lagarde

© Christine Lagarde Twitter

Lagarde: “BCE pronta a tutto per aiutare l’Ue”

Se il vicepresidente ha ammesso che, senza accordi politici tra i Ventisette, la Banca centrale rischia di avere le armi spuntate, la numero 1 insiste comunque sulla linea del whatever it takes di draghiana memoria: “La BCE farà tutto il necessario nell’ambito del proprio mandato per aiutare l’Eurozona a superare questa crisi”. È quanto scrive Christine Lagarde nella prefazione del rapporto sulle attività della Banca centrale europea nel 2019. Il rapporto, è bene precisarlo, ovviamente non fotografa l’esplosione della pandemia di Coronavirus. Lo scorso anno, si legge nel rapporto, la crescita dell’Eurozona ha rallentato all’1,2% dall’1,9% dell’anno precedente e l’espansione economica ha continuato a beneficiare di condizioni di finanziamento favorevoli, di una posizione fiscale moderatamente espansiva e e da ulteriori guadagni del mercato dell’occupazione. Il tasso di disoccupazione è sceso al 7,6% mentre l’inflazione è scesa a una media dell’1,2% dall’1,8% del 2018 mentre quella core è rimasta invariata all’1%.

La scure della Corte costituzionale tedesca

Le parole di Lagarde oggi sono state però scalfite, nella credibilità, dalla recente pronuncia della Corte costituzionale tedesca che chiede alla BCE di fornire chiarimenti entro tre mesi sulle operazioni di quantitative easing avviate sotto l’era di Mario Draghi, ipotecando così la riuscita del PEPP, il programma di finanziamento post pandemico messo a punto dal nuovo board della Banca centrale europea, sebbene non sia oggetto della sentenza tedesca.