desc

Un’università online fa studiare gratis i rifugiati (col sostegno di MIT, Harvard e Yale)

Scuola
EDUCATION
Edit article
Set prefered

Un’università online fa studiare gratis i rifugiati (col sostegno di MIT, Harvard e Yale)

In Germania la Kiron University offre ai rifugiati la possibilità di conseguire una laurea con i suoi corsi online: al terzo anno, gli studenti possono completare gli studi nei campus delle università partner

In Germania la Kiron University offre ai rifugiati la possibilità di conseguire una laurea con i suoi corsi online: al terzo anno, gli studenti possono completare gli studi nei campus delle università partner

Scuola

La Kiron University prende il nome dal centauro Chirone, che nella mitologia greca era conosciuto come colui che nutriva chi era in circostanze di bisogno. L’università online è stata aperta lo scorso anno da un gruppo di studenti di Berlino, è gestita da volontari, ed ora per venire in soccorso ai rifugiati che si stanno riversando in Germania promette di offrire loro l’opportunità di studiare senza tasse e di ottenere una laurea internazionalmente valida. La Kiron non è una università riconosciuta, ma ha trovato il modo per far riconoscere la laurea ai suoi studenti grazie a partnership con università tradizionali tedesche e non, tra cui figurano anche Yale e Harvard.

L’università 2.0

L’idea della Kiron è nata nel 2014, quando Vincent Zimmer e Markus Kreßler immaginano una università 2.0 alla conferenza per rifugiati della Fondazione tedesca della libertà. I due studenti vogliono sviluppare un tipo di università tecnologica focalizzata più sull’individuo. Markus a quel tempo lavora con i migranti e immediatamente realizza quali opportunità si aprirebbero a chi ha difficoltà ad accedere all’istruzione superiore per motivi burocratici. Per un richiedente asilo, infatti, spesso ci vogliono anche anni per vedersi riconoscere lo status di rifugiato. Spesso queste persone non hanno nemmeno prove della loro istruzione precedente: la mancanza di documenti legali combinata alle lacune linguistiche, preclude a un rifugiato la possibilità di studiare. Questo problema viene “risolto” dalla Kiron: per accedere ai suoi corsi, infatti, gli studenti devono presentare solo un documento che certifichi: o che abbiano lo status di rifugiati, o che abbiano avviato l’iter per averlo.

La campagna sul web

La Kiron è una non-profit: invece di cercare finanziamenti statali, per sostenere le spese dei corsi online per i rifugiati, ha aperto una campagna su internet. L’obiettivo è raccogliere 1,2 milioni di euro per coprire i costi per circa mille studenti. I soldi serviranno per offrire supporto, hardware, accesso a internet, accesso alle biblioteche e ai database. La campagna è partita il 5 settembre e durerà fino al 7 novembre. Guidata da volontari, la Kiron ha già raccolto oltre 170 mila euro.

Ultimo anno in campus

La Kiron ha sviluppato un programma di 3 anni in partner con università del calibro di Harvard, Mit o Yale (assenti le università italiane). Durante il primo anno gli studenti possono prendere lezioni di tedesco o inglese, e cominciare a familiarizzare con i corsi accademici. Se si sentono pronti linguisticamente, invece, possono direttame nte cominciare le lezioni online, in forma di Mooc (Massive open online course). Nel secondo anno si sceglie tra 5 indirizzi (economia, ingegneria, architettura, informatica o studi interculturali) e si accumulano crediti per la laurea. Questi corsi sono attualmente disponibili solo in inglese, ma la Kiron spera di riuscire ad aprirli anche in francese ed arabo. Al terzo anno gli studenti si trasferiscono in una università partner della Kiron che riconoscerà loro i crediti accumulati e darà loro l’opportunità di completare gli studi direttamente nel campus. Solo a questo punto gli studenti dovranno consegnare tutti i documenti richiesti. Oltre 20 università, anche fuori della Germania, si sono dette disponibili ad accettare gli studenti provenienti dalla Kiron, che non può rilasciare lauree valide perché non è riconosciuta come università. Le richieste di aspiranti studenti non sono tardate: 15 mila application pervenute, la maggior parte dalla Siria.

@carlottabalena