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Un 2014 magico per il fintech. Ma il prossimo anno ci sarà il boom definitivo

Economia Digitale
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Un 2014 magico per il fintech. Ma il prossimo anno ci sarà il boom definitivo

Il 2014 è stato l’anno del fintech: 2,8 miliardi di dollari investiti per una media di 12 milioni per ogni realtà sostenuta. Londra detta la linea, l’Italia c’è.

Il 2014 è stato l’anno del fintech: 2,8 miliardi di dollari investiti per una media di 12 milioni per ogni realtà sostenuta. Londra detta la linea, l’Italia c’è.

Economia Digitale

Il 2014 è stato l’anno della crescita del fintech e il 2015 sarà l’anno della sua esplosione. L’onda della digital disruption sta arrivando nel mondo dei servizi finanziari e, di conseguenza, aumentano visibilmente gli investimenti dei venture capitalist nelle giovani aziende fintech.

Nel 2014, è stimato da  Strategy Eye, che l’ammontare degli investimenti globali nel settore ha raggiunto un valore quasi il doppio del  2012, salendo a  2,8 miliardi di dollari, una crescita di ben 1 miliardo rispetto al 2013.

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Nel solo 2014 già sono stati chiusi 216 finanziamenti, quindi per una media di 12 milioni a realtà fintech. Investimenti importanti che testimoniano la forte accelerazione e attenzione nel settore.

L’Italia continua ancora a avere dimensioni piccole, L’ultima stima, del Politecnico di Milano parla di poco più di 7 milioni di euro investiti in startup fintech quest’anno in Italia, fino a ottobre. Ma come dimostrato dal programma-contest per Fin-startup CheBanca GrandPrix (qui la lista delle vincitrici), c’è molta vivacità e molte neo fintech nostrane in termini di idee e skills sono sicuramente attraenti e promettenti.Il nostro limite è dato dalla dimensione dei capitali di investimento e di mercato di riferimento per le Fintech, che in entrambi i casi devono guardare fuori i confini se vogliono davvero affermarsi. Le opportunità ci sono: Prestiamoci, specializzata nel p2p lending, è stata infatti da poco venduta per 5,3 milioni di euro alla svedese Trustbuddy (ne abbiamo parlato qui) e continuerà quindi a operare con molta piu’ forza.

Ma fuori dall’Italia il settore cresce a velocità molto sostenute e gli accordi continuano a dimensioni ben superiori.  Londra sta diventando oramai la capitale europea nel fintech, con 600 milioni di sterline in investimenti  nei soli primi 6 mesi del 2014. Proprio a Londra, recentemente Santander ha annunciato l’ingresso in Monetise, prendendone il 5% del capitale  per 49 milioni di sterline, come parte di un investimento congiunto con Mastercard e Telefonica per un totale 8,2% della fintech. Monetise è una software company, nata nel 2003, specializzata in mobile banking & payments. Ciò nonostante un recente profit warning della stessa Monetise, listata già dal 2007 all’AIM. Una buona  iniezione di liquidità e fiducia. A testimonianza dell’interesse non solo da parte di venture capitalist ma di stesse banche e Istituzioni finanziarie di primaria importanza, alla ricerca di rafforzare loro stesse i propri business model e di guadagnare vantaggi competitivi dalla digitalizzazione del settore.

Va sempre ricordato un punto fondamentale: la digital disruption ha sempre portato con sé in tutti i settori in cui è arrivata una forte pressione sui ricavi, lavorando su business model diversi, basati su trasparenza e economicità di pricing, unbundling dei prodotti-servizi  da un lato e leve, soglie  dimensionali ben più alte, portando dovunque anche forti concentrazioni e inevitabili stravolgimenti del panorama competitivo. Accadrà anche nel banking?