Bankitalia: «Crisi drammatica. Il PIL potrebbe crollare del 13%» - Startupitalia

Ultimo aggiornamento il 29 maggio 2020 alle 13:50

Bankitalia: «Crisi drammatica. Il PIL potrebbe crollare del 13%»

Per Banca d'Italia il prodotto interno lordo a causa del virus nel 2020 potrebbe subire una flessione del 9% nello scenario base o precipitare a -13% nelle «ipotesi più negative anche se non estreme»

Va al di là delle più nere – ma comunque contenute – ipotesi del DEF varato dal Governo. E pure delle stime dell’Unione europea e di diversi istituti di rating, Ignazio Visco, governatore di Bankitalia, nel dipingere il fosco scenario che ora attende tutti noi. Perché la Fase 2, quella di convivenza col Coronavirus, sarà anzitutto una fase di sopravvivenza a una delle crisi economiche più drammatiche mai affrontate nell’età moderna: «una crisi senza precedenti nella storia recente, che mette a dura prova l’organizzazione e la tenuta dell’economia e della società». Le prospettive della finanza pubblica sono state decisamente modificate dall’emergenza sanitaria. Nelle previsioni ufficiali il disavanzo del 2020 e quello del 2021 salirebbero rispettivamente di circa 8 e 4 punti percentuali in rapporto al PIL rispetto a quanto programmato nella scorsa sessione di bilancio; il rapporto tra il debito e il PIL aumenterebbe di oltre 20 punti percentuali quest’anno, raggiungendo il 155,7 per cento, nel 2021 diminuirebbe grazie alla ripresa economica. Le stime citate da Bankitalia — che presenterà le sue previsioni il 5 giugno — sono di un prodotto interno lordo dell’intero 2020 che crolla del 9% nello scenario base, e che potrebbe persino precipitare a un drammatico -13% nelle «ipotesi più negative anche se non estreme».

Le parole del numero 1 di Bankitalia

«Il contenimento della pandemia ha reso necessarie l’introduzione di misure drastiche di limitazione delle libertà personali di movimento e di interazione sociale, la sospensione della didattica in presenza nelle scuole e nelle università, la chiusura temporanea di molte attività produttive». Sono le parole che il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, pronuncia presentando le Considerazioni Finali in un Palazzo Koch non riconoscibile. Solitamente, l’appuntamento richiama il gotha dell’economia, della finanza e della politica italiana. Ma per questioni di sicurezza stamani solo una quarantina di persone hanno potuto seguire il discorso di Visco. Tra queste Mario Draghi, alla sua prima uscita pubblica, e i presidenti di Camera, Roberto Fico, e Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco

Aumentato il rischio instabilità

«La propagazione del virus ha avuto forti ripercussioni finanziarie, con un massiccio spostamento di fondi verso le attività ritenute più sicure e un calo repentino della liquidità dei mercati. Sono crollate le quotazioni del petrolio, delle azioni e delle obbligazioni di società con merito di credito meno elevato. Bruschi deflussi di capitali hanno causato un ampio deprezzamento delle valute dei paesi emergenti. I rischi di instabilità sono notevolmente aumentati», dice il governatore di Bankitalia.

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«Gli effetti immediati sull’attività produttiva mondiale sono stati marcati. Quelli che ancora si registreranno sono difficili da valutare, rifletteranno in primo luogo fattori di natura non economica quali l’evoluzione dei contagi, con il possibile riemergere di nuovi focolai, e la durata delle misure di contenimento. Molto dipenderà dalla dimensione e dall’efficacia delle politiche di sostegno messe in campo nei diversi paesi, dall’andamento della fiducia delle famiglie e delle imprese e da quanto questa esperienza modificherà i nostri comportamenti».

