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Perché è la scuola la vera soluzione alla crisi dell’Unione europea

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Perché è la scuola la vera soluzione alla crisi dell’Unione europea

La maggior parte dei nostri ragazzi non si sente un cittadino europeo e non conosce le funzioni di Bruxelles. La scuola deve intervenire

La maggior parte dei nostri ragazzi non si sente un cittadino europeo e non conosce le funzioni di Bruxelles. La scuola deve intervenire

A chi fa l’insegnante, non può sfuggire un dato delle elezioni europee appena concluse: quello dell’affluenza. In Italia si sono presentati alle urne solo il 58,7% dei votanti, l’8% in meno rispetto al 2009 quando l’affluenza segnava il 66,3%. Gli analisti lo prevedevano. La bella giornata di sole ha fatto la sua parte. La disaffezione alla politica ha giocato il suo ruolo ma resta una domanda: che cosa si sa l’Unione Europea? Perché quando si vota per il vecchio continente tanti, troppi italiani, non si presentano alle urne? Per capirlo basterebbe fare un giro nelle scuole del nostro Paese: i nostri ragazzi non si sentono cittadini europei.

Alla primaria si parla di UE solo in quinta, in qualche riga sul sussidiario di geografia. Alla secondaria di primo e secondo grado, si ignorano le funzioni delle istituzioni europee, si confonde il Parlamento con la Commissione e il Consiglio europeo. Spesso accade che nemmeno si sappia quali sono le rappresentanze che si trovano a Bruxelles, a Strasburgo e a Lussemburgo.

Provate a chiedere in una terza o quarta superiore chi erano Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi? Forse sanno qualcosa del secondo ma è facile che di Spinelli dicano: “Un giocatore?”.

Non ho mai visto un maestro o un professore raccontare di questi due padri fondatori dell’ Unione Europea. Se abbiamo a che fare con un voto di astensione così preoccupante, forse è perché gli italiani, a partire dai nostri giovani, sono analfabeti europei. Forse persino molti insegnanti non sanno cosa sia il semestre italiano di presidenza che inizierà il primo luglio. Inutile chiedere ad un ragazzo della scuola media a che serve l’Europa: le direttive europee sono sconosciute ai più, sono confuse con le leggi italiane. In questi mesi si è parlato parecchio di trattati ma i nostri ragazzi non sanno l’iter di una legge italiana.

Peggio ancora, molti, nemmeno conoscono quali sono i gruppi parlamentari che siedono in parlamento, pensano che chi viene eletto per un partito italiano possa continuare a rappresentarlo sotto la stessa sigla a Bruxelles.

Il 9 maggio scorso sono entrato in classe, una quinta della primaria, e ho chiesto: “Sapete cosa si festeggia oggi? L’ avrete sentito a qualche telegiornale”. Era la festa dell’Europa ma in Italia pochi lo sapevano. A Bruxelles, a Strasburgo e Lussemburgo, si celebra questa giornata, aprendo le istituzioni ai cittadini; in Italia passa inosservata. Ho provato a far ascoltare l’Inno alla gioia di Beethoven, adottato come inno europeo, ma nessuno l’ha riconosciuto come tale. L’Europa per i nostri giovani, è solo la bandiera blu con le 12 stelle dorate, issata davanti alle scuole e agli enti istituzionali.

Forse dovremmo iniziare proprio dalla scuola, dalla primaria fino alla secondaria. Anzi dalla scuola materna fino alle superiori.

Per capire l’Ue e ridurre l’astensionismo, basterebbe organizzare un viaggio d’istruzione a Bruxelles e scoprire come funziona il parlamento al parlamentarium, il centro visitatori del PE: gli studenti dai 14 anni in su, per esempio, possono immergersi nel ruolo di eurodeputato e vivere personalmente momenti essenziali del lavoro politico, raccogliere informazioni, parlare in pubblico, partecipare a trattative.

Per combattere l’astensione, forse, serve solo ancora una volta istruzione.