500 milioni per le startup. Alessandra Todde (MISE): “Un patrimonio d’innovazione da non perdere” - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 8 maggio 2020 alle 9:27

500 milioni per le startup. Alessandra Todde (MISE): “Un patrimonio d’innovazione da non perdere”

MISE e Mef stanno lavorando insieme a un pacchetto da 500 milioni per aiutare le startup. La Sottosegretaria Todde ci ha raccontato in cosa consiste

 

Nel decreto maggio saranno contenute misure specifiche a sostegno delle startup. Lo ha confermato il ministro delle sviluppo economico Stefano Patuanelli. Ne abbiamo parlato con Alessandra Todde, Sottosegretaria di Stato al MISE che in questi giorni sta lavorando al pacchetto di misure che dovranno sostenere le startup. “Ci siamo resi conto – ci dice Todde – che servono misure specifiche per le startup perché hanno dinamiche e bisogni diversi dalle aziende già avviate e che possono contare su un fatturato. Spesso le startup, soprattutto in fase di avvio, spendono molto in capitale, ma fatturano poco o addirittura non sono ancora entrate sul mercato. E’ importante salvaguardare questi imprenditori che rappresentano il patrimonio del futuro, anche perché molto spesso si tratta di imprenditori giovani con idee molto innovative che possono cambiare le filiere o il modo in cui beni vengono venduti, trasportati. L’obbiettivo delle misure è quello di non dissipare questo patrimonio di innovazione”. La Sottosegretaria Alessandra Todde (M5S) viene dal mondo dell’imprenditoria. Prima del ruolo politico è stata amministratore delegato di Olidata azienda italiana IT nata nel 1982 specializzata nella produzione di personal computer, quindi conosce a fondo i problemi che gli imprenditori stanno affrontando in questo periodo.

“Abbiamo spinto su due assi – ci spiega – da una parte lavorare con il mondo del Venture Capital e dall’altra incentivare direttamente le startup. Sappiamo, per esempio, che la garanzia di 25 mila euro (ne abbiamo parlato qui ndr) è accessibile compilando un’autocertificazione e si basa su criteri di fatturato. In molti casi le startup non sono in condizione di ricevere questo denaro. Si sta pensando di attivare garanzie accessibili per loro che si basino su criteri diversi. Il compito più importante come governo è fare in modo che il cigno nero non ricada tutto sulle spalle dei giovani imprenditori. Se non sosteniamo la creazione del valore sarà complicato ripartire. Abbiamo la responsabilità di non spengere l’entusiasmo”.

 

Tre misure per un totale di 500 milioni in sostegno delle startup

Ma veniamo alle misure nel concreto, sottolineiamo che il piano è in discussione e sarà contenuto nel decreto di maggio. Il ministro Stefano Patuanelli ha confermato misure per 500 milioni che dovrebbero essere suddivisi in questo modo: “Innanzitutto prevediamo un Fondo strutturato con una riserva da 200 milioni da assegnare al Fondo di sostegno per il Venture Capital oppure al Fondo per l’Innovazione”. Su questo c’è ancora discussione ci dice Alessandra Todde. “Poi è previsto il rifinanziamento del programma di Smart&Start con Invitalia che prevede voucher da 100mila a un milione e mezzo di euro ad aziende con meno di 60 mesi di vita. Infine altri 200 milioni saranno inseriti in un fondo di garanzia che servirà a prestiti diretti alle startup”.

Sono previste anche politiche che aiutare le startup sul piano fiscale con deduzioni e crediti di imposta: “Al MISE stiamo discutendo anche su incentivi fiscali dedicati alle giovani imprese che sappiamo essere utili nella misura in cui una startup ha un track di investimenti importante. Pensiamo di arrivare a una deduzione al 100% delle spese per acquisizione della totalità del capitale delle aziende innovative e di agevolare le startup attraverso un credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo”.

 

Lavoro in sicurezza

C’è poi il capitolo importante del ritorno al lavoro e delle misure di sicurezza nelle aziende. “Sappiamo che molte aziende non hanno smesso di lavorare e hanno implementato lo SmartWorking. Ma chi deve tornare in ufficio ora deve affrontare il problema sanitario. Anche su questo vorremmo dare sostegno alle startup. Stiamo lavorando, per esempio, a misure di supporto all’acquisto di dispositivi di protezione individuale e poi con il ministero del lavoro stiamo cercando di rendere più chiari i protocollli sanitari da seguire. Ci rendiamo conto che quello che spesso manca è la chiarezza. Vogliamo affiancare le startup in questo percorso e farle sentire meno sole”.

E poi ci sono i bandi per startup che rimangono sempre attivi: “Molte startup in questo periodo non hanno smesso di lavorare ma anzi, hanno riconvertito l’azienda e iniziato attività a sostegno di chi sta affrontando la crisi. Vorrei ricordare che ci sono attività che il MISE supporta e che rimangono attive. Per esempio il progetto con SMAU oppure Smarter Italy che prevede il lancio di gare per gli appalti innovativi dove abbiamo deciso di coinvolgere anche le startup”.

Alessandra Todde nel 2019 è stata inclusa tra le Inspiring Fifty Italiane: un riconoscimento tributato alle cinquanta donne italiane considerate più influenti nel mondo della tecnologia e proprio per questo conosce bene le difficoltà che le donne hanno nel fare impresa in Italia. “Solo il 13 % delle startup è guidata da una donna. Con il MISE stiamo lavorando su strumenti specifici sull’imprenditoria femminile. Però c’è un punto che mi preme sottolineare. Io credo che quello che vediamo come risultato sia un problema culturale da affrontare alla radice. Mi colpisce veder che il crollo di interesse verso le materie Stem tra le ragazze avvenga tra i 13 e i 17 anni. Troppe poche giovani donne intraprendono un percorso scientifico. Bisogna intervenire per scardinare pregiudizi e lottare contro una discriminazione salariale. I risultati arriveranno. Le giovani donne non devono pensare di non farcela. Dobbiamo lavorare per meritarci la fiducia delle ragazze”.

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