La situazione italiana

«In Italia la diffusione dell’epidemia è avvenuta prima che in altri paesi europei. Per contrastarla sono state adottate drastiche misure di “distanziamento sociale” e si è decisa la chiusura, per diverse settimane, di interi settori produttivi, che contribuiscono per quasi il 30 per cento al valore aggiunto nazionale e per circa il 35 per cento all’occupazione complessiva. L’impatto è stato mitigato dal ricorso al lavoro a distanza. Gravi ripercussioni hanno inevitabilmente colpito altri comparti non direttamente interessati dalle misure di contenimento, in particolare i trasporti. Nel primo trimestre il PIL ha registrato una flessione dell’ordine del 5 per cento; gli indicatori disponibili ne segnalano una caduta ancora più marcata nel secondo. Alla metà di maggio il traffico aereo era inferiore di oltre l’80 per cento rispetto allo scorso anno, quello autostradale di quasi il 50; i consumi di gas per uso industriale di oltre il 15, quelli elettrici del 6. Negli ultimi mesi gli indici del clima di fiducia delle imprese e dei responsabili degli acquisti sono crollati». Questa la fotografia scattata da Bankitalia.

Immagini di repertorio della Considerazioni finali di Bankitalia

«Il Governo italiano», ha spiegato il Governatore di Bankitalia, «si è mosso secondo le medesime priorità che hanno guidato gli interventi a livello internazionale, concentrandosi sulla capacità di risposta del settore sanitario e sugli aiuti ai lavoratori, alle famiglie, alle imprese. Tra marzo e maggio, sono state varate misure che accrescono il disavanzo pubblico di quest’anno di circa 75 miliardi, il 4,5 per cento del prodotto».

