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Saranno unicorni. 3 motivi per puntare tutto sul Fintech nel 2016 (e gli ostacoli da superare)

Economia Digitale
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Saranno unicorni. 3 motivi per puntare tutto sul Fintech nel 2016 (e gli ostacoli da superare)

Il direttore generale di CheBanca!, Roberto Ferrari, traccia un bilancio del 2015 del Fintech italiano. E spiega perché è il momento migliore per crederci

Il direttore generale di CheBanca!, Roberto Ferrari, traccia un bilancio del 2015 del Fintech italiano. E spiega perché è il momento migliore per crederci

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Oltre 3 mila iscritti partecipanti, oltre 1000 startup, oltre 100 investitori, un successo l’Open Summit di StartupItalia. Ne parlavo con il buon Riccardo Luna: sta ritornando a galla il gene imprenditoriale italiano, da sempre radicato nel nostro Dna.

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Il digitale è una grande opportunità, sta riaprendo le porte ad una nuova fase di imprenditorialità e crescita collettiva. Ne siamo convinti. E il Fineech in tutto questo? Avevamo scritto ormai un anno fa sia dell’importanza del Fintech nel panorama della digitalizzazione del Paese, come enabler di sistema,  sia dei primi segnali di startup innovative italiane nel settore, che però si confrontavano con un cronica scarsità di capitali in Italia accompagnata da un ecosistema debole.

Il 2015 del Fintech italiano

L’Open Summit organizzato da StartupItalia è stato il momento di sintesi del movimento e di misurazione dell’energia che si travaserà sul 2016. Il Summit ha voluto premiare Yoox e il suo fondatore Federico Marchetti come simbolo delle startup di successo. Yoox è l’unica Unicorn digitale italiana, entrata in fretta nell’ FTs Mib con una capitalizzazione di mercato attuale di oltre  3 miliardi di euro dopo la fusione con Net-A-Porter. Esporta made in Italy ed è considerata la Amazon del lusso. E nel Fintech? Ci sarà in futuro una (o più) unicorn italiana nel settore? Le startup Fontech in Italia sono oltre 100, 2 delle quali sono entrate nella Top 10 dell’Open Summit, oltre a DoveConviene, settore affine.

Il Fintech Italiano sta crescendo e comincia  a lasciare il segno, anche se la strada è ancora lunga. Ci sono alcuni segnali importanti: MoneyFarm e Satispay sono state incluse entrambi nella top 10 delle migliori startup. Entrambe sono uscite dalle fasi iniziali e hanno raccolto funding che cominciano, almeno per l’Italia, ad essere importanti.

MoneyFarm ha vinto il premio come miglior startup Fintech. Giusto: ha raccolto un funding di 16 milioni di euro e sta lavorando per partire commercialmente in UK, dove ha già ottenuto l’autorizzazione dalla FCA, la prima Fintech italiana che esportiamo. Satispay in due anni ha superato 8 milioni di funding in 2 round. Si sta sviluppando in Italia e ha dichiarato di pianificare l’ingresso in UK  e Germania. Ma al di là delle 2 punte dell’iceberg, il movimento intero è comunque in progresso, in varie direzioni, dagli analytics al credito, ai servizi per le PMI, alle blockchain. Si muove anche cercando dimensioni non solo nazionali. E ci sono storiche aziende del settore che si stanno trasformando.

SIA, partecipata dal Fondo Strategico Italiano, nel 2015 ha lanciato Jiffy, la propria piattaforma di P2P payments e sta provando ad esportarla all’estero partendo dall’annuncio del lancio in Germania. La crescita di tutti passa attraverso la capacità di aprirsi ai mercati esteri, di essere competitivi anche dove mercati sono più digitalizzati.

3 cose che stanno andando bene

Riuscirà il Fintech italiano a crescere nel 2016? Il Summit alla fine dà questi segnali: Ci sono 3 aspetti positivi da considerare (e, poi, alcuni ostacoli da superare).

1. L’Italia si sta finalmente digitalizzando, se non ancora nella PA – quanta fatica ancora, quante promesse ancora non mantenute –  negli Italiani. La penetrazione internet, il mobile e questo si riflette anche sui servizi finanziari. L’uso digitale ormai è cresciuto è copre anche la Generation X ed i Baby boomers. Non è piu’ una questione di Millenials. Il banking online in Italia conta circa 17 milioni di utenti e cresce di pari passo con l’e-commerce.

