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Quali sono gli argomenti che i professori odiano insegnare

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Quali sono gli argomenti che i professori odiano insegnare

Ci sono materie e argomenti che i docenti sono obbligati a insegnare per via dei programmi, ma che preferirebbero proprio non trattare. Li ha raccolti il Guardian

Ci sono materie e argomenti che i docenti sono obbligati a insegnare per via dei programmi, ma che preferirebbero proprio non trattare. Li ha raccolti il Guardian

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“Shakespeare non lo voglio insegnare”. Ha destato scandalo la presa di posizione di un insegnante sul “Washington Post” ha espresso tutte le sue perplessità per il drammaturgo e poeta inglese da sempre sui banchi di scuola di tutto il mondo. Eppure, secondo il “Guardian” molte sono le discipline o gli argomenti che gli insegnanti vorrebbero rottamare a partire dai processi riproduttivi delle piante. La provocazione lanciata da due importanti giornali internazionali, ha aperto soprattutto il dibattito sul modo d’insegnare. Serve, secondo quanto riportato dal “Guardian” una modernità nell’andare ad appassionare alla matematica o alla letteratura.

La discussione potrebbe riguardare anche l’Italia. Da tempo per esempio è aperto un confronto sui “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni. Il premier nei mesi scontri durante un incontro pubblico disse: “La penso come Umberto Eco, I Promessi Sposi andrebbero proibiti per legge, perché una volta proibiti diventano affascinanti, e si rivelano essere un capolavoro assoluto”. E’ quello che pensano in molti che si sono ritrovati a studiare alle scuole superiori l’opera manzoniana senza avere, in età adulta, alcun ricordo di essa. Una tesi che anche alcuni insegnanti sostengono: potremmo introdurre altri autori, più vicini ai giovani, qualche nome della letteratura moderna.

Nel frattempo chi come me sta alla scuola primaria, assiste ogni anno ad una sorta di scaricabarile quando si tratta di definire chi fa cosa. La maggior parte degli insegnanti non ne vuole sapere di fare educazione motoria, molti hanno difficoltà ad insegnare musica e altri ancora sono titubanti di fronte ad un personal computer. Ciò che è certo è che va rottamato il flauto. Per decenni, eserciti di ragazzini sono cresciuti in aule dove dopo aver fatto sei mesi di battito delle mani sul banco, con la penna, con il pennarello, con un bastoncino per imparare il ritmo, sono passati al flauto. E’ sempre lui il protagonista dell’educazione musicale alla scuola primaria. In un Paese come il nostro dove la musica è da sempre protagonista ci si limita ad insegnare ai bambini a suonare l’“Inno alla gioia” con il flauto. L’abbiamo fatto tutti: l’hanno imparata i nostri padri, l’abbiamo appresa noi e ora tocca ai nostri figli.

Da mandare in archivio anche l’educazione motoria fatta da maestri che non muovono gli arti per il resto della loro vita se non, in minima parte, per insegnare ai loro ragazzi a muoversi. Andare in palestra significa avere a che fare con il proprio corpo: nulla di più delicato. Per fortuna in questi anni è stato introdotto, per esempio, lo yoga in molti istituti. Infine va rottamato il modo d’insegnare informatica. Il Ministero ha introdotto il tema del coding ovvero la programmazione. L’obiettivo è quello di far diventare i nostri ragazzi produttori digitali ma fino ad oggi l’ora di tecnologia era ridotta ad un apprendimento di base dell’alfabetizzazione digitale poco capace di andare oltre l’Abc. Abbiamo bisogno per raggiungere le competenze dei ragazzi del resto dell’Europa di cambiare il nostro modo di insegnare.