Covid, il Paese verso nuove chiusure. Ma il governo litiga sulle misure
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Ultimo aggiornamento il 16 ottobre 2020 alle 15:43

Covid, il Paese verso nuove chiusure. Ma il governo litiga sulle misure

L'esecutivo sembra spaccarsi sulle possibili strette da prendere e preferirebbe aspettare che siano varate dalle Regioni interessate

Non c’è solo Milano ad attendere nuovi provvedimenti più restrittivi nel tentativo di arginare la galoppata del Coronavirus. I numeri di ieri hanno infatti spinto parte dell’esecutivo a chiedere che si acceleri con le nuove misure che si tradurranno inevitabilmente in nuove chiusure. E se da un lato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, frena, invitando la popolazione al rispetto dell’ultimo Dpcm (in un tweet infatti scrive: «Rispettiamo le nuove disposizioni, seguiamo le raccomandazioni, facciamo del bene al nostro Paese»), nelle ultime ore Dario Franceschini ha reso noto di aver chiesto un nuovo incontro per varare il prima possibile una nuova stretta.

 

Il governo litiga sulle nuove chiusure

«Ho chiesto ieri al presidente Conte una riunione per decidere senza indugio nuove misure nazionali per contenere il contagio, ovviamente d’intesa con le Regioni». Così il capodelegazione del Pd al governo, il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini. Ma nella maggioranza si litiga sulle nuove chiusure, che comporteranno disagio sociale, danni economici e, immancabilmente, altri sussidi. Per questo c’è chi preferirebbe che le decisioni più coraggiose (e impopolari) vengano prese esclusivamente dai presidenti di Regione, a seconda della situazione territoriale. L’ultimo Dpcm varato tra le polemiche del resto consente ai governi territoriali di legiferare esclusivamente in maniera più restrittiva rispetto a quanto deciso dall’esecutivo di Conte a livello nazionale.

Sul fronte di coloro che respingono con forza che sia già giunto il momento di varare nuove chiusure, oltre alla ministra all’Istruzione, Lucia Azzolina, impegnata nella polemica con il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, per l’ordinanza con cui ha disposto la chiusura delle scuole (“Le mezze misure non servono più a niente, prima prendiamo decisioni forti meglio è. Se tardiamo ci avviciniamo al momento in cui saremo costretti a prendere decisioni ancora più gravi ma con l’acqua alla gola. È responsabile prendere oggi decisioni difficili senza attendere oltre”, la replica indiretta che De Luca le ha riservato via Facebook), anche il ministro per le Autonomie, Francesco Boccia, che al termine della conferenza Stato-Regioni ha avvertito: «Tutti i presidenti hanno autonomia di fare ordinanze più restrittive nelle modalità che ritengono. Ma se abbiamo condiviso che i due pilastri che dobbiamo tutelare sono scuola e lavoro e le ordinanze incidono su quegli ambiti, sarebbe opportuno un raccordo tra governo e regioni. Su scuola e lavoro ci sono già protocolli condivisi che stanno funzionando bene ma se, in questo caso, il presidente della Regione Campania ha deciso di emanare una sua ordinanza si assume la responsabilità degli effetti. Noi siamo sempre stati al fianco di tutte le Regioni con materiali, ventilatori e risorse».

Bankitalia avverte: se aumentano i contagi l’economia frenerà di nuovo

Il peggioramento dei contagi della pandemia potrebbe portare a un nuovo colpo di freno nei consumi da parte delle famiglie italiane. Lo scrive la Banca d’Italia nel Bollettino economico trimestrale. Il recente peggioramento del quadro epidemiologico potrebbe “continuare a scoraggiare o impedire alcune tipologie di spese considerate non essenziali, come viaggi, vacanze e ristoranti. Tali indicazioni, unite ai segnali di incertezza che provengono dalle indagini Istat, suggeriscono – si legge – che anche nella seconda parte dell’anno le decisioni di risparmio delle famiglie continuerebbero a essere dettate sia dal movente precauzionale di ordine economico, sia dalla scelta di ridurre i consumi per timore del contagio”.

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Dall’aggiornamento dell’indagine straordinaria sulle famiglie italiane durante la pandemia, realizzata della Banca, emerge che circa un terzo delle famiglie ridurrebbe gli acquisti in negozi di alimentari e di altri beni essenziali se i contagi giornalieri nella propria regione fossero più di 1.000; la stessa quota non spenderebbe più per alberghi, bar e ristoranti anche in una situazione epidemiologica molto più favorevole (meno di 10 contagi giornalieri).

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