Gli scenari italiani per Bankitalia

«I tempi e l’intensità della ripresa che seguirà la fase di emergenza dipendono da fattori difficili da prevedere. Alla metà di questo mese abbiamo presentato un’analisi di scenario per l’economia italiana basata su ipotesi alternative in merito alla durata e all’estensione dell’epidemia, alle ricadute sull’economia globale e alle sue ripercussioni finanziarie. Le stime saranno aggiornate nell’ambito dell’esercizio previsivo coordinato dell’Eurosistema e verranno pubblicate il 5 giugno. Nello scenario di base la flessione dell’attività produttiva nel 2020 sarebbe pari al 9 per cento, superiore a quella sofferta in due riprese tra il 2008 e il 2013; il calo si concentrerebbe nei primi due trimestri dell’anno, con un parziale recupero a partire dall’estate (fig. 7). Senza il sostegno alla domanda fornito dalle politiche di bilancio finora definite la contrazione dell’attività economica supererebbe l’11 per cento. Le moratorie sul credito e le garanzie sui nuovi prestiti alle imprese riducono drasticamente il rischio di effetti di amplificazione ulteriori, associati a una diffusa crisi di liquidità. Nel 2021 il prodotto recupererebbe circa metà della caduta. Queste stime presuppongono che prosegua il contenimento dei contagi a livello nazionale e globale. In un secondo scenario basato su ipotesi più negative, anche se non estreme, in merito all’evoluzione dell’epidemia, all’entità del calo del commercio mondiale e all’intensità del deterioramento delle condizioni finanziarie, il prodotto si ridurrebbe del 13 per cento quest’anno e la ripresa nel 2021 sarebbe molto più lenta. In entrambi gli scenari la caduta del prodotto nell’anno in corso sarebbe dovuta per metà alle limitazioni connesse con i provvedimenti di sospensione dell’attività e la conseguente contrazione del reddito disponibile per l’altra metà rifletterebbe il rallentamento del commercio internazionale e il sostanziale arresto dei flussi turistici internazionali. Il calo degli investimenti sarebbe in ogni caso particolarmente accentuato, risentendo della forte incertezza delle prospettive economiche. Ne troviamo già conferma nelle tradizionali indagini presso le imprese da cui emerge una forte e diffusa revisione al ribasso dei piani di investimento; per la prima volta dal 2014 viene indicata una contrazione dell’accumulazione la cui entità, simile nell’industria e nei servizi, è maggiore nelle imprese di minori dimensioni. L’impatto dell’epidemia sui diversi settori di attività economica non è stato omogeneo. Gli effetti immediati sono stati più forti nei trasporti, nella ristorazione, nelle attività ricettive, in quelle ricreative e culturali, nei servizi alla persona e in larga parte del commercio, tutti settori nei quali le limitazioni imposte dalle misure di contenimento hanno portato quasi alla paralisi dell’attività. Anche in presenza di una graduale attenuazione delle misure di distanziamento, la ripresa di questi comparti dipenderà dal tempo necessario per il dissiparsi dei timori maturati in questi mesi. Una quota rilevante della domanda loro destinata dipende dal turismo, cui è direttamente riconducibile, rispettivamente, più del 5 per cento del PIL e oltre il 6 dell’occupazione. Dopo il brusco arresto indotto dall’epidemia, per il turismo si prospetta un recupero solo parziale nella seconda metà di quest’anno e nel prossimo; la ripresa sarà soprattutto frenata dalla riduzione delle presenze straniere. Ne conseguirà un calo del saldo con l’estero del settore, tradizionalmente in forte avanzo. Nel commercio si è intensificata la tendenza ad accrescere l’uso dei canali di vendita digitali. L’incidenza degli acquisti online sul totale delle spese effettuate con carta elettronica, pari al 23 per cento lo scorso anno, è salita al 40 in aprile, sostenuta dal settore alimentare, da quello dell’abbigliamento e dalle vendite al dettaglio di beni a uso personale o domestico. Nel bimestre marzo-aprile gli acquisti online della grande distribuzione di beni alimentari e di prima necessità sono cresciuti del 170 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. Queste tendenze potranno proseguire nei prossimi mesi, accelerando la ricomposizione dell’offerta, con ulteriori sviluppi delle modalità di vendita miste (tradizionali e per via elettronica) anche negli esercizi commerciali di minore dimensione. È un processo che comporta nuove opportunità, ma anche costi di transizione; tenderà a premiare le aziende più dinamiche e innovative. La recessione avrà significative ripercussioni sul mercato del lavoro. Rispetto ad altri paesi gli effetti sull’occupazione sono contenuti in Italia dalla sospensione dei licenziamenti e dall’ampio ricorso alla Cassa integrazione guadagni, che ha finora coinvolto circa sette milioni di lavoratori, quasi la metà dell’occupazione privata alle dipendenze. La partecipazione al mercato del lavoro è caduta di quasi 300.000 unità, scoraggiata dal peggioramento delle prospettive economiche e dalle limitazioni alla mobilità e alle attività produttive che persistono in alcuni settori. In queste condizioni il tasso di disoccupazione (sceso in marzo all’8,4 per cento, quasi un punto in meno rispetto a febbraio) restituisce un’immagine molto attenuata del reale impatto dell’epidemia. La caduta dell’attività economica ha ridotto le nuove opportunità di impiego, ripercuotendosi in particolare sui giovani che per la prima volta si affacciano sul mercato del lavoro, su chi è abitualmente impegnato in attività stagionali, con contratti a tempo determinato o di apprendistato. Colpisce con maggiore intensità le attività tradizionalmente svolte dai lavoratori autonomi e il lavoro irregolare, ancora troppo diffuso nel nostro paese. Nel breve periodo gli ammortizzatori sociali contrastano l’impoverimento di ampi strati della popolazione e l’allargamento delle differenze economiche, accresciuti dalla maggiore presenza di lavoratori a basso reddito nei settori più colpiti. Limiti nella disponibilità di attività finanziarie liquide tra i nuclei familiari con i redditi più bassi possono amplificare le conseguenze dello shock, determinando un aumento significativo del numero di famiglie che non riescono a mantenere standard di vita accettabili. L’impatto della recessione e delle misure messe in campo per contenerne le conseguenze è forte sulle finanze pubbliche. Nel quadro macroeconomico del Governo si prevede per il 2020 un disavanzo pari al 10,4 per cento del PIL e un aumento del peso del debito pubblico sul prodotto di 21 punti percentuali, al 156 per cento. Un lascito così pesante impone una presa di coscienza della dimensione delle sfide di fronte a noi. L’economia italiana deve trovare la forza di rompere le inerzie del passato e recuperare una capacità di crescere che si è da troppo tempo appannata. Nonostante le profonde ferite della crisi e le scorie non ancora assorbite di quelle precedenti, le opportunità in prospettiva non mancano; il Paese ha i mezzi per coglierle», ha esortato Visco.

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