Stati generali, che cos'erano e perché portano male

Ultimo aggiornamento il 11 giugno 2020 alle 10:01

Stati generali, che cos’erano e perché portano male

L'organismo consultivo affonda le sue radici nella storia medievale francese

La premessa è d’obbligo: il Governo Conte nulla ha in comune con l’assolutismo francese dell’Ancient Régime. Ma la convocazione degli Stati Generali previsti a Roma durante il week end, per raccogliere le idee sulla ricostruzione post pandemia, solleva più di una domanda sulla scelta del nome di questo appuntamento. Bizzarra sia per la storia degli Stati generali, sia perché il partito di maggioranza relativa che esprime il Governo – il Movimento Cinque Stelle – è solito pescare nomi e spunti dalla storia francese (basti pensare al nome della piattaforma di democrazia partecipativa Rousseau, ispirata a uno dei filosofi di riferimento della Rivoluzione francese). Ma andiamo con ordine.

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Auguste Couder, "Apertura degli Stati Generali". 1789

Stati generali: cosa erano

Gli Stati generali sono l’antico parlamento feudale francese. La loro prima convocazione avvenne nel 1302 a Parigi, dentro Notre Dame, e l’ultima andò in scena nel 1789. Di fatto non dobbiamo pensare a un organo legislativo moderno che si riunisce con cadenza regolare: erano piuttosto un organismo di consultazione che il Re convocava soltanto nei momenti di grave crisi. Gli Stati generali erano formati su base elettiva e rappresentavano i tre Stati in cui era suddivisa la società francese. Nobiltà, clero e Terzo Stato.

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Il filosofo Jean-Jacques Rousseau

Differenze tra oggi e ieri

Se gli Stati generali convocati dal governo Conte vogliono ricostruire l’Italia dopo il lockdown e gli effetti devastanti della pandemia sull’economia, quelli di fine Settecento in Francia rappresentano invece un organismo da cambiare radicalmente. Così avvenne nella storica seduta del 5 maggio 1789, quando il Terzo Stato chiese la votazione per «testa», anziché per «ordini». Pochi giorni dopo l’organismo cambiò nome, divenendo l’Assembla Nazionale (il 17 giugno) e a seguito del giuramento nella sala della Pallacorda – sciogliersi soltanto con una nuova Costituzione e cedere soltanto alla forza delle baionette – prese inizio la prima fase della Rivoluzione francese, poche settimane prima dell’assalto alla Bastiglia. La storia non si ripete mai: il secondo tempo, al limite, rischia la farsa.

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