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Il futuro del cibo secondo cinque guru Usa

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Il futuro del cibo secondo cinque guru Usa

Sostenibilità, laboratorio, stampa 3D oppure semplicità e ritorno al passato con frutta e verdura: Eater ha chiesto a cinque esperti di disegnare l’alimentazione dei prossimi anni

Sostenibilità, laboratorio, stampa 3D oppure semplicità e ritorno al passato con frutta e verdura: Eater ha chiesto a cinque esperti di disegnare l’alimentazione dei prossimi anni

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Per molti il futuro del cibo passerà in fondo da ciò che diverse popolazioni, ai quattro angoli del globo, già mangiano da tempo. Dal terriccio (Perù, Kenya, Australia) al balut, l’uovo embrionale d’anatra (Filippine, Vietnam e Cambogia) passando per le meduse essiccate allo sperma di tonno e ricciola passando per frutti particolari come il miracle fruit (Africa tropicale) o il limone caviale (California, Australia). Questa la tesi, raccontata qualche giorno da su Repubblica, di Carlo Spinelli. Il Dottor Gourmeta ha scritto Bistecche di formica e altre storie gastronomiche – Viaggio tra i cibi più assurdi del mondo (Baldini & Castoldi, 15 euro) in cui raccoglie le sue esperienze alle prese con queste pietanze.

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Per altri, invece, il cibo del futuro passerà per forza dai laboratori: che si tratti di neocarne, di soluzioni vegane (più o meno discutibili) o di alimenti stampati in 3D, senza dimenticare il lavoro sul coté genetico delle materie prime, sempre scivoloso ma proprio per questo da tenere attentamente sott’occhio. Per non rischiare, più di quanto già accada oggi, che l’alimentazione diventi esclusivamente una battaglia di brevetti fra multinazionali. Altro che Nutrire il pianeta.

Sono due aspetti da sempre al centro delle speculazioni umane. Il magazine Eater, in occasione della sua Future Week, ha voluto chiedere a cinque scienziati del cibo ed educatori fra i più noti e importanti negli Stati Uniti la loro idea su questo percorso. Ecco le loro risposte.

Chris Gerlin, professore associato di Enologia, Cornell University, Ithaca, New York

“Credo che il futuro del cibo abbia molto a che fare col ritorno al passato. Vogliamo cibi e bevande locali, freschi, preparati a mano, poco processati, come le precedenti generazioni. Ma come farlo in maniera sicura per otto o 10 miliardi di persone utilizzando meno risorse? Come produrre più prodotti freschi e renderli più accessibili? Spero che il futuro dei cibi sia una questione di più scelta per più persone, utilizzando la tecnologia e l’innovazione per mantenere la catena sicura e sostenibile”.

Il cibo del futuro avrà a che fare col ritorno al passato

Mai Nguyen, membro del dipartimento Scienza e cibo Ucla, University of California, Los Angeles, e Scienza e cucina, Harvard

Il cibo è il veicolo ultimo per la scoperta e la creatività. Diamo spago al nostro fanciullino caproccioso e facciamo uno sforzo per giocare col nostro cibo. Eleviamolo da mezzo di sostentamento quotidiano e coltiviamolo come un’arte e come un ponte fra mondo scientifico e culinario. Nei prossimi anni il cibo esploderà come un mezzo per l’educazione scientifica. Accadrà solo iniziando a prenderlo seriamente: dovremo usarlo per stimolare la curiosità e l’esplorazione del mondo naturale. Nei prossimi vent’anni speriamo che ricercatori e chef stringano più collaborazioni e innovino un largo ambito di gusti e sensazioni cui concederci, pur ricordando l’idea che il cibo debba essere semplice e delizioso”.

Il cibo è veicolo per la scoperta e la creatività

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Vince Reyes, membro di Scienza e cibo alla Ucla

“Penso che le tendenze più interessanti si colleghino all’avanzamento delle pratiche di sostenibilità. Questo significa cose semplici, come gli chef che esplorano differenti fonti di proteine con minore impatto ambientale come gli insetti o i rivenditori che piazzino anche i prodotti ammaccati per ridurre gli sprechi. Dall’altro lato, ci sono progetti tecnologicamente più complessi come la carne in vitro o il cibo stampato in 3D che potranno potenzialmente ridurre le infrastrutture necessarie per produrre e distribuire il cibo”.

Carne in vitro o stampa 3D ridurranno le insfrastrutture necessarie per produrre e distribuire cibo

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Raymond P. Glahn, ricercatore e professore associato, Cornell University

“Se dovessi raccogliere i miei pensieri sul futuro del cibo, specie negli Stati Uniti, in poche parole non parlerei di cibo. Basti pensare che gli Usa hanno un sistema molto efficace in termini, per esempio, di meccanismi dal campo alla tavola. Ciononostante abbiamo tremendi problemi di salute pubblica con il 32% dei bambini e adolescenti, e il 69% degli adulti sovrappeso o obesi. Ovviamente questo è causato da una moltitudine di fattori. Ma è in particolare chiaro che gli americani hanno bisogno di imparare a modificare il loro stile di vita per bilanciare l’apporto calorico, la qualità del cibo, le scelte e, soprattutto, l’esercizio”.

Dovessi parlare di futuro del cibo, non parlerei di cibo

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Elizabeth A. Bihn, Ph.D., direttrice del dipartimento Food science, Cornell University

Frutta e vegetali sono il futuro. Ciascuno di noi starebbe meglio se ne mangiasse una buona scelta ogni giorno. Le ricerche hanno mostrato che questo consumo ha impatti positivi sulla salute sia sul breve che sul lungo termine, incluso nel mantenimento di un peso corporeo appropriato così come in una riduzione del rischio in termini di patologie del cuore e oncologiche”.

Il futuro? Frutta e vegetali