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Da tutto a niente e ripartire con una startup. L’incredibile storia del founder di CNET, Halsey Minor

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Da tutto a niente e ripartire con una startup. L’incredibile storia del founder di CNET, Halsey Minor

Pioniere dell’editoria digitale e tra i primi al mondo a capire davvero il cloud. Dall’exit da 2 miliardi a perdere tutto e ripartire da zero con una startup fintech. Storia del papà di CNET

Pioniere dell’editoria digitale e tra i primi al mondo a capire davvero il cloud. Dall’exit da 2 miliardi a perdere tutto e ripartire da zero con una startup fintech. Storia del papà di CNET

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Successi, bancarotta, depressione e poi la capacità di rialzarsi e costruire un business per lanciare una vera e propria sfida alle banche. Raccontare la storia di Halsey Minor, 52enne imprenditore americano, è come salire per un attimo sulle montagne russe.

Fondatore nel 1994 di CNET,  uno dei siti di tecnologia ed elettronica di consumo più importanti al mondo (200 milioni di visitatori al mese), partecipa alla creazione di altre startup di successo come Salesforce (multinazionale di servizi di cloud computing, 45 miliardi la sua valutazione). Oggi riparte con Uphold, servizio per trasferire soldi e altre forme di valute, come i bitcoin, gratis. In mezzo un periodo buio di depressione dopo la scoperta del suicidio del padre e altre situazioni spiacevoli come il divorzio e la bancarotta: «Sono caduto, rovinosamente e mi sono rialzato» spiega a TheNextWeb.

Socio in affari del futuro boss di Amazon

Ironia della sorte per un uomo che vuole affossare le banche con la sua nuova startup, iniziare la sua carriera proprio a Wall Street, quando da giovane carico di speranze, lascia la sua prima startup Rental Network (un modo per aiutare le persone a trovare casa, quando i pc non erano ancora connessi alla Rete), per una carriera a Merrill Lynch. Nel 1990 l’incontro con Jeff Bezos, all’epoca impiegato a Wall Street senza ancora l’idea che gli avrebbe cambiato la vita, Amazon. Insieme pensano a un business si chiama Worldwatch che seleziona e offre contenuti al mondo bancario. In un primo momento Merril Lynch mette sul piatto 750 mila dollari, poi chiude il progetto perché non rende quanto vorrebbe.

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Poco male per Minor che lascia la finanza e butta giù il business plan di quello che sarà CNET. Lanciato nel 1993 come sito di informazione tecnologica, diventa negli anni tante cose, permette di comprare oggetti hitech, conoscerne le recensioni, essere informati su tutto ciò che accade nel mondo hitech, scaricare software che al tempo circolavano su floppy disk e cd. In poco tempo diventa il sito di riferimento per tutti i geek del mondo e a suo modo rivoluziona l’informazione sul web con una politica di trasparenza tra contenuti commerciali ed editoriali, assumendo una sua autorevolezza rispetto a giornali cartacei, che in quel periodo snobbano il web e la sua informazione di serie “B”: «Stavamo combattendo una battaglia di credibilità che non coinvolgeva solo CNET, ma tutta la Rete. Il Wall Street iniziava a pubblicare le nostre storie, Internet stava acquisendo autorevolezza» racconta Minor a TheNextWeb. CNET va in Borsa (a una valutazione di 75 miliardi di dollari nel suo periodo migliore. Nel 2000 lascia la multinazionale che sarebbe poi stata acquistata nel 2008 da CBS per 1,8 miliardi di dollari.

Lascia un business miliardario e punta tutto sul cloud

In Salesforce mette 19,5 milioni, diventando il secondo maggiore azionista. La startup, oggi un’azienda di successo con una valutazione di 45 miliardi di dollari, porta sul cloud tutte le applicazioni aziendali tradizionali complicate e costose, come i CRM. Oggi offre soluzioni in diversi campi vendita, assistenza, marketing e social media marketing: «Salesforce è nata da una combinazione tra le mie capacità editoriali e la conoscenza di Marc (Benioff, il Ceo, ndr) del mondo imprenditoriale e delle sue esigenze. In poco tempo da tre milioni di ricavi siamo passati a 50 milioni, mentre tutto il resto della dotcom stava soccombendo» racconta Minor. Nel 2015 l’azienda ha ottenuto ricavi per 5,4 miliardi di dollari secondo il report annuale. Un business da 150mila clienti e 16mila dipendenti.

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La depressione

Con Salesforce in Borsa Minor è già miliardario. A questo si aggiunge la fetta più grossa degli 1,8 miliardi della vendita di CNET. Ma tutto a un tratto la vita di Minor cambia radicalmente. Non ha mai conosciuto suo padre. Intanto finisce sulla copertina di Forbes e cresce la sua notorietà. Il padre che si fa vivo e vorrebbe incontrarlo. Solo che non lo conoscerà mai. Si uccide poco prima del loro appuntamento. Aveva combattuto tutta la vita con la depressione: «Quando l’ho saputo qualcosa dentro di me è successo. Ero sicuro che eravamo diversi. Lui depresso, io ottimista, proattivo e capace di guardare avanti sempre. Non mi sarei mai considerato malato di qualcosa. Poi è arrivato il divorzio e la crisi del 2008…» spiega a TheNextWeb.

Segue una fase “folle” della sua vita. L’uomo accorto, l’imprenditore attento cade vittima del male di suo padre. Mette i suoi soldi in investimenti che si rivelano sbagliati: proprietà, costosissime opere d’arte, cavalli, alberghi. Lui non parla, ma a scrivere e tanto sono i giornali (qui un articolo di Bloomberg) che si interrogano su come un uomo di tanto successo sia finito sul lastrico. Per ripagare i debiti vende tutto, la sua tenuta a Los Angeles per 14,9 milioni, la sua residenza a San Francisco per 21 milioni: «Facevo le stesse cose di sempre. Ma avevo perso la capacità di gestire la mia vita» spiega a Bloomberg. Sempre al giornale americano risponde alle critiche di chi lo accusa di aver sbagliato a puntare su investimenti che non appartenevano al campo della dotcom, quello in cui è nato e si è fatto valere: «Qualcuno mi dice che non sarei dovuto mai uscire dal campo tecnologico. Tuttavia, nella mia vita ho sempre sentito il bisogno di uscire dalla mia zona di comfort. E credo che sia questa volontà alla base dei miei successi»

Il Daily Mail fa la lista di tutti i suoi investimenti “sfortunati” nell’arte e nell’immobiliare: hotel, mega residenze, arte («collezionava opere su opere e non riusciva a fermarsi» spiega il giornale). Tutto poi finito all’asta a cifre molto più basse del prezzo d’acquisto per ripagare “100 milioni di debiti a circa 60 creditori”.

Ripartire da zero, facendo girare i soldi

«Amo fare impresa anche quando so che comporta rischi finanziari. A volte vinci, altre perdi. Ci ho pensato a lungo e la verità è che  trovi “semi” dei ogni tuo fallimento in ogni successo. E semi di ogni successo in ogni fallimento» spiega Minor a CNBC.

L’imprenditore affronta i suoi mali. Si cura e appena ritrova energia si rimette in gioco con il fintech. L’idea è di creare una startup per sfidare le banche su due terreni tradizionalmente a loro appannaggio: il trasferimento di denaro e i depositi: «Il nostro credo è che se “cambi i soldi”, cambi il mondo intero» spiega. La neoimpresa si chiama Uphold. Partita con lo scambio dei bitcoin (si chiama Bitreserve, in un primo momento) usa il cloud per consentire il trasferimento di denaro e di ogni tipo di valuta. Tutto gratis: «È facile il funzionamento. Invece di trasferire soldi dal tuo conto bancario a quello di un amico e pagare le commissioni previste, con il nostro servizio puoi conservare i tuoi soldi su Uphold e dopo inviare a un altro amico che ha un account sul sito, tutto completamente gratis: «Siamo un servizio diverso da PayPal o altre banche. Loro fanno business e soldi sul trasferimento di denaro con le fee. Sono chiamati network del pagamento. Noi abbiamo deciso di creare una sistema bancario diverso dove tutto è gratis. Un modello radicalmente diverso da tutte le altre startup fintech in circolazione» spiega Minor.

«Rimpiazzare le banche»

Il prossimo passo di Uphold sarà quello di rilasciare bancomat, così gli utenti della piattaforma potranno comprare anche in negozi fisici: «In cinque anni conservare i tuoi soldi in un posto costoso come una banca fisica non sarà più una necessità. Potrai tenere i tuoi soldi sul cloud e usare il telefono per effettuare le transazioni» continua Minor. Come guadagna la startup? Investendo una parte del capitale in titoli a basso rischio: «È una soluzione sicura, conserviamo il 102% («we have in reserve 102 percent of the amount of money we owe, so we’re actually over-reserved. Unlike a bank that will have 17 percent or 18 percent, we have 102 percent in liquid reserves») dei soldi che ci vengono affidati» evidenzia Minor che offrirà anche un servizio di prestiti per gli utenti. Il sistema è aperto e ognuno sviluppatore ha le API a disposizione e può usarle per migliorare il servizio. «Le banche non hanno preso sul serio la rivoluzione del fintech. Solo quando si vedranno seriamente minacciate nei numeri, inizieranno a guardare al fenomeno con maggiore attenzione. La questione è che ci sono 3 miliardi di persone sul web oggi che hanno una attitudine positiva verso il cambiamento. Le banche si trovano in una posizione pericolosa perché questi 3 miliardi di persone possono muoversi rapidamente e modificare le abitudini, preferendo altri servizi finanziari a quelli bancari». Uphold ha raccolto finora 20 milioni di dollari e ha una valutazione di 124,9 milioni, svela Business Insider.

Il successo va e viene

«Puoi fare una cosa nel passato avere successo, perderlo e poi riguadagnarlo. La mia storia insegna che anche quando le cose vanno nella direzione sbagliata, puoi sempre metterle a posto. C’è luce in fondo al tunnel. Sempre».

Giancarlo Donadio
@giancarlodonad1