Non si vende TikTok senza l'ok di Pechino: la Cina frena Trump
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Ultimo aggiornamento il 31 agosto 2020 alle 15:43

Non si vende TikTok senza l’ok di Pechino: la Cina frena Trump

Le ultime vicende, dopo la decisione di cambiare la normativa. Di mezzo c'è sempre la sicurezza nazionale

Visto che il Presidente USA, Donald Trump, ha rovinato i piani di TikTok negli Stati Uniti, costringendo il social network di ByteDance a farsi comprare da un’azienda a stella e strisce – pena la messa al bando dal paese – a questo punto anche Pechino vuole dire la sua. La notizia di ieri è che il governo cinese ha deciso di approvare nuove regole che limitano la cessione di tecnologie e aziende a paesi stranieri: insomma, prima di qualsiasi operazione ci vuole l’autorizzazione dell’esecutivo guidato da Xi Jinping. La novità è stata inserita in un aggiornamento di regole in vigore dal 2008, che normano i limiti alla cessione dei beni di famiglia del paese. Come riporta il Guardian, le tecnologie sui vaccini non hanno più bisogno del via libera di Pechino per esser trasferite all’estero. Discorso diverso per TikTok.

TikTok: le ultime vicende

A pochi mesi dalle elezioni americane, è chiaro che la vicenda TikTok sarà utilizzata da Donald Trump per animare la propria base contro il potere della Cina. Il fatto che una campagna elettorale possa ruotare attorno al social network più amato dai giovanissimi – ma dietro al quale c’è molto di più che influencer marketing e content creator – dimostra quanto le presidenziali del 3 novembre si giocheranno anche sul terreno della tecnologia.

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Poche settimane fa Donald Trump ha imposto a ByteDance, la società cinese che controlla TikTok, 90 giorni di tempo per vendere il social network. Pena la messa al bando dal territorio statunitense e, di conseguenza, la perdita di un bacino di decine di milioni di utenti. Politica e business sono mescolati come non mai in una vicenda che ha visto i principali colossi tech – e non solo – citati come possibili acquirenti di TikTok. In testa c’è Microsoft. Ma si è parlato anche di Oracle e perfino Netflix. E poi di Walmart, la multinazionale USA della grande distribuzione che fino a pochi giorni fa sembrava destinata a comprarsi il social a braccetto con l’azienda cofondata da Bill Gates. Tutto bloccato.

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TikTok: non sono bastati i corteggiamenti

Secondo diverse fonti l’obiettivo di Pechino è ritardare la vendita di TikTok almeno fino alle elezioni americane, togliendo così a Trump un potenziale successo elettorale da giocarsi alle urne. E pensare che l’estate era partita con una notizia che poteva suggerire distensione tra le due coste del Pacifico. L’americano ed ex di Disney, Kevin Mayer, era stato nominato CEO di TikTok in giugno. Un ramo di ulivo per mostrare tutte le buone intenzioni? E poi c’è stato l’annuncio di quel fondo da 200 milioni di dollari per gli influencer negli USA: soldi che il social avrebbe erogato ai creatori di contenuti divenendo di fatto un vero e proprio editore. Non è servito a nulla. Pochi giorni fa Mayer ha rassegnato le dimissioni da amministratore delegato.

Anche la Cina vuole proteggersi

Dietro alla decisione di Trump di mettere al bando TikTok ci sono i timori sulla privacy e sui dati dei cittadini americani che, utilizzando il social delle canzonette ballate in playback, finirebbero nelle mani della dittatura comunista secondo la visione della Casa Bianca. A questo punto la Cina ha replicato con la medesima strategia: si venderà TikTok soltanto con l’autorizzazione del governo cinese perché in ballo c’è la sicurezza nazionale. Come riporta la CNN, i potenziali acquirenti USA non hanno rilasciato alcun commento su questo colpo di scena normativo. Agli occhi della Cina la questione resta seria: a quale azienda cinese toccherà dopo TikTok? Chi sarà la prossima a esser presa di mira?

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