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Tetto contanti a 3.000 euro, ecco cosa succede adesso

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Tetto contanti a 3.000 euro, ecco cosa succede adesso

Geronimo Emili (presidente Cashlessway) e Sergio Boccadutri (parlamentare Pd) rispondono a tutte le domande sugli effetti che l’innalzamento del limite all’utilizzo del cash potrebbe causare e cosa succederà ora

Geronimo Emili (presidente Cashlessway) e Sergio Boccadutri (parlamentare Pd) rispondono a tutte le domande sugli effetti che l’innalzamento del limite all’utilizzo del cash potrebbe causare e cosa succederà ora

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Con la legge di stabilità è arrivato il momento di una misura di cui si riparlava da tempo: l’aumento del tetto per l’utilizzo del contante. Si farà infatti un passo indietro, se oggi si possono acquistare prodotti e servizi pagando in cash al massimo mille euro, dall’approvazione della nuova finanziaria in poi questo limite sarà nuovamente alzato a tremila euro (tornando in questo modo alla situazione pre intervento restrittivo del governo Monti nel 2011). Si tratta solo di una misura di tipo politico o comporterà effetti pratici più o meno favorevoli? Contribuirà ad aumentare l’evasione fiscale? Si farà un passo indietro anche dal punto di vista dell’utilizzo dei pagamenti digitali? Smartmoney ha rivolto queste domande a due esperti del settore, da sempre impegnati sul fronte dell’epayment per capire cosa ci si dovrà aspettare da questo provvedimento.

CashLessWay: «Decisione scioccante»

“Siamo scioccati, quasi ci sembra uno scherzo, non ce l’aspettavamo”. Questa la reazione di Geronimo Emili, presidente di Cashlessway, associazione che si occupa da tempo di diffondere la cultura della lotta al contante, una linea “tipica dell’area politica di centro sinistra e che lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nel febbraio del 2014 aveva confermato dichiarando che i pagamenti elettronici sono indispensabili e che non ci sarebbe stato nessun tipo di vantaggio economico con l’aumento del limite all’utilizzo del cash”. E sul giubilo mostrato dai commercianti di via Montenapoleone, convinti che la misura farà ripartire i consumi ha commentato chiedendosi, “ma chi sono queste persone che spenderanno di più solo perché aumenta il tetto all’uso del cash? Alla maggior parte degli italiani non importa niente di poter pagare con carta di credito o in contanti perché ricevono uno stipendio in banca e sono sempre tracciati. C’è tutto un comparto che gioisce, io vorrei capire: perché? Ha dell’illecito da spendere? Non trovo altre ragioni razionali e legali per continuare a preferire il contante al pagamento elettronico”, spiega Emili.

L’aumento del tetto non è invece un tabù per Sergio Boccadutri, il deputato del Pd impegnato sul fronte dei pagamenti elettronici sottolinea infatti che “l’importante è non estendere questa misura all’utilizzo maggiore del contante anche nella Pa e nel pagamento di stipendi e pensioni (cosa che potrebbe aumentare i rischi di furti e rapine, ma anche ritardare la digitalizzazione della pubblica amministrazione) ma soprattutto accompagnarla ad altri provvedimenti che incentivino l’utilizzo della moneta elettronica”.

Più contanti uguale più consumi? Non per forza

“Nessuno può dire quali saranno gli effetti diretti – positivi o negativi – di questa misura sui consumi fino a quando non si farà  un’indagine sugli acquisti delle famiglie a livello territoriale”, afferma Boccadutri aggiungendo che in Italia ancora oggi l’80% delle transazioni avviene con i contanti, “può essere vero che nelle zone più vicine al confine (ad esempio dell’Austria che non ha limiti al contante) questa misura farà aumentare i consumi, ma non è detto che avrà lo stesso effetto in altre zone”. Alla base di questo provvedimento quindi, ha ammesso il deputato Pd “da una parte c’è un motivo politico e dall’altra c’è un motivo pratico, visto che pur avendo negli anni ridotto la soglia di utilizzo del cash, non è allo stesso modo diminuita la massa di circolante, anzi è addirittura aumentata. Che dietro questa scelta del governo Renzi ci sia uno scambio sul tavolo politico, “è evidente” invece per Emili che si augura solo “che Renzi porti a casa successo importante: se Ncd vuole l’ok sui contanti in cambio di quello sulle unioni civili lo capisco. Matteo Renzi non è di quella linea politica, credo che questo sia un modo per tenere in piedi questo governo”.

