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C’è una forma di violenza di genere che, come lacqua, si spande ovunque non si alzino argini. Se ne parla poco, si denuncia pochissimo, ancora meno si cerca di riparare in termini normativi. Si chiama violenza economica e non la si spiega tanto facilmente. «Si tratta di una forma di violenza subdola, direi anche difficile da riconoscere, perché spesso chi la esercita mostra una paradossale benevolenza su chi ne è vittima».

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Azzurra Rinaldi

A parlare è leconomista Azzurra Rinaldi, direttrice della School of Gender Economics allUniversità degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, dove insegna Economia Politica. Rinaldi ha appena scritto un saggio in cui mette al centro il denaro e le discriminazioni di genere in ambito economico: Le signore non parlano di soldi, quanto ci costa la disparità di genere? (Fabbri). «In un mondo in cui il valore di ciascuno di noi viene riconosciuto in modo importante nella capacità di produrre e gestire denaro, non può esserci empowerment senza indipendenza economica».

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Professoressa Rinaldi, di cosa è fatta questa forma di violenza che, pur molto diffusa, è ancora poco divulgata?
Di fatto, si tratta di una forma di controllo sul denaro o che viene esercitata attraverso il denaro. Chi la compie impedisce a una donna di guadagnare grazie a una sua attività e di usare le risorse economiche della famiglia. Il persecutore controlla la vittima, la mette nelle condizioni di supplicare per comprare il pane, punta a renderla dipendente da lui dal punto di vista economico. Oppure si appropria delle sue risorse. In entrambi i casi la indebolisce, la impoverisce, la isola, le rende praticamente impossibile ogni tipo di riscatto, persino la fuga. Viviamo in una cultura patriarcale che continua a relegare le donne in una posizione subalterna: noi non dobbiamo mai smettere di comunicare alle ragazze, alle donne che la nostra libertà e la nostra capacità di scegliere passa in maniera importante attraverso il denaro che possediamo personalmente e che denaro e amore vanno scissi. 

Le vittime fanno, peraltro, fatica a riconoscersi come tali, perlomeno allinizio. È daccordo?
È certamente così, perché il persecutore mette in campo atteggiamenti in cui il sopruso viene mascherato con la benevolenza a cui accennavo prima. «Smetti di lavorare, ti stanchi troppo, a te ci penso io», «Non ti valorizzano a sufficienza, fidati di me, che io so», «Lo faccio per te, tu pensa alla casa» sono le frasi tipiche di chi sta costruendo una posizione di potere sullindebolimento della compagna, in questo caso interferendo sulla sua possibilità di lavorare. Culturalmente, siamo un Paese che ha fortemente interiorizzato il modello delluomo che decide per una donna, così come il pregiudizio di genere che associa alle donne una minore capacità di gestione finanziaria, pregiudizio così radicato che hanno finito per crederci pure molte di loro. In una nazione in cui, purtroppo, il 37% delle donne non è ancora titolare di un conto corrente, si tratta di una debolezza considerevole. 

Chi colpisce?
Tendiamo a pensare che a esserne coinvolte siano donne in situazioni di marginalità. Non è così. La violenza economica colpisce ovunque, anche nelle famiglie borghesi. Penso alla situazione in cui lui, dopo 15 anni di matrimonio, mette sotto gli occhi della moglie fogli stampati e le chiede di firmarli, sulla fiducia: quanti casi raccogliamo di italiane che, qualche mese dopo, si ritrovano indebitate fino al collo.  

Educazione finanziaria a parte, come si combatte una violenza così taciuta?
Nel 2011 il Consiglio europeo ha adottato la Convenzione di Istanbul che, stabilendo che la violenza sulle donne è una violazione dei diritti umani, inserisce tra tali violazioni anche la violenza economica, la quale trova, dunque, un riconoscimento di esistenza, unesplicitazione molto chiara dentro la definizione di violenza domestica”: la violenza economica, insomma, viene riconosciuta al pari di quella fisica, sessuale, psicologica che può essere esercitata dentro la famiglia. Peraltro, la realtà ci conferma che il più delle volte queste forme di violenza vengono commesse simultaneamente. Ma ci sono anche Paesi che hanno legiferato in maniera molto buona a proposito: per esempio in Canada, nel 2021 è stata promulgata una nuova normativa sul divorzio che ha riconosciuto espressamente la violenza economica come forma di violenza domestica.   

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Peraltro, nel suo libro ricorda che la convenzione di Istanbul chiede agli Stati di agire sul piano culturale per prevenire il diffondersi di tutte le forme di violenza di genere.
È certamente quello che si deve fare. Agli Stati viene chiesto di prendere sì provvedimenti normativi, ma anche di intraprendere processi di profonda trasformazione culturale per abbattere gli stereotipi patriarcali che continuano a proporre la donna in ruolo di inferiorità, con tutte le discriminazioni che ne conseguono e ormai sono sotto gli occhi di chiunque.

Il nostro Paese cosa sta facendo?
LItalia ha istituito il cosiddetto Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza. Si tratta di una forma di reddito – 400 euro mensili per una durata massima di 12 mesi – pensato per donne fragili economicamente e che vogliono uscire da una situazione violenta: infatti, non disporre di risorse proprie inibisce a monte ogni pensiero di allontanarsi dalla situazione di abuso, specie se ci sono figli minori. In un Paese in cui – dati Istat – il 31,5% delle italiane ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, è un buon segnale.

“RacConti in tasca: le diverse forme del benessere finanziario”

Per continuare a fare divulgazione sul tema il Gruppo Mediobanca ha organizzato durante la  4 weeks 4 inclusion (4w4i) – la grande maratona dedicata alla diversità e all’inclusione, l’evento “RacConti in tasca: le diverse forme del benessere finanziario”, in collaborazione con Mindwork. Un’occasione per discutere di quanto sia stretto il legame tra psicologia e gestione delle proprie risorse economiche e di quanto sia importante, di conseguenza, prendersi cura del proprio benessere finanziario.

Al confronto, moderato dalla giornalista Annalisa Monfreda, hanno partecipato:

Olimpia Di Venuta, Group Diversity & Inclusion Manager di Mediobanca

Loretta Napoleoni, Economista e Saggista

Luna Esposito, Autrice e Content Creator di Will Media

Biancamaria Cavallini, nostra Board Member & Operations Director di Mindwork.

Vuoi rivedere il dibattito? L’evento è disponibile on-demand qui: https://4w4i.it/event/racconti-in-tasca-le-diverse-forme-del-benessere-finanziario

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