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AITEC vince Agrithon, l’iniziativa di Lifely per i progetti in campo Agritech

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AITEC vince Agrithon, l’iniziativa di Lifely per i progetti in campo Agritech

Il primo premio di Agrithon è un montepremi di 1.000 euro messo a disposizione da Innois e Fondazione di Sardegna e una mentorship di 10 ore

Il primo premio di Agrithon è un montepremi di 1.000 euro messo a disposizione da Innois e Fondazione di Sardegna e una mentorship di 10 ore

Il team di AITEC ha vinto Agrithon, la call lanciata da Lifely, l’azienda dedicata agli amanti della sostenibilità e del giardinaggio. Agrithon ha l’obiettivo di stimolare la creatività e lo spirito imprenditoriale di ricercatori e studenti universitari, sviluppatori, maker, esperti di business e marketing, designer e appassionati di tecnologia per elaborare nuove idee progettuali e/o testare l’interesse di proposte imprenditoriali ancora in fase embrionale nel settore Agritech.

Il team vincitore si aggiudicato un premio da 1.000 euro, messo a disposizione da INNOIS e Fondazione di Sardegna, sponsor dell’iniziativa, e 10 ore di mentorship finalizzate alla realizzazione del prototipo. Seconda classificata, la squadra di Green Dream, che si è aggiudicata 1.000 euro.

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La call Agrithon

Con l’obiettivo di trovare soluzioni innovative in campo Agritech attraverso l’utilizzo di tecnologie e dispositivi open source, Lifely ha lanciato la call Agrithon rivolta a tutti coloro che avessero idee, proposte e progetti volti a:

migliorare l’efficienza nell’uso dell’acqua;

– massimizzare la produttività del suolo;

– promuovere la biodiversità, l’ecoturismo e la sostenibilità;

– proteggere prodotti agroalimentari;

– migliorare le infrastrutture.

L’iniziativa, che fa parte del bando “Nuove Imprese Innovative” finanziato da Sardegna Ricerche, ha visto l’iscrizione di 12 team, di cui 6 sono stati selezionati per accedere alla fase selettiva.

 

Chi sono i finalisti e i vincitori di Agrithon

A vincere la call è stato il team AITEC, guidato da Matteo Lezzeri assieme a Alberto Satta, Ignazio Floris e Michela Pusceddu, che si è aggiudicato il montepremi da 1.000 euro e le 10 ore di mentoring per sviluppare il prototipo di un’arnia hi-tech. Finalizzata all’incremento del benessere e della produttività delle api, l’arnia è uno strumento fondamentale per garantire l’equilibrio della colonia e costituisce un riparo da predatori, agenti atmosferici e temperature poco favorevoli. Mantenere una temperatura costante all’interno dell’arnia esercita un effetto positivo sia sulla covata che sulle condizioni di salute della colonia stessa. Le api sono in grado di regolare la temperatura interna autonomamente, ma tutto questo ha un costo energetico che si traduce in consumo di miele. Ad oggi il materiale più utilizzato per la costruzione delle arnie è il legno di abete, ma l’uso di un materiale dotato di un maggiore potere isolante può migliorare l’efficienza della regolazione termica delle api garantendo un maggior benessere alle colonie e un risparmio energetico, a vantaggio di una maggiore produttività. Il team AITEC ha pensato di avvalersi del sughero come materiale isolante, proponendo un prototipo di arnia razionale corredato di sensori elettronici, in modo da monitorare, a distanza, alcuni parametri fondamentali per lo sviluppo e la sanità delle api da miele.

Seconda classificata è la squadra di Green Dream, composta da Laura Coccolone, Leonardo Cuccu, Francesco Soddu, Paolo Granella, Michele Di Romano, Riccardo Campesi, Tommaso Mei e Francesco Matzei, che si è aggiudicata 1.000 euro. Green Dream aiuta a incrementare la rendita delle coltivazioni proteggendo il terreno dagli agenti esterni come temperatura e parassiti grazie alle innovative biotiles, un sistema di piastre ecosostenibili e resistenti applicate al terreno che lo proteggono e lo monitorano. Green Dream sostituirà i vecchi sistemi di pacciamatura inquinanti, poco resistenti e dispendiosi, con un’alternativa tecnologica, ecologica, facile da mantenere che utilizza solamente materiali naturali a chilometro zero.

Tra i finalisti c’è anche il team di “Giardino che cura”, composto da Rita Nonnis, Marta e Carlo Marcia, Fabio e Laura Atzori, Maria Chiara Sotgiu, Nicasia Scuderi e Giulia Petruso, con un progetto che contribuisce al miglioramento del benessere psico-fisico dei pazienti oncologici per mezzo delle piante. L’idea si propone di realizzare un giardino verticale all’interno degli ospedali che, grazie ad agrumino, un dispositivo che monitora il benessere delle piante, fornisce feedback sulla necessità di acqua, luce e nutrimenti. Il prendersi cura della pianta inizia in ospedale, ma, poi, continua a casa grazie all’app che permette di tenere sotto controllo la pianta anche da remoto tramite bot.

InPlants, il progetto di Camilla Barrasca, Francesco Esposito e Gaetano Piras, si propone, invece, di creare delle serre autonome destinate a contesti urbani e non, in grado di sopperire al fabbisogno familiare di beni agricoli di prima necessità. La serra verrebbe resa indipendente sia dal punto di vista energetico, attraverso l’uso pannelli fotovoltaici, che da quello umano con sensori e attuatori in grado di controllare l’irrigazione, l’umidità, la temperatura, la maturazione per attivare i meccanismi che la renderebbero autonoma. Inoltre, verrebbe inserito un sistema di raccolta dell’acqua piovana e dei residui irrigui, per un minor spreco possibile. Tramite device, messaggistica, e, in futuro, un’app, sarebbe possibile avere sempre sotto controllo lo stato di salute della pianta.

Arnia – Iot For Beehives è l’idea finalista di Manolo Denti, Enrico Melis e Francesco Achenza che consiste nella realizzazione di un sistema di controllo per la salvaguardia delle api e dell’arnia con un sistema di videosorveglianza, a pannelli solari, integrato con la localizzazione GPS satellitare per avere informazioni sulla posizione dell’arnia in caso di furto. Inoltre, può essere controllata anche dal cellulare attraverso una dashboard intuitiva. Il sistema è dotato anche di sensori di tipo ambientale che misurano variabili climatiche, come temperatura e umidità, e sociali come il “canto reale”: un segnale emesso dalla regina come allarme all’interno dell’arnia.

Infine, Bio Data Acquire, l’iniziativa ideata da Maurizio Enrico Scudu, Emanuele Gosamo e Maurizio Naletto, che, con il progetto “Tbiomachine vision e machine learning, immaginano di poter leggere la salute delle piante dalle sue foglie grazie all’intelligenza artificiale. Un primo prototipo, dotato di camera, osserva lo stato di salute fogliare che, nel primo test, ha riguardato l’acquisizione dati da un vitigno. Il gruppo di lavoro sta già pensando in quali altri campi può essere impiegata la tecnologia congegnata con l’obiettivo di creare un prodotto semplice anche per i non addetti ai lavori ed è, attualmente, alla ricerca di diverse figure per lo sviluppo del business.