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E vorrà pure dire qualcosa, se quando decidono le strategie per smantellare il sessismo, le università, le aziende, le istituzioni scelgono di lavorare sulle parole. Perché le parole non sono neutre, né neutrali, e perciò possono costruire parità tra i generi, così come distruggerla e, perciò, cambiare in meglio le parole che usiamo significa cambiare in meglio la realtà e renderla più equa. La linguista Alma Sabatini lo annunciò negli anni Ottanta, da pioniera, in un testo rivoluzionario che fu allora molto criticato, ma intanto aprì un varco cruciale nell’editoria scolastica, Il sessismo nella lingua italiana, con cui tracciò una serie di linee guida per evitare che il linguaggio generasse pregiudizi negativi nei confronti delle donne: “La premessa teorica alla base di questo lavoro è che la lingua non solo riflette la società che la parla, ma ne condiziona e ne limita il pensiero, l’immaginazione e lo sviluppo sociale e culturale”.  

Oggi un libro molto vivace – Le parole al futuro. Declinazioni al femminile – raccoglie 32 parole dell’empowerment, ciascuna delle quali presentata da un/una ambassador speciali: sono le parole che la community  DEA#donnecheammiro ha raccolto per diversi mesi attraverso la rubrica La rete delle parole, per affermare una lettura della realtà nuova, che liquidi resistenze e pregiudizi e spalanchi a un’idea di futuro aperto, equo, il futuro di tutte e tutti.

Le parole al futuro

Ma attenzione, non si tratta della lettura dell’oggi e del domani da parte delle donne a favore delle donne. «Non è una lettura divisiva», tiene a precisare l’autrice Giuseppina Salinardi, esperta di gestione delle risorse umane e change management. Si tratta, piuttosto, di una lettura che vuole dare forza alla “inoppugnabile rivoluzione culturale del nostro millennio”, come definisce lei l’avanzata delle donne, che deve diventare, però, la rivoluzione che sta a cuore a tutti, perché a tutti garantisce benefici un cambiamento che non discrimini più una parte. E infatti, nel testo, diversi uomini hanno rivestito il ruolo di ambassador di una parola dell’empowerment, interpreti di un nuovo corso che vede ormai alleati i generi.

Gioco

La parola Gioco, per esempio, è stata interpretata anche come chiave a un società più giusta dallo psicologo del lavoro Roberto Vardisio, che scrive: “Il gioco chiede ai giocatori di mettersi in una condizione di parità. Tutti devono sottostare alle stesse regole, tutti hanno le stesse opportunità, corrono gli stessi rischi… Se così non è, il gioco è “truccato”. Le differenze che emergono sono frutto del caso oppure del talento. Nel primo caso c’è comunque imparzialità; nel secondo caso la differenziazione emerge spontaneamente grazie alle capacità dei giocatori. Insomma, il gioco ci insegna a essere imparziali e oggettivi nel valutare risultati e meriti”.

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Pregiudizio e rispetto

E mentre il manager Paolo Cerino, nell’interpretare il termine Pregiudizio, si chiede “Quanti pregiudizi sulle donne sono la causa del gender gap?”, Michele Sabatini mette a fuoco il termine Rispetto e in chiave di genere, contrastando l’omologazione sui modelli maschili, commenta: “Rispettare significa tenere conto dell’altro/a nelle sue differenze individuali, senza cercare di manipolarle e senza pretendere che si comporti diversamente da come è, circa il suo modo di pensare, di esprimere la propria opinione, il proprio sentire. Allo stesso modo si è irrispettosi quando non si incoraggia l’altro/a a credere in sè, a perseguire i propri sogni…”. 

(Il libro è autoprodotto: i proventi saranno devoluti al “Centro Komen Italia per i Trattamenti Integrati in Oncologia” presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS)