desc

Lady Gaga fa una startup e brucia 12 milioni di chi ci ha investito

Economia Digitale
ECONOMY
Edit article
Set prefered

Lady Gaga fa una startup e brucia 12 milioni di chi ci ha investito

Backplane, il social network di Lady Gaga, brucia tutti i soldi degli investitori. Storia di un collasso da star

Backplane, il social network di Lady Gaga, brucia tutti i soldi degli investitori. Storia di un collasso da star

Economia Digitale

Backplane, il social network di Lady Gaga, brucia tutti i soldi degli investitori. Ora prova a rinascere con una nuova faccia, altro Ceo e team. Ma quanto denaro ha sperperato! Fondato nel 2011 come il social network dei brand raccoglie subito 12,1 milioni di dollari dai top venture Usa (Sequoia, Google Ventures, Founder Fund, SV Angel, Greylock…). Poi altri investimenti di più di 5 milioni di dollari, complessivamente raccoglie fondi per 18,9 milioni. Lady Gaga, la celebre star della musica, ne controlla il 20%. Poi il crollo. TechChrunch racconta il percorso dalle stelle alla stalle di una startup che non è mai decollata.

Le startup non possono permettersi lo stile di vita delle star

Tre anni di spese folli hanno portato la startup a raschiare il fondo del barile secondo TechCrunch: «Uffici a San Diego e Palo Alto, i fondatori che giravano il mondo per tenere conferenze. Ma chi costruiva il prodotto?» si domanda il sito che svela come il team del social network spendesse centinaia di migliaia di dollari al mese, un “burn rate” (essenzialmente la velocità con cui si spendono i soldi dei venture) insostenibile anche per la startup di Lady Gaga.

10 startup italiane scelte da Forbes per rivoluzionare la moda

A questi problemi se ne aggiungono anche altri come l’incapacità di tenere insieme il team del primo Ceo, Tony Carter, lo stesso che ha reso Lady Gaga una delle celebrity più seguite dei social. Sempre secondo TechCrunch, Carter “non era molto coinvolto nell’azienda, e quando lui e Lady Gaga hanno avuto i primi screzi, la situazione è peggiorata”.

L’importanza di pivotare

La crisi fa saltare la prima testa ed è quella del Ceo. Al suo posto è scelto Scott Harrison che prende le decisioni più importanti. La prima un taglio delle spese, portandole a 160mila dollari al mese, quasi la metà dei costi precedenti. Gli uffici di San Diego e Palo Alto vengono chiusi e una parte del team è mandato a casa. Su 34 persone ne restano oggi solo 22: «Siamo più piccoli ed efficienti» spiega Harrison a TechCrunch.

Il nuovo Ceo e il team trasformano la startup in qualcosa di nuovo. Oggi Backplane si chiama Place.xyz e da social dove i brand potevano avere un contatto diretto con i loro consumatori, è diventata una piazza dove ognuno può inserire le sue “passioni” e guadagnare. «Il meccanismo – spiega Techcrunch – è un po’ simile ai gruppi su Facebook, ognuno può costruire una “place” su un argomento di suoi interesse, condividere foto, testi e link». La novità, rispetto alle community, è nella possibilità di monetizzare, con software per analizzare dati degli utenti e fare offerte ad hoc.

backplaneshot2

Futuro ancora incerto

Anche se le idee sul futuro della startup non sembrano ancora chiarissime: «Noi non abbiamo una faccia, ma molte, e stiamo cercando di dare ad ognuno la possibilità di esprimersi in modi diversi. Place potrebbe diventare una piattaforma di collaborazione come Slack, oppure uno strumento promozionale per artisti e aziende» spiega Harrison a TechCrunch.

Non tante certezze insomma. Anche se alcuni investitori credono nel nuovo corso, “forse per salvare la faccia e non perdere tutti i soldi che hanno investito”.

place-final