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Saporeato, quel food box made in Italy che piace tanto agli americani

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Saporeato, quel food box made in Italy che piace tanto agli americani

Si scrive Saporeato, ma si legge “saporito”. È la startup di Simone Vacca dedicata a food box made in Italy. I prodotti? Tutte eccellenze gastronomiche di fascia alta, molto gradite in Usa

Si scrive Saporeato, ma si legge “saporito”. È la startup di Simone Vacca dedicata a food box made in Italy. I prodotti? Tutte eccellenze gastronomiche di fascia alta, molto gradite in Usa

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Si scrive Saporeato, ma si legge “saporito”. È la startup dedicata alla creazione e vendita distribuzione di food box dedicate al cibo italiano. A pensarla Simone Vacca, 31 anni, imprenditore con un’importante esperienza nel mondo della ristorazione. “Facendo ricerche online, mi sono imbattuto in questo concetto nuovo, i food box venduti in abbonamento”, spiega il fondatore di Saporeato. “Mentre nel mondo le vendite in abbonamento di scatole di cibo da degustazione (ma non solo, anche di cosmetici e altri beni di consumo) sono una realtà consolidata, in Italia non ho trovato molti player simili”. Quindi, partendo da un’idea tradizionale come quella della vendita in abbonamento (prima confinata al mondo dell’editoria), Vacca ha pensato di usare una formula antica per innovare la comunicazione sul settore trainante dell’economia italiana: il cibo. E se gli chiedete di chi chiederebbe l’approvazione del suo progetto, vi sentirete fare tre nomi molto particolari.

Simone Vacca

Simone Vacca

Cos’è Saporeato

Saporeato è nata con l’idea di offrire ai foodies la possibilità di assaggiare alimenti che non vengono esportati facilmente all’estero, dove la cucina italiana è considerata ancora cibo etnico. “Abbiamo selezionato delle eccellenze straordinarie, scegliendo di differenziarci dalla food box classica (basata anche su prodotti di grandi marchi, ndr), per comunicare un codice di gusto diverso, più alto. Insieme con i prodotti, nella scatola c’è anche un libro in cui spieghiamo cosa vendiamo, la storia di questi cibi e le ricette che si possono creare con ciò che si è acquistato”. Il box Saporeato è in vendita sulla piattaforma e-commerce a partire dal 10 febbraio. Si può acquistare la scatola singola, e a breve anche l’abbonamento. Ogni scatola costa 139 euro (spese di spedizione incluse), l’abbonamento costerà 479 euro.

Parola d’ordine: lusso

Proprio per consolidare il concetto di luxury food box, Vacca non ha tralasciato nessun dettaglio. Oltre alla selezione di prodotti, il concetto del lusso è veicolato anche nel packaging. “Ho fatto una ricerca di mercato e ho visto che i competitors del settore offrono packaging in cartotecnica per abbassare i costi. Il nostro invece è di altissimo livello qualitativo, per esaltare il concetto di Made in Italy anche attraverso il design”. Il box Saporeato infatti è realizzato in legno di noce, intagliato e lavorato dagli artigiani del legno dell’Isola di Sant’Antioco. “All’inizio i maestri a cui mi sono rivolto non capivano bene cosa volevo fare. Poi, spiegandolo, hanno sposato il progetto, abbiamo fatto diverse prove anche sui materiali, e la colorazione del box stesso ha richiesto un po’ di lavoro. Una volta scelto il colore – il blu scuro – siamo partiti con la progettazione della brand identity”, spiega Vacca. “Trovo che il blu scuro si associ al food: è un colore elegante, l’ideale per veicolare eccellenze e dare al progetto una connotazione alta, lussuosa”.

Scatola Saporeato

Una startup incubata da una startup

“Dopo un anno di lavoro, mi sono rivolto al ClHub: avevo bisogno di professionisti che mi permettessero di creare la mia idea, che mi aiutassero a organizzare una strategia social e commerciale di livello internazionale”. ClHub è un nuovo acceleratore d’impresa, pensato e sviluppato da Riccardo e Giovanni Sanna, a cui si aggiungono altri sei professionisti tra legali, esperti di marketing e web developper. “Ho scelto loro”, spiega il fondatore di Saporeato “perché conosco personalmente Giovanni Sanna. Ha studiato all’UCLA, ha lavorato nel settore finanziario e si è contornato di validissimi professionisti. Inoltre lo status di ClHub mi ha aiutato a incubare meglio il mio progetto, dato che eravamo in pochi. In questo modo, concentrando le energie, in poco tempo abbiamo raccolto i primi 15 mila euro tra investimenti di imprenditori romani e sardi. A febbraio arriveranno invece altri 20 mila euro da investitori americani”.

L’innovazione italiana passa per una scatola

L’idea del food box infatti piace agli Usa, ma anche alla Francia e al Regno Unito dove l’idea dell’abbonamento alla scatola sovrasta quello dell’acquisto della sporadica gift box natalizia. “In Italia abbiamo più di 4 mila specie vegetali e animali: quello che voglio fare con Saporeato e dare ai foodies internazionali la possibilità di assaggiare prodotti che non si potrebbero provare altrimenti”. La selezione dei prodotti fatti finora ha portato a mettere in scatola cibi introvabili anche per noi italiani: si va dal tonno da corsa prodotto da E.Salis alla fregola tradizionale di Porta 1918. In totale i prodotti proposti in questa prima versione sono sei: “I produttori scelti sono sardi per ora, ma proporremo le eccellenze del food di tutta la penisola, facendole ruotare a seconda della stagionalità”, spiega Vacca. “Per me innovazione non è costruire la nuova Facebook. Piuttosto bisogna pensare a veicolare prodotti attraverso nuovi canali. L’innovazione non è solo tecnologica, ma passa anche dalla comunicazione”. E dall’e-commerce. “Il food italiano è veicolato male e non c’è tanta innovazione. Nel campo dell’e-commerce per esempio si cresce molto lentamente: siamo appena all’8%, mentre in Gran Bretagna il comparto pesa 10 volte tanto”.

Dalla Sardegna all’America

“In questo primo anno vogliamo consolidare le vendite di Saporeato nel mercato estero, ma anche in quello italiano. Nel prossimo futuro invece vogliamo stringere rapporti commerciali con interlocutori americani che possano veicolare i food box attraverso gourmet shop e delicatessen, dove si veicolano solo prodotti di alta fascia”. Se chiedete a Simone Vacca se sente di andare nella giusta direzione, non scorgerete un momento di tentennamento. Lui, che non ha potuto terminare gli studi universitari per dedicarsi alle attività di ristorazione della sua famiglia, sa quanto la fermezza e la concretezza nelle scelte da fare. Ma se gli chiedete di chi chiederebbe il parere sulla sua idea, fa subito due nomi: “Regalerei il mio food box a due persone: Lapo Elkann, per avere un parere sul design del packaging; e a Joe Bastianich per avere un feedback sui prodotti scelti”. E poi la regalerebbe a lui, sposato a una foodie doc, il fautore del “Yes, we can”: naturalmente, Barack Obama.