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Ecco perché il food delivery europeo parla italiano

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Ecco perché il food delivery europeo parla italiano

Lo dicono i numeri. Germania, Svezia, Polonia, Spagna: nessuno resiste alle consegne a domicilio e, soprattutto, nessuno resiste alla nostra cucina.

Lo dicono i numeri. Germania, Svezia, Polonia, Spagna: nessuno resiste alle consegne a domicilio e, soprattutto, nessuno resiste alla nostra cucina.

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L’innovazione in genere, dalla ruota a internet, ha sempre aiutato l’uomo a sconfiggere il suo nemico peggiore: la fatica, il fastidio di dover fare qualcosa di obbligatorio per assolvere a un compito vitale. È per questo, con ogni probabilità, che l’ultima trovata in tema food conquista sempre più i mercati di tutta Europa senza perdere il passo. Si tratta del food delivery: che si parli di ordinare la cena o fare la spesa, così da sudare almeno in cucina, diversi portali e app hanno ormai sostituito l’odiosa trafila che comprende il vestirsi, uscire, accalcarsi nelle ore di punta sui mezzi di trasporto o restare per la medesima infelice scelta di fascia oraria, inchiodati in snervanti code ai semafori.

Food delivery: un po’ di storia

I primi, perlomeno nello scorso secolo, furono gli inglesi. Ma, purtroppo per i sudditi di Sua Maestà, la pigrizia non fu un movente. Durante la Seconda Guerra Mondiale gli aerei della Luftwaffe non davano loro tregua e, tra l’estate e l’autunno del 1940 intensificarono oltremodo i loro letali raid, che non risparmiarono mense, abitazioni, mercati. Nacque così, quasi spontaneamente, il Women Volunteer Service, che preparava e consegnava cibo per tutto il territorio nazionale. La fine del conflitto non significò la fine delle consegne a domicilio che, anzi, in tempo di pace godettero di gran successo. Dalla Gran Bretagna il food delivery si espanse presto oltreoceano. Sessant’anni dopo questo servizio gode di una nuova, tecnologica linfa che, dati alla mano, gli sta concedendo una nuova, mondiale giovinezza.

women volunteer

Le consegne “moderne”

Anche un gigante come Amazon si è scomodato a suo tempo per consegnare la spesa nelle case degli americani. Inoltre, ed è notizia recente, la creatura di Jeff Bezos intende avviare anche in Italia un’operazione simile. Un caso? No. Come non è una coincidenza che la terza startup più finanziata della Cina (si parla di tre miliardi di dollari) sia Ele.me, azienda che si occupa di food delivery. Del resto anche nel Vecchio Continente si ordina da casa e, stando a una recente indagine del Wall Street Journal, a una velocità esponenziale. E si ordina soprattutto italiano, secondo le cifre diffuse da FoodPanda, JustEat e Delivery Hero, tre giganti del settore che, non a caso, vogliono investire, o lo stanno già facendo, nel nostro foodtech. A tirare la volata alle nostre eccellenze è la pizza. Germania, Svezia, Polonia, Spagna: nessuno resiste. Svetta su tutti il Montenegro, dove ben il 76% dei fruitori più o meno abituali dei servizi di delivery ordina abitualmente italiano. E guardando ai vicinissimi Balcani si tratta di un dato importante, dato che aldilà dell’Adriatico veniamo irrimediabilmente sconfitti da souvlaki e kebab. Poco male. Del resto se la vede ben peggio l’Austria, per dire: la wiener schnitzel, cotoletta orgoglio della cucina nazionale, si deve accontentare di un misero 9%. La risposta è facile: tre austriaci su dieci, pigri ma tecnologici, preferiscono di gran lunga la nostra cucina. Ed è un’altra piccola vittoria interna al trionfo continentale.