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Skinner: “Il futuro è Bitcoin”

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Skinner: “Il futuro è Bitcoin”

A Milano per la la presentazione del suo libro Digital Bank, Chris Skinner ha tracciato il futuro di pagamenti e banche, che devono essere disegnate intorno alle persone e non ai soldi.

A Milano per la la presentazione del suo libro Digital Bank, Chris Skinner ha tracciato il futuro di pagamenti e banche, che devono essere disegnate intorno alle persone e non ai soldi.

Economia Digitale

Lunedì 18 è stato un giorno ricco per la SmartMoney community che ha riunito a Expo le più dinamiche startup del Fintech per un confronto con Chris Skinner, l’autore di Digital Bank, e con Angelo Meregalli, numero uno di Paypal in Italia. A coordinare la discussione Roberto Ferrari, general manager di CheBanca! e Riccardo Luna, Digital champion italiano appena rientrato da un tour nella Silicon Valley determinante per comprendere quanto ancora ci sia da fare per le startup nel nostro Paese.

La mappa di Skinner per la digitalizzazione delle banche

Partiamo da Skinner: libro dell’autore anglossassone vero e proprio guru della nuova finanza, sembra essere andato al cuore del problema che sta vivendo il settore bancario. Ovvero la delegittimazione che le banche hanno subito a causa del processo di digitalizzazione.  Che fare per riaffermarsi? Ecco Digital Bank di Skinner vuole essere proprio (e ci riesce benissimo) una mappa per orientarsi in un  mondo che sta cambiando a ritmi dirompenti. Tanto che, provoca Skinner durante la nostra chiacchierata, anche Paypal ha già le sue legacy. È già passato. Ci sono modelli nuovi, c’è la blockchain che piaccia o meno, cambierà le regole del gioco. Per tutti.

 

PayPal deve (già) inseguire

Così Angelo Meregalli interviene per spiegare cosa da country manager di Paypal, che nel 1998 è nata proprio come una startup con l’ambizione di “cambiare tutto”, sta facendo per avvicinarsi al mondo dell’innovazione facendone una leva per lo sviluppo del proprio business così dopo l’acquisizione della startup Braintree che ha aperto gli esercenti all’utilizzo di Paypal grazie al sistema delle API. Questo accadeva nel 2006. Da allora Paypal non ha smesso di ascoltare gli sviluppatori attraverso Hackathon e contest per startup (come Blueprint). La chiave, afferma Meregalli, è comprendere che ci sono delle aree di competizione e delle aree di cooperazione sia nel rapporto con gli innovatori che nel rapporto con le banche. La collaborazione con Che Banca! e con altri istituti finanziari ha dimostrato che in questo campo non giova farsi la guerra, ma mettere a fattor comune le esperienze per soddisfare al meglio le esigenze del consumatore finale. Ad esempio in seguito alla acquisizione di Paydiant è già possibile offrire un wallet Paypal in white label agli istituti bancari e a breve sarà fatto un altro passo in nome della coopetizione: la possibilità di associare il proprio conto bancario ad un conto Paypal.

Banche fatte per le persone, non per i soldi

E i bitcoin? Domanda Federico Pecoraro, amministratore delegato di Robocoin Italia. Negli Stati Uniti Paypal sta già collaborando con wallet che accettano i bitcoin. Al momento in Italia le priorità sono altre ma di certo il gruppo guarda con interesse al fenomeno. E sembra che anche per PayPal nel mondo fisico dovremo attendere. È importante invece, e lo ha dimostrato Apple Pay su tutti, uscire con delle soluzioni che semplifichino la vita quotidiana degli utenti. Se il cliente si accorge che sta pagando, se ci sono frizioni, qualcosa non sta funzionando. Il tema della customer experience dunque come tema centrale, come killer application nel contesto evolutivo e dinamico dell’offerta delle soluzioni di pagamento. Tutti gli attori del settore, banche in primis, devono assumerne piena consapevolezza. Per farlo è necessario un cambio di mentalità e, come scrive Skinner nel suo libro presentato a porte aperte nella sede de Il Sole 24 Ore, occorre progettare le banche “digitali” per gli esseri umani e non per il denaro. Apple ha iniziato a progettare con questo approccio  i personal computer e tutti abbiamo visto come è andata a finire… Curioso, a proposito, che proprio il 18 maggio del 1976 Ronald Wayne abbia venduto il suo 10% di azioni della Apple per 800 dollari. Oggi valgono 58.065.210.000 dollari.