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Avremo un’unica identità digitale per entrare nei siti di pubblica amministrazione, banche e aziende. Ecco come

Economia Digitale
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Avremo un’unica identità digitale per entrare nei siti di pubblica amministrazione, banche e aziende. Ecco come

La rivoluzione dell’identità digitale unica è sempre più vicina: la norma è al vaglio della Commissione europea e il Governo prevede di dare il via al sistema nel 2015.

La rivoluzione dell’identità digitale unica è sempre più vicina: la norma è al vaglio della Commissione europea e il Governo prevede di dare il via al sistema nel 2015.

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La vera incognita sono i tempi, ma mentre Stefano Quintarelli, deputato di Scelta Civica e candidato alla guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid), ci parla del Sistema pubblico per la gestione dell’Identità digitale (Spid) la descrive come una rivoluzione a portata di mano.

Roberto Ferrari ha spiegato qui come il mondo delle startup fin-tech beneficerà della novità ispirata da Quintarelli stesso, Paolo Coppola, deputato Pd, e Antonio Palmieri, sponda Forza Italia. In questo momento il testo è in mano alla Commissione europea, che ha tempo fino al 24 settembre prossimo per fare eventuali osservazioni. L’intenzione del Governo è di diffondere la soluzione nel 2015. Il ruolo dell’Agid sarà determinante: “Devono occuparsi degli aspetti tecnici e tecnologici, nella norma sono contenuti soli i principi, a partire dalle modalità di certificazione degli autenticatori”, spiega Quintarelli.

Proprio gli autenticatori sono il vero perno della rivoluzione. La nostra identità digitale sarà infatti la chiave d’accesso per tutti i servizi della pubblica amministrazione ma non solo: anche le banche, ad esempio, partendo dai token per l’home banking (le chiavette) potranno entrare nel circuito e diventare autenticatori e parte dello stesso. Lato utente, ci basteranno username e password e un codice generato di volta in volta, con la chiavetta appunto, per accedere a tutti i servizi federati. Chiavetta e solo: “Non è necessaria, basterà anche un’applicazione installata sullo smartphone”, spiega Quintarelli.

Perché è così importante? Per una questione di costi, prima di tutto. “Nel Regno Unito hanno calcolato che la gestione dell’autenticazione comporta più del 70% dell’investimento complessivo per l’erogazione dei servizi”, spiega il deputato. Realizzando una volta per tutte “un’infrastruttura federata di autenticazione sia per la pubblica amministrazione sia per i privati interessati” si ottimizza la spesa e si può andare a costruire su una base già esistente. Questo permetterà di uniformare la gestione delle informazioni da parte di servizi meno rilevanti a quella di contesti come sanità o giustizia. E di rendere le operazioni più semplici per il cittadino.

La Spid è uno dei tanti motivi per cui la scelta del direttore dell’Agid è delicata e cruciale. Il nome dovrebbe arrivare dal Consiglio dei Ministri prima di lunedì 7 luglio, quando l’Italia e l’Europa del digitale si ritroveranno a Venezia per Restart Europe e Digital Venice.