2.  Siamo attraenti. I capitali esteri sbarcano in Italia cercando il nostro talento e le nostre competenze, che per scarsità di capitali di rischio sono davvero a basso costo. In più l’economia è un po’ in ripresa, siamo usciti dalla crisi e abbiamo  prospettive migliori di due anni fa. Riusciranno le nostre startup a crescere anche attraendo capitale estero? Oggi sono più positivo.

3.  Il Venture Capital e in generale il funding italiano è più vivo. Le dimensioni del settore private equity e vc sono sempre molto ridotte ma lo si è visto al Summit, c’è molta più vibrazione ora, probabilmente ci saranno anche più risorse, anche in parte alimentate dal settore pubblico attraverso in primis la nuova Invitalia Ventues e poi c’è il Fondo Strategico guidato dalla CDP. Si comincia a creare sistema. Il Summit ne è la prova. I VC player italiani erano praticamente tutti al Summit di Milano. Invitalia in prima linea, si spera possa aumentare il capitale in dotazione. Ci vorranno anche Corporate VC come sta avvenendo in tutto il mondo.

Riuscirà il settore a creare la sua Yoox, unico digital unicorn italiano al momento? Perché no! Questo è il momento storico, cominciato dalla seconda metà degli anni 2000, di forte trasformazione dei servizi finanziari. Gli eroi dell’eCommerce sono nati tra seconda metà anni novanta e inizio anni 2000, gli eroi del digital finance sono nati e nasceranno in questi anni. Time to act!

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Gli ostacoli da superare

Il treno Fintech sta diventando un missile. Già nel 2014 gli investimenti globali erano raddoppiati rispetto al 2012, portandosi a 12 miliardi di dollari. I dati del 2015 fino a tre mesi dalla fine, fonte CBInsight, sono già a oltre 10 miliardi e l’ultimo mese registrato, Settembre è stato quello record di questo anno, con circa 5 mld. Non solo, dalla IPO di Lending Club di fine 2014 è cominciata la corsa alle IPO nel settore, da On Deck a Square, da WorldPay a FirstData.

L’Italia non è al passo, il livello di capitale di rischio è ridicolo rispetto agli altri paesi. Per dare un idea nel I semestre il settore VC ha investito in Italia 20 milioni di euro, per oltre 5 mila startup! In Francia nello stesso semestre sono stati investiti 431 milioni, in Germania 1,05 miliardi, in UK 1,41 miliardi.
E il gap non solo è enorme ma aumenta.  Le startup straniere sono partite molto prima e hanno  molte più risorse  e strumenti e un’ecosistema più favorevole. In UK Coinsilium, una Fintech operante nelle blockchain, ha annunciato la propria quotazione all’ISDX growth market, un mercato alternativo di solito usato per poi passare all’AIM, anche attraverso un’operazione di equity crowdfunding in collaborazione con Seedrs.

In Italia il capital and equity financing market deve modernizzarsi, non c’è alternativa.  E il tempo è poco.

Intanto arrivano gli altri da noi

E se arrivassero le Fintech straniere in Italia? I primi segnali già ci sono. La tedesca Number26 ha appena lanciato la prima mobile only digital bank in Europa, Italia compresa.  EToro la prima piattaforma di social trading al mondo, di origini israeliane è ben presente da noi e sta aumentando le proprie attività.

Cresce il mobile payment? Ecco la svedese Easypark con la quale è possibile pagare via app i parcheggi di oltre 30 città. Altri stanno lavorando anche indirettamente con banche italiane per entrare nel mercato. Siamo ancora molto piccoli e deboli per reggere l’urto. Come sempre ci diciamo serve più sistema, più coraggio, più governo unitario nella direzione giusta.

Marciamo? L’Open Summit ha detto che c’ù più voglia e consapevolezza di farlo. Lo dicevano tutti. Comincia l’odissea nel mondo che verrà, forse con una navicella più attrezzata.

Roberto Ferrari
@ferrarirobtweet