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Perchè 9 laureati su 10 in biotecnologie trovano subito lavoro

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Perchè 9 laureati su 10 in biotecnologie trovano subito lavoro

Secondo AlmaLaurea il 90% dei ragazzi laureati nel settore delle biotecnologie trova un’occupazione appena laureati

Secondo AlmaLaurea il 90% dei ragazzi laureati nel settore delle biotecnologie trova un’occupazione appena laureati

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Il futuro dei giovani italiani si chiama biotecnologia. Oltre 7 miliardi di euro di fatturato, un miliardo e mezzo di euro di investimenti in ricerca e sviluppo e 422 imprese. È questo il quadro del settore delle biotecnologie in Italia tracciato dal rapporto “Biotecnologie in Italia 2014”, realizzato da Assobiotec ed EY in collaborazione con Farmindustria e l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Una laurea in questo settore può essere una fortuna. A dirlo è “Il Sole24Ore” che ha esaminato la ricerca AlmaLaurea sui neodottori in materie tecnico scientifiche. Sono loro, infatti, ad essere i più occupati e quelli con gli stipendi migliori: il 90% dei ragazzi che hanno preso una laurea in questo ramo hanno un lavoro e stipendi sopra i 1500 euro.

Quanti laureati in biotecnologie

Ad oggi nel mondo universitario non è ancora una delle facoltà più frequentate ma questo potrebbe costituire un gap in Italia: erano poco più di 16 mila gli iscritti nell’anno accademico 2013-2014. Si contano 10.397 studenti nel corso di laurea in biotecnologia; 3142 nel corso di biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche e 974 in quelle industriali; solo 366 in quelle agrarie. I dati sull’espansione degli Ogm nel mondo confermano che l’agricoltura del futuro parlerà sempre più biotech: “Dobbiamo tutti riflettere su come consentire anche al nostro Paese di non rimanere fuori da questa occasione di sviluppo”, ha spiegato Alessandro Sidoli, il Presidente di Assobiotec, l’Associazione per lo sviluppo delle biotecnologie, che fa parte di Federchimica, in occasione della presentazione del rapporto sull’espansione degli Ogm nel mondo reso notodall’ISAAA (Servizio internazionale per l’acquisizione delle applicazioni agrobiotecnologiche).

“Se vogliamo giocare un ruolo di primo piano nel mercato agricolo mondiale – sostiene Sidoli – non  possiamo perdere l’ennesimo treno di innovazione, stando fermi a guardare gli altri paesi, che, dopo essere partiti, prendono sempre maggiore velocità”.

Il mercato del lavoro chiede biotecnologi

Una risposta deve arrivare dalla scuola e dal mondo dell’istruzione. Servono oggi biotecnologi farmaceutici; altri che operino nell’area medica nell’healthcare, biotecnologi vegetali per il settore agroalimentare senza trascurare la ricerca e la carriera accademica. Ancora una volta abbiamo bisogno di pensare all’orientamento scolastico dei nostri ragazzi leggendo la società. Oggi quando parliamo di biotecnologia non sappiamo di cosa stiamo trattando: secondo una ricerca condotta per Assobiotec il 48% afferma di non sapere esattamente di cosa si tratti quando si parla di cellule staminali e un altro 29% di averne sentito parlare, ma di non essere al corrente della distinzione tra donazione e conservazione. Inoltre, gli italiani confondono le cellule cordonali con quelle embrionali: l’82% ritiene infatti che “quando si sente parlare di cellule embrionali, si intendono proprio quelle del cordone ombelicale” e l’81% che “i problemi di natura etica di cui si sente parlare si riferiscono alle cellule staminali del sangue del cordone ombelicale”. C’è un’ assoluta necessità di una maggiore cultura scientifica relativa alle biotecnologie, e alle molteplici possibilità che esse aprono per la tutela della salute e l’evoluzione sociale.