Gaia-X: una strategia europea per rilanciare il digitale, anche in Italia - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 28 luglio 2020 alle 9:00

Gaia-X: una strategia europea per rilanciare il digitale, anche in Italia

La data economy come volano per recuperare il gap tecnologico che ci vede divisi tra i vendor cloud nordamericani e i nuovi interlocutori che vengono dall'Asia. Così il Vecchio Continente può diventare il terzo polo e un interlocutore credibile della data-economy

L’Italia non vuole restare indietro: c’è una partita molto importante che si sta giocando sui tavoli dell’economia e della politica planetaria, e riguarda quella che si chiama data-economy. Un settore che vede nel cloud la sua infrastruttura, e che nei prossimi tre anni potrebbe registrare una crescita di oltre il 500 per cento: parliamo di un’economia da decine e decine di miliardi di euro, di un settore strategico per un Paese come il nostro che punti a offrire prodotti e servizi ad alto valore aggiunto che da sempre costituisce il valore cardine che ci viene riconosciuto dai clienti internazionali delle grandi e piccole aziende italiane.

 

Un settore dunque da pattugliare e anzi da mettere al centro dei disegni a lungo termine che un Governo deve prevedere per garantire al Paese di mantenere la propria competitività: un messaggio chiaramente recepito dal Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione di Paola Pisano, che già lo scorso dicembre aveva iniziato a parlare in modo esplicito di recupero di controllo su questo tipo di tecnologia così come di una visione a cinque anni e oltre per l’Italia all’interno del piano Italia 2025. Oggi, poi, si parla in modo ancora più esplicito dell’ingresso dell’Italia nel progetto Gaia-X: quello lanciato dalla Germania e subito sostenuto dalla Francia, che punta a costruire un cloud europeo alternativo a quello fin qui dominato da vendor nordamericani e asiatici, attraverso una standardizzazione di regole e processi e in pieno spirito di collaborazione europeo.

Non sovranismo, ma sovranità del dato

Per giocare un ruolo significativo nella data-economy c’è un ritardo tecnico da colmare, senza dubbio. Ma attenzione, qui non stiamo parlando di reinventare da capo la ruota: “Quello che dobbiamo fare è pensare a un orizzonte temporale a 20 o 50 anni – spiega a StartupItalia Paolo De Rosa, CTO del Ministro Pisano – e in questo senso c’è un parallelo storico utile a spiegare la situazione che stiamo vivendo oggi: durante la seconda rivoluzione industriale chi si rifiutava di convertire la propria produzione dalle macchine a vapore a quelle elettriche doveva fare i conti prima o poi con la chiusura, a causa della perdita di competitività, e lo stesso sta succedendo oggi con il cloud”.

“Ci interessa garantire standard aperti, massima trasparenza”

C’è una contraddizione da gestire: l’esigenza attuale di cominciare a spostare la propria attività sul cloud, assieme all’obiettivo in prospettiva di evitare di dipendere in tutto e per tutto da vendor tecnologici che arrivano da nazioni che non fanno parte dell’Europa, che non rispondono alle nostre normative in fatto di privacy, che potrebbero non condividere i nostri valori come Unione Europea o l’interesse a garantire la prosperità del Vecchio Continente. In altre parole, il cloud è irrinunciabile: ma non può essere preso così com’è, a qualunque condizione, possiamo e dobbiamo invece dettare le nostre regole anche in questo settore. “Pensate a quanto è successo con GDPR, che ha riportato di fatto l’asse di gestione dei dati personali in Europa – prosegue De Rosa – quello che puntiamo a fare con Gaia-X è un po’ lo stesso tipo di operazione, un primo passo per riportare al centro ciò che ci interessa davvero garantire per un cloud europeo e per i cittadini europei. Ci interessa garantire standard aperti, massima trasparenza: per questo stiamo promuovendo la nascita di una federazione di aziende private europee, in pieno spirito digital single market e che punti a incidere sulle regole di un mercato che sta rendendo il cloud sempre più un oggetto proprietario”.

Non parliamo di autarchia tecnologica, ma di un progetto che riduca la nostra dipendenza da nazioni e soggetti che hanno un’agenda politica ed economica divergente perlopiù da quella del Vecchio Continente. Sono già più di 300 le aziende europee che hanno aderito a Gaia-X, e la cordata franco-tedesca che fin qui ha guidato il progetto sta lavorando per includere sempre più nazioni (Italia compresa) nella gestione dell’iniziativa rivolta non solo alle imprese, ma pure a centri di ricerca e università, così come alle pubbliche amministrazioni. Altra distinzione importante da fare: nella sua accezione governativa, Gaia-X sarà gestito da una fondazione no-profit, ma è stato immaginato sin dal principio come un luogo dove possano coesistere le istanze pubbliche tipicamente senza scopo di lucro (animate dall’intenzione di soddisfare le esigenze dei cittadini) con quelle legittimamente commerciale delle industrie coinvolte. L’importante è avere regole chiare: Gaia-X è stata concepita proprio con questo scopo.

La strategia italiana

Cosa sta facendo dunque l’Italia per sostenere il progetto Gaia-X? Oltre ad aver avviato i colloqui necessari per aderire, ha avviato un processo di sensibilizzazione rivolto agli stakeholder. Ancora De Rosa: “Cerchiamo di portare all’attenzione di aziende italiane grandi e piccole che è questo lo scacchiere su cui ci stiamo muovendo, questa la partita che stiamo giocando e queste le sue regole. È un primo passo significativo, perché non sempre come Italia abbiamo giocato alle partite importanti come questa”.

“L'idea è che l'Europa diventi a tutti gli effetti un terzo polo tecnologico”

C’è anche un altro tassello importante: il Governo ha iniziato l’opera di razionalizzazione dell’enorme quantità di datacenter, database, risorse tecnologiche impegnate dalla Pubblica Amministrazione, e ha iniziato allo stesso tempo un’operazione di vasto respiro per cercare di convogliare le risorse economiche e tecnologiche necessarie a costruire un cloud della PA nella stessa direzione in cui si muove il progetto Gaia-X. Parliamo di un valore economico per la sola PA che sfiora già i 6 miliardi di euro, di un valore insomma significativo per orientare un mercato: i primi passi sono stati compiuti anche grazie al Decreto Semplificazione varato di recente, e poi in arrivo ci sono Fondo Nazionale Innovazione e le cospicue risorse del Recovery Fund che potrebbero costituire uno stimolo notevole per spingere le imprese italiane ad aggredire il mercato della data-economy.

“L’idea è che l’Europa diventi a tutti gli effetti un terzo polo tecnologico: iniziative come Gaia-X servono a creare un volano che ci consenta di recuperare il gap tecnologico, valorizzando però anche i cardini della democrazia europea in termini di valori come abbiamo fatto col GDPR. Ci stiamo provando – chiosa De Rosa – ma siamo ancora all’inizio: ma è il momento giusto per farlo, questa è la spinta giusta per far sì che queste iniziative possano dare vita a dei progetti che a lungo termine potrebbero determinare qualcosa di molto importante. L’importante è comprendere che come Italia e come Europa non partiamo da zero: che se tutti spingiamo nella stessa direzione, se diamo vita a queste iniziative, c’è davvero la possibilità di costruire questo terzo polo. Che possiamo fare qualcosa di davvero differente e con un piano di identità europea molto forte”.

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