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Visconti, Sinba: «Siamo ancora in attesa dei soldi di Shark Tank»

Economia Digitale
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Visconti, Sinba: «Siamo ancora in attesa dei soldi di Shark Tank»

I due fondatori della startup Fintech stanno ancora aspettando i 250 mila euro, ma confidano nello “squalo” Dettori e sono già stati contattati da un altro investitore

I due fondatori della startup Fintech stanno ancora aspettando i 250 mila euro, ma confidano nello “squalo” Dettori e sono già stati contattati da un altro investitore

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Sono passati quattro mesi da quando Andrea e Alessandro hanno portato la loro startup Fintech, Sinba, in prima serata su Shark Tank e soprattutto da quando sono tornati a casa con una promessa d’investimento di 250 mila euro. I due ragazzi torinesi sono riusciti infatti a convincere in trasmissione lo “squalo”, Gianluca Dettori, con cui da allora sono in contatto costante, Smartmoney ha contattato Andrea Visconti per capire cosa è successo da allora, cosa è cambiato nella loro vita e soprattutto se i soldi “vinti” nel reality li hanno visti oppure no.

Avete visto i soldi promessi in trasmissione?

«Abbiamo registrato a marzo, dopo abbiamo iniziato a fare degli incontri con Gianluca Dettori e con il suo collaboratore. Abbiamo fatto la due diligence, ossia l’esame di tutta la documentazione, la tecnologia il team…insomma informazioni abbastanza generiche,  le poche cose che ci sono da verificare nella fase in cui siamo, senza essere ancora sul mercato. Di concreto in realtà oltre a questo non c’è stato moltissimo, c’è stato un primo comitato investimenti prima dell’estate e un altro il 22 di settembre. Mi hanno detto che il fondo è stato costituito solo poche settimane fa e che ora andrebbe capitalizzato. In questi sei mesi quindi niente soldi, ma un po’ di cose burocratiche da fare. Poi, penso che l’allungamento dei tempi sia dovuto anche alle indicazioni della produzione e dell’emittente del programma. Noi abbiamo registrato la puntata a marzo ed eravamo solo a metà delle registrazioni, finché non siamo andati in onda molte cose non si potevano iniziare a fare,  e questo ha rallentato un po’ le operazioni successive. In realtà, i soldi credo nessuno li abbia ancora visti. Sulla tempistica, a parole, ci hanno detto per fine ottobre dovrebbero iniziare a fare i primi versamenti».

Come li utilizzerete?

«Non ci sono state imposte condizioni particolari per l’utilizzo dei soldi investiti su Sinba, si tratta di un contratto di venture capital standard con clausole contrattuali tipiche. Noi abbiamo i nostri piani che col passare del tempo crescono e si modificano, abbiamo idee molto chiare su quello che ci serve e ci confronteremo con gli investitori. Ora ci serve la parte di integrazione con i negozi, fondamentalmente abbiamo bisogno di persone, l’investimento più grosso che ci consenta di integrare il nostro sistema con i clienti e che ci permetta di fare un test  (prima tecnico e poi commerciale) sul mercato. Abbiamo bisogno di assumere il nostro sviluppatore che ha creato la piattaforma affinché la integri con i sistemi gestionali dei punti vendita, si tratta di un investimento tecnologico».

Cosa è cambiato dopo la puntata?

«Dalla puntata è cambiato molto, c’è stato un riscontro molto positivo. Abbiamo avuto tantissime visite sul sito, messaggi, contatti su Facebook di gente interessata alla nostra startup, che voleva approfondire e avere qualche informazione in più sulle tempistiche del lancio. Ma è andata molto meglio anche dal punto di vista di chi vuole scommettere su di noi. Siamo stati contattati da due nuovi potenziali investitori, con uno dei quali abbiamo anche quasi raggiunto un accordo. Poi è arrivata anche qualche critica, ma non lo considero un punto negativo anzi tutt’altro. Quando esci allo scoperto in maniera così pubblica metti anche in conto delle reazioni del genere. Quando si parla davanti a 2 milioni di persone (che non vedi e non conosci, mentre loro ti vedono in soli 10 minuti)  diventa tutto più difficile. Una cosa interessante è che ci sono persone che siamo riusciti a raggiungere e convincere subito, mentre altri no. Ci sono bisogni diversi di cui tener conto e questo ci ha insegnato tanto. Non siamo tutti uguali e abbiamo capito che per colpire più target bisogna usare stili di comunicazione diversi».

Pensi ancora che sia valsa la pena di partecipare a Shark Tank?

«Siamo ancora convinti di aver fatto la scelta giusta partecipando a Shark Tank, Gianluca Dettori lo conoscevamo già prima e adesso lo stiamo conoscendo un po’ meglio, ma sappiamo che nel business dà molta importanza alla velocità. Non sappiamo bene come mai ci stia volendo tutto questo tempo, ma sappiamo che Gianluca non è una persona che scherza e che quindi a breve riusciremo ad avere questo investimento».