Emili: «Il premier istruito male»

Dal punto di vista dell’evasione fiscale “non c’è una diretta connessione con questa misura, chi deve eludere non si preoccupa della soglia di 1000 o 3000 euro di cash”, dice Boccadutri, ma Emili non è d’accordo e rilancia “c’è un bacino di evasori che in questo modo ricomincerebbe a far circolare il denaro?  Perché uno che ha tanto contante non lo versa in banca? La tracciabilità, è questo il punto, diciamo che vogliamo far rientrare dei capitali dall’estero e che questo è un modo”.

Secondo il presidente di Cashlessway il premier Renzi sarebbe stato anche consigliato e istruito male su quello che sta attualmente avvenendo negli altri paesi europei. Avrebbe fatto, infatti, un riferimento sbagliato alla Francia “che ha appena approvato l’abbassamento della soglia del contante da 3000 a 1000 proprio come avevamo fatto noi, per non parlare poi dei paesi scandinavi con la Danimarca che voleva diventare già 6 mesi fa il primo paese cashless. Poi c’è invece la Germania che ha un limite abbastanza alto”. Altro elemento importante segnalato da Emili è il fatto che l’Unione europea abbia ormai diminuito del 30% la possibilità per gli extracomunitari di utilizzare cash: “quindi il famoso russo o cinese che prima poteva entrare in Italia tranquillamente con 15 mila euro da spendere in contanti per lo shopping, ora ne può portare solo a 10 mila”, ragionamento che va così in direzione opposta rispetto a quella auspicata dai commercianti del lusso milanese.

Il fintech sta cambiando l’uso dei soldi, non contanti

In Europa oggi – secondo Emili – 150 milioni di persone non hanno accesso ai servizi bancari e con i nuovi flussi migratori saranno sempre di più, per questo bisogna intervenire su tre canali: tecnologico, culturale e normativo. “Il primo è in piena esplosione e grazie a  tutte le startup Fintech esistenti si possono trovare facilmente soluzioni comode ed economiche per portarlo avanti. Il secondo, in paesi come l’Italia, ha un potenziale enorme, bisognerebbe spiegare ai cittadini che ci sono tantissimi difetti del cash: costoso, scomodo e pericolosissimo. Ecco perché bisognerebbe sensibilizzare le persone a pagare in maniera diversa. Se poi normativamente non si disegnano perimetri precisi è ovvio che la gente faccia quello che gli pare e quest’ultima iniziativa non è altro che uno sforamento enorme di questo perimetro”.

La speranza che arriva dall’Europa

Ma qualcosa per controbilanciare l’innalzamento del tetto sul contante e per modernizzare il paese con l’incentivazione della moneta elettronica per Boccadutri si sta già facendo. “Stiamo lavorando sul lato della Pa che rappresenta il 50% dei pagamenti dei cittadini, in questo caso l’effetto leva è importantissimo perché è soprattutto un effetto culturale: se mi fido di pagare la Pa con moneta elettronica l’utilizzerò più tranquillamente anche per pagare i privati. Un altro segnale importante sarebbe quello di recepire al più presto la nuova direttiva sui pagamenti elettronici che verrà adottata dal prossimo consiglio europeo. Proprio su questo argomento ci siamo mossi in anticipo e stiamo già recependo alcune cose, come ad esempio quella prevista dal ddl concorrenza con cui diamo la possibilità di acquistare dal cellulare biglietti per manifestazioni culturali”. Una misura che per il parlamentare del Pd servirà a recuperare parte di quei 14 milioni di italiani “unbanked” che non hanno un conto corrente ma posseggono un cellulare, “gli stiamo dando in mano uno strumento alternativo al contante. Certo non ci comprano il frigorifero perché c’è il tetto ai micropagamenti (50 euro) ma gli diamo un’alternativa”, ha concluso Boccadutri.